CAPITOLO 1: Il Ruggito del Meteorite
Mattia aggiustò il colletto della tunica di fibra ottica intrecciata, cercando di non dare nell'occhio mentre un servitore gli offriva un calice di nettare ambrato.
Abituarsi alle realtà alternative era diventato un esercizio di ginnastica mentale e rassegnazione. In un universo ricordava chiaramente il peso del casco giallo sulla testa e la fuliggine che gli copriva il viso mentre spegneva un incendio al terzo piano di un palazzetto di periferia. In un altro, cenava nei ristoranti più esclusivi di Milano come figlio adottivo di Samuel Bertelli, l'ex stella del calcio diventata filantropo internazionale, muovendosi tra maglie autografate e serate di beneficenza.
In questa specifica linea temporale, invece, si trovava sulla Terrazza d’Oricalco di Atlantide, principe ereditario e figlio della Regina Cyfarchiad.
Dall'alto della balconata, lo spettacolo della metropoli era quasi sfacciato nella sua grandiosità. Atlantide non era la favola sommersa per pesci e alghe raccontata dai testi scolastici del mondo esterno. Era un gigante di cristallo ed energia pura incastonato lungo le scogliere rocciose dell’Africa settentrionale, a due passi da quello che la cartografia moderna avrebbe chiamato lo Stretto di Gibilterra. Il mare del Mediterraneo occidentale sbatteva ruggendo contro le pareti di roccia sottostanti.
Atlantide era una città monumentale fatta di torri traslucide, giardini pensili e velivoli silenziosi che sfrecciavano lungo corsie magnetiche.
E tutto questo splendore, dalla luce dorata che illuminava la corte fino ai tessuti autopulenti dei nobili, dipendeva da un unico, costante battito sotterraneo. Il Cuore di Atlantide. Non una banale centrale ad energia nucleare o a combustibile, ma un gigantesco frammento di meteorite cosmico caduto sulla Terra in un’era indistinguibile, sepolto nelle viscere della terra sotto le vecchie Colonne d'Ercole per sprigionare un'energia pulita, inesauribile ed eterna.
La vita di corte, per come la stava vivendo Mattia, era un bizzarro incrocio tra un banchetto dell'antica Roma e un'esposizione tecnologica del futuro. Attorno a lui i cortigiani conversavano con toni posati, coperti da mantelli leggeri che cambiavano colore a seconda dell'umore. Eppure, sotto l'apparenza idilliaca, la tensione tra le famiglie nobiliari si tagliava con il coltello. Da una parte c'erano i tradizionalisti, terrorizzati da qualsiasi contatto con l'esterno e fermamente intenzionati a mantenere una sorta di velo protettivo sigillato per sempre; dall'altra i sacerdoti-ingegneri responsabili della manutenzione del reattore, sempre più preoccupati perché la gemma extraterrestre, da qualche tempo, sembrava mostrare un’insolita e inspiegabile insofferenza.
La Regina Cyfarchiad, dominava la scena dal trono d'oricalco con una presenza regale e impettita. Univa la grazia ancestrale dei primi sovrani atlantidei a una fredda determinazione politica, consapevole che mantenere l'equilibrio tra le fazioni della città stesse diventando un'impresa giorno dopo giorno più disperata. Mattia la osservava da lontano con uno sguardo strano. Sapere che in altre vite quella donna non era mai esistita per lui, mentre lì rappresentava la figura più potente dell'intero regno, gli provocava un cortocircuito di sensazioni difficile da addomesticare.
Sorseggiò il contenuto del calice, scoprendo che sapeva vagamente di menta. Sapeva di non appartenere del tutto a quella realtà, e che in qualche punto della trama infinita del Multiverso c'era una casa diversa, un letto normale e una vita immensamente più semplice. Ma sapeva anche che finché la sua presenza avesse continuato a influire sulla frequenza di quel mondo, andarsene non sarebbe stato possibile.
Soprattutto perché, proprio mentre cercava di guadagnare l'uscita della terrazza per evitare l'ennesimo discorso formale della madre, il suolo sotto i suoi sandali sussultò.
Non si trattò di un terremoto. Fu un vero e proprio battito.
Un impulso di luce azzurrognola si propagò dalle profondità della città, risalendo le torri di cristallo fino a far vibrare i calici della corte.
I cortigiani si pietrificarono all'istante e persino la Regina Cyfarchiad si alzò dal trono, il volto irrigidito da una rara espressione di allarme. Nello stesso momento, il piccolo manufatto che Mattia teneva nascosto nella tasca interna della tunica iniziò a scaldarsi all'improvviso, in perfetta sintonia con il meteorite sotterraneo e rivelando a Mattia che la sua tranquilla parentesi a corte era ufficialmente finita.

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