Il cane bionico

Il racconto che segue è tratto da "Il ladro del Carnevale" pubblicato da Marco Cevolani per Edizioni Freccia D'Oro nel 2019.

Inizialmente doveva essere pubblicato come episodio della collana "Ci pensa Mattia" con il titolo "Mattia e il cane bionico", ma in un secondo momento è stato inserito nel "Ladro" come capitolo dell'avventura che vede Mattia e Massimiliano fronteggiare il Signore delle Ombre, con il titolo di "Scintilla"

Lo proponiamo qui in una versione riveduta e corretta...e stand alone, come si dice oggi.



Mattia e Massimiliano dovevano conciliare le loro identità segrete con la vita di tutti i giorni: erano stati via per quasi due ore! Massimiliano doveva correre subito ad allenamento, mentre Mattia aveva promesso ad Anisha di stare con lei tutto il pomeriggio; per entrambi poi c'erano da fare i compiti per il giorno dopo.

Mattia era a sedere su una panchina dei giardini pubblici di Borgopianura, stava accarezzando i capelli di Anisha che si era appoggiata con la testa sulle sue gambe.

Era un po' innervosito perché avrebbe davvero voluto scoprire la base segreta della Confraternita, ora però doveva pensare alla sua ragazza.

Anche Massimiliano approfittò dell'ora di allenamento per distrarsi da tutti quei misteri.


A tavola con Samuel e Benedetto, Mattia cercò di dissimulare le sue preoccupazioni, per fortuna con Benedetto e Samuel gli argomenti erano sempre tanti.

“Matty che ne dici di prendere un cane?” Chiese ad un certo punto Benedetto.

Mattia era stato molto affezionato a Freccia, che era venuto a mancare da ormai quattro anni e non aveva mai considerato la possibilità di prendere un altro animale. Anisha gli aveva regalato tre tartarughe d'acqua che teneva in un grande acquario in camera sua, ma in cuor suo non avevano preso il posto dell'amato gatto, anche se spesso gli capitava di intavolare con i tre piccoli rettili veri e propri dialoghi, era un modo per sfogare i suoi pensieri e le sue idee.

Benedetto aveva formulato quella proposta non a caso, durante il pomeriggio, in assenza di Mattia, ne aveva parlato con Samuel; entrambi pensavano che un cane potesse portare allegria e che la compagnia di un cucciolo potesse alleviare la solitudine di Mattia, ultimamente lo vedevano un po' pensieroso. Naturalmente non potevano sapere che i pensieri di Mattia erano rivolti alla lotta contro la Confraternita e non nutrivano alcun sospetto che lui e l'amico fossero Maschera e Mantello.

Certo, prendersi cura di un cane non era cosa da poco, sapevano che Mattia non avrebbe sottovalutato l'impegno, ma non volevano nemmeno caricarlo di troppe responsabilità.

Mattia ovviamente fu sorpreso da quella domanda e fra sé e sé si domandò perché Benedetto gliel'aveva formulata, arrivando appunto alla conclusione che i suoi due papà volevano dargli un nuovo amico. Era grato della cosa, sapeva però di avere poco tempo per pensare ad un cane con tutto quello che aveva da fare, soprattutto come Maschera, tuttavia quasi senza pensarci disse: “Però lo andiamo a prendere al canile.”

“Certo.” Disse  Benedetto.

Il giorno seguente, dopo pranzo, Mattia, Benedetto e Samuel andarono al canile di Borgopianura per scegliere un cucciolo. I cani erano ospitati in ampi recinti disposti su due file. I visitatori camminavano nel lungo corridoio al centro e immancabilmente i piccoli ospiti si appoggiavano alle recinzioni per richiamare l'attenzione dei probabili nuovi padroni.

Il canile era gestito da un'associazione che operava comunque su tutto il territorio nazionale.

Mattia li avrebbe voluti prendere tutti, tuttavia l'attenzione dei tre fu richiamata da alcuni inservienti che stavano entrando un uno dei recinti.

“Che cosa stanno facendo?” Chiese Mattia a Martina, la responsabile che li stava accompagnando nella loro visita.

“Eh, stanno portando via Scintilla...poverino. Un pastore tedesco a cui ne hanno fatte di ogni: è senza zampe, cieco e con dell'acido l'hanno tutto ustionato...dei veri assassini!” Disse sconsolata Martina.

“E quindi?” incalzò Mattia.

“Dobbiamo sopprimerlo.”

Mattia sapeva di poterlo salvare, sapeva che grazie alle sue invenzioni e ai segreti di Atlantide, Scintilla poteva evitare il suo triste destino. Certo, in un battibaleno pensò al fatto che così facendo avrebbe dovuto dare un sacco di spiegazioni ma non c'era tempo di pensare alle bugie, ora c'era da salvare un piccolo amico.

“Fermi, lo prendiamo noi!” Disse Mattia d'impeto.

Benedetto e Samuel si guardarono sorpresi.

“Mattia...ma...” Balbettò Samuel.

