La mattina del 31 agosto 2026 si è chiusa un'era nei laboratori di Ginevra. Dopo che il Large Hadron Collider aveva già completato le sue ultime collisioni a fine giugno, anche il complesso degli iniettori e la celebre Antimatter Factory hanno spento gli ultimi fasci di particelle. Questo momento segna la fine ufficiale del Run 3, ma l'assenza di fasci non significa che il lavoro si fermi. Al contrario, prende il via una delle operazioni d'ingegneria e fisica sperimentale più complesse mai tentate: il Long Shutdown 3, quattro anni di interventi per trasformare l'acceleratore nell'High-Luminosity LHC.
Durante questo periodo, più di 1,2 chilometri del tunnel principale verranno completamente smontati e riprogettati. Centinaia di tecnici e ingegneri lavoreranno per installare potenti magneti superconduttori in niobio-stagno capaci di focalizzare i protoni con una precisione mai vista. Verranno inoltre integrate le innovative cavità a radiofrequenza superconduttrici note come crab cavities, progettate per ruotare leggermente i pacchetti di particelle prima dell'impatto e massimizzare la probabilità di scontro. A completare l'opera ci saranno nuove linee elettriche superconduttrici in diboruro di magnesio e un profondo aggiornamento dei grandi rivelatori ATLAS e CMS.
L'obiettivo fondamentale di questa colossale operazione non è aumentare l'energia dello scontro, ma far schizzare alle stelle la luminosità dell'acceleratore. Nella fisica delle particelle, il numero di reazioni prodotte dipende direttamente dal prodotto tra la luminosità della macchina e la sezione d'urto del processo cercato. Incrementando drammaticamente il numero di collisioni al secondo, l'High-Luminosity LHC genererà in pochi anni un volume di dati oltre dieci volte superiore a quello accumulato finora, permettendo ai fisici di osservare con precisione statistica senza precedenti fenomeni rarissimi, come l'auto-interazione del bosone di Higgs o le tracce della materia oscura.
Prima dello spegnimento, la macchina è stata portata al limite con test ad altissima intensità per individuare in anticipo eventuali punti deboli nei magneti e studiare la stabilità dei fasci. I fasci di ioni pesanti degli ultimi giorni sono stati impiegati anche nelle facility HiRadMat ed HEARTS per verificare la resistenza ai raggi cosmici dei componenti destinati ai futuri satelliti e alle missioni spaziali. Nel frattempo, è iniziato l'assurdo processo di decongelamento: oltre 36.000 tonnellate di componenti criogenici gestiti a quasi 271 gradi sotto zero devono essere gradualmente riportati a temperatura ambiente, recuperando l'elio liquido per le fasi successive.
Il lungo cantiere proseguirà con gli scavi civili e le installazioni fino al 2028, anno in cui cominceranno a riaccendersi gli acceleratori secondari del complesso. Per il ritorno ufficiale delle collisioni nel ring principale dell'LHC bisognerà attendere il mese di giugno del 2030, con l'avvio del Run 4. Il silenzio nei tunnel non è dunque un'interruzione, ma il presupposto necessario per costruire lo strumento che guidi la fisica delle particelle verso il decennio successivo.


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