Incredibile scoperta archeologica nel cuore della città. Durante un normale controllo del territorio, è stato rinvenuto un reperto di inestimabile valore storico-artistico: un’antica panchina recante sulla superficie raffinati geroglifici riconducibili a una tribù celtica della prima Bassa Padana.
I tratti, istintivi e primitivi, sembrano raffigurare una complessa cosmogonia composta da forme geometriche primordiali, simboli propiziatori per la fertilità del suolo e sigle misteriose che la Sovrintendenza sta cercando di decifrare, tutto sembra rimandare a un rito di propiziazione agraria di epoca pre-romana.
«Ci troviamo di fronte a una testimonianza tangibile dell'espressionismo rupestre tardo-contemporaneo», commenta un sedicente critico d’arte locale, intento a fotografare l'opera con lo smartphone. «L’uso del pigmento indica una tecnica avanzatissima per l’Età del Bronzo, a dimostrazione che le popolazioni locali dominavano già la chimica delle vernici ad asciugatura rapida».
L'opera, provvisoriamente battezzata "La Panchina del Drago", ha già attirato l'attenzione degli esperti.
Nel frattempo, l'amministrazione comunale e la cittadinanza rimangono divise tra chi chiede di proteggere il reperto con una teca in plexiglas anti-UV per preservarlo dalle intemperie e chi suggerisce, più prosaicamente, di passare una mano di acquaragia e un paio di pennellate di verde opaco per ridare dignità alla seduta.

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