Nicchia, su mensola modanata, con intradosso a botte contenente una cromolitografia dell’Angelo custode, opera di anonimo del XVIII secolo custodita nella canonica della chiesa di San Pietro; Sotto l’immagine è riportata l’invocazione latina, forse la preghiera più celebre dedicata a questa figura:
Angele Dei,
qui custos es mei,
me, tibi commíssum pietáte supérna,
illúmina, custódi,
rege et gubérna.
Amen.
(Angelo di Dio, che sei il mio custode illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.)
Analisi Iconografica
L’Angelo domina la scena con grandi ali piumate e vesti dai colori vivaci: una tunica rosa e ocra avvolta da un mantello azzurro che fluttua dinamicamente. Con la mano sinistra indica il cielo, simbolo della guida divina, mentre con la destra conduce per mano un fanciullo. Il bambino, in tunica bianca, volge lo sguardo al protettore con espressione di totale fiducia. L’ambientazione è un paesaggio naturale dai toni bruni e verdi, bilanciato da un albero a sinistra e un cielo nuvoloso che risalta la luminosità della figura angelica. Questo schema iconografico era diffuso per alimentare la devozione popolare, offrendo un’immagine concreta della protezione divina nel cammino della vita.
Pochi giorni dopo l’inaugurazione (2 ottobre 2018), è stato applicato un pannello ligneo con una finestra a quadrifoglio che oggi vela parzialmente l’opera..
Il Culto dell’Angelo Custode
Secondo la tradizione cristiana, l’Angelo Custode accompagna ogni individuo con il compito primario di proteggerlo dalle tentazioni e guidarne l’anima verso la salvezza eterna. In senso lato, la sua presenza mira anche alla realizzazione spirituale e alla serenità terrena del fedele.
Il Cristianesimo eredita la figura angelica dal mondo ebraico, dove gli angeli rappresentavano la corte regale di Dio e i mediatori della Sua trascendenza. Sebbene l’Antico Testamento citi angeli protettori, l’idea di un custode personale per ogni anima si consolidò gradualmente. Il XVI Secolo: Il culto visse una fioritura straordinaria sotto Paolo IV, che commissionò a Michelangelo la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma (dedicata ai Sette Angeli).
Dopo una fase di incertezza sui nomi degli angeli (spesso rimossi dai testi ufficiali per evitare derive superstiziose), nel 1825 Papa Leone XII ne rinvigorì definitivamente la venerazione.
La memoria liturgica dei Santi Angeli Custodi si celebra il 2 ottobre, data fissata nel calendario romano da papa Clemente X nel 1670.
A cura di Andrea Gilli



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