Il ladro del Carnevale - Capitolo 2 - La fortezza dell'amicizia




La Fortezza dell'Amicizia, così Mattia e Massimiliano avevano ribattezzato il loro rifugio segreto, era situata sotto la vecchia casa di campagna della famiglia Sanfelice. 

Era stata costruita dagli ingegneri di Atlantide ed era dotata di ogni ritrovato super tecnologico: combattere la Confraternita richiedeva armi all'avanguardia.

Mattia sospettava che alcune di quelle invenzioni venissero dal futuro o addirittura fossero di un altro pianeta, ma aveva rinunciato a fare troppe domande a Riccardo, tanto sapeva già la risposta: "Tutto ti sarà spiegato a tempo debito".

Secondo la normale linea temporale Mattia e Massimiliano avrebbero dovuto assumere l'identità segreta di Maschera e Mantello nel 2030 ma l'inaspettata breccia temporale aperta dagli agenti della Confraternita nel 1944 aveva spinto Riccardo a inviare gli stessi Mattia e Massimiliano in soccorso a Mattia l'estate di tre anni prima, rivelandogli quindi, in anticipo, parte del suo destino che da quella sera cambiò per sempre: la minaccia rappresentata dalla Confraternita era quanto mai reale e presente. Seppure fossero due adolescenti era necessario che assumessero già da subito le identità segrete di Maschera e Mantello.

Mattia poteva raggiungere la Fortezza attraverso il passaggio segreto situato sotto la cantina di casa sua. Un abitacolo che viaggiava all'interno di un tunnel su rotaie a levitazione magnetica era pronto ad aspettarlo. 

Massimiliano invece doveva recarsi alla toilette pubblica situata presso i giardini di Ugo Bassi a Cento. Una telecamera posta dietro lo specchio, a riconoscimento facciale, permetteva l'apertura di una botola sul pavimento, una scala conduceva al mezzo di trasporto, identico a quello che usava Mattia, che lo avrebbe portato alla Fortezza.

Massimiliano era già davanti al computer quando Mattia arrivò. "Buongiorno, sei piuttosto mattiniero." Disse rivolgendosi all'amico che stava guardando il monitor del computer con molta attenzione.

"Ciao bello..."

"Scoperto qualcosa?" 

"Nulla, mi sono infiltrato in tutti i sistemi informatici da qui all'altro capo del mondo, ma di minacce sul carnevale di Cento o su un carnevale da qualche altra parte...nulla."

"Meno male..."

"Però l'avvertimento del Sigillo potrebbe fare riferimento a tutto il periodo del carnevale, dovremmo stare attenti e aspettare che passi pure l'ultimo carnevale." Disse Massimiliano.

"Hai ragione, bisogna fare in modo che Goliath sorvegli tutte le comunicazioni con un algoritmo specifico sul carnevale, e che ci avvisi in tempo." Mattia si sedette alla postazione vicino a quella dove stava operando l'amico e digitò velocemente sulla tastiera le istruzioni per il super computer Goliath. "Stavo pensando ad una cosa - disse ad un certo punto - che non c'entra con l'allarme dato dal Sigillo...come mai a Borgopianura non si festeggia carnevale?"

"Non saprei...io sinceramente non ricordo di un carnevale a Borgopianura..."

Mattia iniziò a cercare, grazie a Goliath, informazioni su manifestazioni folkloristiche a Borgopianura o nelle sue frazioni.

"Allora...stando agli archivi vaticani...il carnevale, da intendersi come periodo che precede la quaresima si è sempre festeggiato, con formule diverse ovviamente da quelle attuali, almeno fino al 1753 quando gli eventi del convento dei frati..."

"Convento dei frati?" Chiese stupito Massimiliano, avvicinandosi alla postazione di Mattia.

"Sì...convento dei frati...pare fosse anche un centro culturale molto importante nella zona...dicevo...allora...sì, gli eventi del convento dei frati, costrinse Benedetto XIV a emanare una bolla papale che bandiva ogni forma di festeggiamento pena la scomunica..."

"Ma...cosa sarebbero questi eventi?"

"Qui non c'è scritto nulla, non tutti i volumi sono stati digitalizzati." Disse Mattia.

"C'è almeno un indice in cui è riportato l'elenco dei volumi su questo argomento?" Suggerì Massimiliano.

"Mhh...guardo..." Mattia compì un ulteriore ricerca e dopo un po' esultò dicendo: "Trovato...ecco...bisogna trovare il libro: Pontificia emanationem.” 

