La sfida di Osvaldo Ciottolotto: tra la purezza del fuori quota e l'incognita delle urne



​All’indomani dell’ufficializzazione della sua candidatura a sindaco, si comincia a tracciare il bilancio sulle reali prospettive elettorali di Osvaldo Ciottolotto. Un nome venuto dal nulla che rischia di sparigliare le carte, se non altro per la carica di surreale freschezza che si porta dietro.

​A fare da volano alla sua corsa c’è prima di tutto il fattore novità, che nel suo caso si traduce nell'assenza totale di debiti di riconoscenza. Non essendo mai comparso nelle mappe della politica locale, Ciottolotto non è imbazzato con i poteri forti né imbrigliato in vecchie logiche di partito. Nessun favore da restituire, nessuna cordata di palazzo da accontentare: la sua è la purezza dell'outsider assoluto, una lavagna immacolata su cui gli elettori stufi del solito teatrino possono proiettare la voglia di rottura. Non avendo uno storico alle spalle, non può essere attaccato su scelte passate o promesse tradite, il che lo rende un bersaglio difficilmente colpibile per gli avversari.

​Se l'essere sconosciuto è la sua corazza, rappresenta però anche il suo scoglio principale. Il vero punto debole di Ciottolotto risiede nella necessità urgente di radicarsi sul territorio. Passare dall'anonimato al consenso richiede un lavoro d'operaio della politica: deve uscire dal proprio perimetro personale, farsi stringere le mani al mercato, frequentare le frazioni e convincere la gente che la sua non è solo una meteora o una provocazione goliardica. La struttura organizzativa, attualmente poco più che simbolica, dovrà dimostrare di saper trasformare la simpatia in voti pesanti nelle urne.

​La partita di Ciottolotto si giocherà tutta qui: se riuscirà a trasformare il deficit di notorietà in una campagna d'ascolto genuina e capillare, da semplice sfidante senza pretese potrebbe diventare la vera spina nel fianco dei candidati blasonati.

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