“Io lo posso salvare.” Mattia si lasciò scappare quelle parole, senza pensare alle conseguenze.

Samuel e Benedetto sapevano quanto fosse testardo e quindi non fecero nulla per contraddirlo.

In viaggio verso casa, Scintilla sembrava in un dolce dormiveglia, scodinzolando, mentre Mattia lo accarezzava, entrambi seduti sui sedili posteriori dell'automobile.

Appena imboccato il viale che conduceva alla loro abitazione Mattia disse: “Non mi dovrete mai chiedere nulla per quello che succederà a Scintilla, è una promessa che vi chiedo di fare...”

Benedetto e Samuel non sapevano cosa rispondere.

“Ora mi scaricate davanti casa e poi andate a fare un giro, tornate stasera per cena.”

“Mattia, ma si può sapere che sta succedendo?” Era la prima volta che a Samuel capitò di alzare la voce con Mattia.

'“Papà ti fidi di me?” Mattia lo guardò negli occhi.

“Sì.”

Samuel e Benedetto ubbidirono alla richiesta di Mattia, non dovevano assolutamente sapere del passaggio segreto che dalla loro casa conduceva alla Fortezza dell'Amicizia.

Mattia prese Scintilla in braccio, si diresse in cantina e una volta giunto davanti alla scaffalatura disse: “Per l'Onore di Atlantide!” 

L'intera scansia si spostò lateralmente sui due binari, rivelando una piccola stanza dove una scala conduceva ad un livello sottostante. Mattia scese, tenendo in braccio Scintilla. 

Lì ad attenderlo la capsula di viaggio che lo avrebbe condotto in un battibaleno alla Fortezza, una volta lì giunto, Mattia salì sul Connector che lo portò ad Atlantide.

Ogni qual volta il Corridoio Atlantico veniva attivato per un viaggio, i tecnici di Atlantide erano sempre allertati dai sistemi di sicurezza, ragion per cui il comitato d’accoglienza, come lo definiva scherzosamente Mattia, era sempre pronto ad accoglierlo.

Riccardo fu sorpreso di vedere il ragazzo con in braccio un cane.

Intuendo comunque la gravità della situazione, Riccardo fece portare una barella sulla quale Mattia adagiò Scintilla. 

“L’hanno ustionato con un acido e in più è cieco, oggi al canile volevano sopprimerlo, potete fare qualcosa?” Chiede Mattia rivolgendosi all’infermiere che era giunto con la barella, il quale, dopo un veloce cenno di intesa con Riccardo, disse: “Non si preoccupi Rosetti, è in buone mani.”

“Hai fatto bene a portarlo da noi.” Disse Riccardo cercando di rincuorare Mattia che aveva gli occhi lucidi.

“Io non capisco come si può essere così crudeli con gli animali!” Disse il ragazzo veramente affranto.

“Dove lo hai trovato?” Fu la domanda di Riccardo, pensando che Mattia avesse trovato Scintilla abbandonato da qualche parte.

Mattia raccontò brevemente quanto accaduto, temendo la reazione di Riccardo.

“Tu hai detto a Samuel che portavi qua Scintilla?” Riccardo sembrava leggermente contrariato per quanto accaduto.

“Non ho detto che lo portavo qua, ma ha fatto promettere loro che qualsiasi cosa succederà al cane...be'... non mi dovranno fare domande."

“Non pensi di essere stato un po’ irresponsabile e che ora aumenteranno l’attenzione su di te?”

“Riccardo...Samuel e Benedetto non sono stupidi: indipendentemente da quello che è successo non ci vorrà molto perché scoprano i miei...i nostri segreti. Io, sì certo, ha reagito d'impeto...però..." Mattia sembrava aver perso l'iniziale sicurezza e la sua mente si stava affollando di dubbi.

Riccardo sapeva che prima o poi la verità sarebbe venuta a galla ma chiese al ragazzo una cosa ben precisa: “Però mi devi fare una promessa, non dovrai mai condurli qui, nessuno dei due…”

“Puoi starne certo.”

La conversazione fu interrotta dal cicalio del cercapersone di Riccardo.

“Dicono che l’intervento potrebbe durare almeno una quindicina di ore.”

“Forse sarà meglio che io torni a casa...torno a prendere Scintilla quando avete finito.”

“Non ti preoccupare ragazzo.” Disse Riccardo in tono rassicurante, mentre riaccompagnava Mattia all’imbocco del Corridoio Atlantico.

Una volta rientrato a casa Mattia si preoccupò di mandare un messaggio ai suoi due papà che di lì a poco furono di rientro.

L’espressione del loro viso faceva presagire una lunga discussione a cena; Mattia decise di anticipare la ramanzina: “Venite in salotto, vi devo parlare.”

Samuel e Benedetto si misero a sedere sul divano, Mattia in piedi davanti a loro.