"Bisogna andare fino agli archivi vaticani a Roma?" Chiese stupito Massimiliano.

"No, a quanto pare, di questo volume ne esistono diverse copie, non pare essere molto prezioso o raro, e uno si trova nella biblioteca capitolare di Borgopianura."

"Solo che oggi è chiusa...o vogliamo farci una capatina."

"Il custode è il professor Ravennati. Domani abbiamo storia, chiederemo a lui di poter accedere alla biblioteca. Ora vado, Benedetto mi starà cercando, avevo promesso che gli avrei dato una mano a sistemare gli attrezzi da giardino. Ti va di venire a mangiare da noi?" Mattia si alzò dalla sedia.

"Mi piacerebbe ma se compaio dal nulla, senza passare per l'ingresso principale, non pensi che potrebbe essere sospetto? Ed è troppo freddo per venire in motorino."

"Vuoi che ti mando mio papà a prenderti?"

"Se non ti crea disturbo...sai che mi piace stare con te...cioè intendevo dire...che mi farebbe piacere pranzare assieme, i tuoi papà sono uno spasso."

Mattia, intuendo l'imbarazzo dell'amico, disse, avvicinandosi a lui: "Massy...non ti devi vergognare di nulla."

"È che io ti amo." Disse Massimiliano guardando l'amico negli occhi.

"Finalmente l'hai detto." Mattia si abbassò per baciarlo sulle labbra.

Senza aggiungere altro Mattia si diresse verso l'abitacolo che lo avrebbe riportato a casa: "Fatti trovare sotto casa alle undici e mezza, ti mando uno dei due." Disse prima di infilarsi nella capsula di trasporto.


Per tutto il pranzo ovviamente nessuno toccò argomenti di natura sentimentale: Benedetto e Samuel non volevano mettere in imbarazzo né Mattia e né tantomeno Massimiliano che, a sua volta, però, non staccava gli occhi da Mattia, forse immaginando che dicesse qualcosa; ormai lo conosceva bene, e sapeva che era molto schietto. 

Mattia, dal canto suo, un po' aveva già messo da parte quello che gli aveva detto l'amico poche ora prima. Non per disinteresse: aveva capito che Massimiliano era innamorato di lui e pure lui sapeva di esserlo, più che altro perché la considerava una cosa naturale, anche se gli faceva un po' strano essere innamorato di due persone. Parlarono solo di sport e carnevale.

Terminato il pranzo era ormai già ora di andare a Cento: il carnevale sarebbe iniziato alle due e mezza.

"Non vi mettete un costume?" Domandò Benedetto mentre si stavano dirigendo all'auto.

"Ma neanche per sogno! I costumi sono roba da bambini. Ci andiamo solo per stare un po'...insieme...in balotta." Disse Mattia facendo l'occhiolino all'amico.  

"Venite anche voi?" Chiese Massimiliano.

"Magari ci facciamo un giro. Che ne dite se poi ci ritroviamo alle sei, finito il carnevale? Ci potremmo poi fermare in pizzeria. Massy, ti va di essere dei nostri?" Domandò Samuel.

Massimiliano non aspettava altro, per lui stare con Mattia era la cosa più belle che ci fosse. Pensando tra sé e sé non c'era stato un momento preciso in cui aveva capito di essersi innamorato dell'amico, era una cosa che era maturata col tempo, soprattutto nei momenti di lontananza. Non gli pesava che Mattia fosse legato ad Anisha, ma avrebbe fatto di tutto per conquistarlo.

"Certo, molto volentieri." Rispose il ragazzo all'invito fattogli.


Il Carnevale di Cento si svolgeva da tempo immemore, persino il Guercino lo aveva ritratto nei suoi quadri. Negli ultimi anni poi, grazie alla maestosità dei carri allegorici e del gettito che veniva fatto in Piazza del Guercino, la manifestazione aveva raggiunto fama quasi mondiale, noto era il gemellaggio con il carnevale di Rio.

Da quando era stata restaurata la Pinacoteca Civica grazie al Fondo Bertelli Guglielmi, il carnevale aveva ripreso il suo corso naturale, fra le vie Guercino e Ugo Bassi. Dopo il terremoto che aveva colpito Cento e tutta la pianura emiliana, la pinacoteca civica della città guerciniana era stata dichiarata inagibile e di lì i carri non sarebbero certo potuti passare. 

Mattia e Massimiliano preferirono la relativa calma di Via Ugo Bassi, dato che tutta le gente era concentrata nel corso principale e nella piazza.

"Senti, che ne dici di andare alla bocciofila? Là fanno i gnocchini fritti che sono una meraviglia e poi dalla terrazza possiamo vedere i carri passare." Propose Massimiliano.

"Gnocchini fritti? L'ultimo che arriva paga da bere!" Mattia iniziò a correre a più non posso.

Giunti alla bocciofila, che si trova all'altro capo di Via Ugo Bassi e dopo aver acquistato una cospicua quantità di gnocchini, salirono sulla terrazza che era costruita proprio sopra il bar del circolo sportivo. Comodi a sedere, iniziarono a ingozzarsi di gnocchini, aspettando i carri passare.

"Ehi voi due teppistelli, state mangiando che sembra che non ci sia un domani." Mattia e Massimiliano si voltarono, richiamati da quello strano epiteto.

"Ehi ciao Marco, che ci fai qui?" Chiese Mattia sorpreso di vedere il biografo di Samuel

"Eh pure a me piacciono i gnocchini della bocciofila..."

"Massy, questo è Marco Cevolani, lo scrittore che ha fatto il libro su mio papà Samuel. Marco, lui è Massimiliano, mio am...comp...insomma..."

"Piacere...Marco."

Marco e Massimiliano si strinsero la mano, poi Marco,  dopo aver salutato i due amici, ritornò dabbasso.

"Sai, ora che ci penso non abbiamo preso da bere...cosa vuoi?" Chiese Mattia.

"Per me una coca-cola."

Mattia andò giù al bar a prendere due lattine.

Si misero poi appoggiati alla balaustra a bere, contemplando la folla che passava di sotto. Senza dire nulla Mattia prese la mano dell'amico e la strinse forte, sotto gli occhi un po' curiosi degli anziani soci della bocciofila presenti.



Mattia si presentò a scuola di buon ora, voleva parlare con il professor Ravennati prima che iniziassero le lezioni. La biblioteca capitolare di Borgopianura veniva aperta su appuntamento, dato che conteneva pressoché testi religiosi o molto antichi e gli studenti preferivano recarsi a quella comunale.

Mattia attese l'arrivo del professore davanti all'aula degli insegnanti.

"Salve prof - disse il ragazzo quando vide l'anziano professore arrivare - avrei bisogno di un favore. So che lei è uno dei custodi della Biblioteca Capitolare...avrei bisogno di consultare un volume...sarebbe possibile?"

"Certo, sai già che titolo?"

"Sì. Pontificia Emanationem.”

"È un indice. Cerchi un volume in particolare?"

"Sì, dovrei vedere quali volumi trattano di alcuni eventi storici capitati a Borgopianura." Mattia rimase sul vago, non poteva certo dire che si era introdotto negli archivi vaticani...

"Come sai la biblioteca apre su appuntamento, quando vorresti andarci?"

"Oggi...sarebbe possibile?"

"A che ora?"

"Le può andare bene alle quattro?"

"Va bene..."


Mattia andò alla biblioteca accompagnato da Anisha: non si vedevano dal sabato precedente e poi, a far scattare quella piccola ricerca era stata proprio lei inoltre Massimiliano aveva gli allenamenti di calcio.

La biblioteca capitolare di Borgopianura era situata in un antico palazzo nel centro della città. Era un palazzo un tempo di proprietà della curia e ora gestito da diverse associazioni religiose. La biblioteca si trovava all'ultimo piano.

Il professor Ravennati non ci mise molto a trovare il volume cercato da Mattia. Glielo porse con estrema cura, dato che era molto antico, e il ragazzo lo maneggiò con altrettanta delicatezza.

I due ragazzi si misero su uno dei tavoli di lettura e Mattia prese a sfogliare l'antico libro una pagina per volta, annotando sul suo blocchetto degli appunti i volumi che parlavano dei misteriosi eventi del convento dei frati.

Erano tre i volumi che andavano ricercati: "Historia Borgopianorum" "Conventus fratrum Borgopianorum" “Pontificis Edicta”

Mattia chiese al professore dove si potessero trovare questi volumi.

"Probabilmente erano custoditi nell'archivio del convento dei frati che è stato abbattuto quando nel 1960 hanno fatto i lavori di ammodernamento della rete idrica. Era un rudere già da anni, i volumi che sono stati recuperati si trovano qui."

"Non è che potrebbero essere stati recuperati pure questi?" Chiese Anisha.

"Ne dubito, comunque controllo sul computer." Il professore prese ad armeggiare con la tastiera di un vecchio computer posto sul banco dell'accettazione. Era piuttosto lento a digitare sulla tastiera e ci mise un po' a verificare la giacenza dei volumi richiesti dai due ragazzi.

"No - disse alla fine - non ci sono, peccato siano andati perduti."

"E non è che potrebbero essere stati mandati agli archivi vaticani?"

"Potrebbe anche essere così..." Disse il professore.

Per il momento Mattia e Anisha non potevano ottenere altro e decisero di andarsene, non prima di aver dato una mano al professore a sistemare alcuni libri negli scaffali più alti.

"Cosa pensi di fare ora?" Chiese Anisha, mentre scendevano le scale del palazzo.

"Boh...non saprei...forse la cosa è finita così...almeno ora sappiamo che il carnevale una volta si festeggiava a Borgopianura..." Rispose con finta noncuranza. Invece era molto curioso di sapere cosa contenevano quei libri e soprattutto cosa erano quei misteriosi fatti del convento dei frati...poi si domandava se la demolizione del convento era stata davvero fortuita: gli sembrava strano che una costruzione storicamente così importante venisse abbattuta per dei banali lavori alla rete idrica della città.

"Ma non trovi bizzarro che nessuno abbia mai voluto poi mettere in piedi una società carnevalesca o un gruppo di maschere? Una scomunica papale non produce certo effetti reali." Disse Anisha.

"Hai ragione ma forse sai...una volta che si perde la tradizione...e poi il Carnevale di Cento è sempre stato quello più famoso della zona e fino a parecchi anni fa Borgopianura era un piccolo comune." Mattia disse queste parole con convinzione: credeva di aver già sostanzialmente capito perché non si festeggiava il Carnevale a Borgopianura, però il mistero non era completamente risolto.

Per tutto il pomeriggio l'argomento carnevale non fu più toccato, Anisha e Mattia trascorsero il resto della giornata al bar del centro, gustandosi una buona tazza di cioccolato, in compagnia di alcuni amici. Senza essere notato, Mattia inviò un sms a Massimiliano ragguagliandolo velocemente sulle scoperte fatte alla biblioteca e dandogli appuntamento per le nove di sera alla Fortezza.


Mattia e Massimiliano arrivarono quasi contemporaneamente alla Fortezza.

"Sai Mattia, ho fatto pure io una scoperta interessante..." Disse Massimiliano uscendo dalla capsula di trasporto.

"Ottimo, dimmi tutto."

"Guarda...sono stato alla biblioteca comunale e ho trovato una riproduzione di un quadro che credo possa avere a che fare con il convento. Ho scattato la foto alla pagina... ecco, questo è il quadro." Massimiliano mostrò il cellulare all'amico.

Il dipinto riproduceva un gruppo di frati intenti ad allontanarsi dal papa, raffigurato piuttosto adirato.

Mattia fu colpito però da un oggetto sferico ritratto sul pavimento.

"Inviami la foto alla mail, voglio ingrandire l'immagine."

Massimiliano ubbidì all'ordine e Mattia, una volta davanti al computer, scaricò l'immagine e l'ingrandì il più possibile.

"Ho fatto bene ad usare il cellulare nuovo che mi ha dato, vero?" Disse Massimiliano con soddisfazione.

Mattia, guardando quello strano oggetto, provò un brivido.

"Ti vedo pallido...che succede? Cos'è quell'oggetto per terra?"

"Io...io l'ho già visto...Hai presente che ti ho raccontato del sogno in cui viaggio nel tempo fino al 1944 e salvo Giovanni Sanfelice? L'aggeggio con cui i due nazisti hanno torturato alla casa del fascio Giovanni assomiglia a quell'oggetto...Sai chi fa fatto il quadro?"

"Sì mi sono preso gli appunti, si chiama…Edoardo Accarisio.”

"Uno degli imitatori più famosi del Guercino!” Esclamò Mattia.

Massimiliano pensò al volo ad un probabile collegamento con il Cantone del Diavolo: "Ancora il Guercino di mezzo?" "Credo sia opportuno avvisare Riccardo." Suggerì poi.

"Un attimo, non precipitiamo le cose, il Guercino non c'entra nulla stavolta...ti sei segnato anche la descrizione del quadro?"

"Certamente” Massimiliano consultò quanto aveva scritto in una nota salvata sul celluare, “Frati di Borgopianura al cospetto del Papa...”  

“E non c’è scritto altro?” Chiese Mattia piuttosto meravigliato

“No.” Rispose Massimiliano in tono sconsolato.

Mattia rimase in silenzio a riflettere poi disse: "Sarà meglio parlare con Riccardo, ma di persona”.


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