Mattia fu subito interrotto da Samuel: “Piccolo, so benissimo cosa vuol dire mantenere un segreto, io e Dige siamo molto orgogliosi di quello che stai facendo e suppongo ci sia di mezzo anche Massimiliano, solo ti chiediamo di stare attento, se ti capitasse qualcosa non ce lo potremmo mai perdonare…”

Mattia fu sorpreso da quelle parole: “Quindi voi sapete che…”

“…che tu e Massimiliano siete Maschera e Mantello…”

“Ma come…”

“Siamo in Italia e non in un film di supereroi, quante persone, anzi quanti ragazzi - perché è evidente che Maschera e Mantello sono due diciottenni - possono fare quello che quei due fanno e poi…” Samuel si alzò e si diresse verso la libreria che troneggiava nel soggiorno, scostò alcuni libri, aprì la cassaforte, e tirò fuori un busta. La aprì: conteneva una foto, in bianco e nero, era una foto del 1959.

“Oh mio dio…”

La foto ritraeva Mattia e Massimiliano nella sala da pranzo della casa dei Sanfelice. 

“Deve avercela scattata Luca.” Pensò Mattia. 

“Come l’hai avuta?” Chiese il ragazzo.

“Ti ricordi che il tuo amico libraio ti ha lasciato in eredità il negozio di libri?”

Luca Agostini era morto l’anno prima, seguito dopo pochi giorni da Giovanni. Tra viaggi nel tempo e ricordi del futuro Mattia era riuscito quasi a dimenticare il dolore provato per la scomparsa di due suoi amici, sì perché li considerava suoi amici, nonostante la differenza di età, anche perché si erano rivelati molto importanti per la sua vita.

“Sì...certo…”

“Io e Samuel - intervenne Benedetto - siamo andati a mettere un po’ d’ordine...fino ad ora non l’avevamo fatto perché pensavamo ci volessi pensare tu.”

Mattia si sentì un po’ in colpa, in effetti era un suo compito ma tra una missione un viaggio nel tempo, la scuola, Anisha e Massimiliano, aveva sempre rimandato.

“E nel mettere ordine - proseguì Samuel - abbiamo trovato questa foto, era ben nascosta fra i libri.

Mattia decise di raccontare dei viaggi nel tempo, senza però menzionare Atlantide, la Confraternita e tantomeno Riccardo e la lega delle Frecce D’Oro.

“Siamo con te in qualsiasi cosa tu faccia…” Dissero all’unisono Benedetto e Samuel alzandosi in piedi per abbracciare Mattia, “Ma mi raccomando stai attento…”

“Dove hai portato Scintilla?” Chiese Benedetto.

“In un posto dove lo possono curare…”

“Suppongo la vostra base segreta...” Incalzò Benedetto nuovamente.

“Diciamo di sì…”

Durante la cena, nonostante Mattia avesse tante cose da raccontare e i suoi due papà invece tante cose da chiedere, si parlò d’altro: della scuola, di dove passare le vacanze estive, dei lavori di tinteggiatura di Villa Guglielmi. Mattia avrebbe voluto anche parlare della Confraternita: riteneva che i suoi membri potessero prendere di mira anche Benedetto e Samuel e pensava fosse giusto di avvisarli dei probabili pericoli a cui sarebbero potuti andare incontro, tuttavia, viste le tante rivelazioni appena fatte, ritenne che sarebbe stato meglio rimandare la discussione ad un altro giorno.

Dopo cena Mattia si chiuse in camera. Come prima cosa, be’ come seconda cosa dopo aver ripassato storia per il compito in classe del giorno dopo, chiamò via videochat Massimiliano e gli raccontò di Scintilla e delle rivelazioni fatti a Samuel e Benedetto.

“Sai, credo che tu abbia fatto bene a raccontare quasi tutto ai tuoi papà…” Disse inaspettatamente Massimiliano.

“Sono contento di quello che dici, temevo ti saresti arrabbiato…”

“E perché mai? Il capo sei tu...dicevo che hai fatto bene perché pure Batman e Robin hanno Alfred che sa del loro segreto, non possiamo fare tutto da soli.”

Mattia si mise a ridere.

Terminata la conversazione Mattia decise di interrogare il Sigillo sull’esito dell’intervento a Scintilla, ma stranamente il dispositivo non diede alcuna risposta e lo ripose nel cassetto del comodino.

In tutta quel bailamme di emozioni e rivelazioni si era completamente scordato di Anisha. Temeva di guardare il cellulare e infatti c’erano diverse notifiche di messaggi e chiamate da parte della sua ragazza.

Mattia decise di chiamarla: “Ciao…”

Anisha disse solamente: “Credo che tu mi debba delle spiegazioni, non puoi non farti sentire tutto il giorno...mi ero anche un po’ preoccupata…”

“Hai ragione amore...vuoi che venga da te?”

“Ora non ho tempo, ci sentiamo magari domani.” Anisha terminò bruscamente la chiamata.

Non era certo la prima volta che discutevano, le altre volte, dopo poco uno dei due richiamava l’altro e non aveva importanza chi aveva torto. Quella volta però Mattia non guardò il cellulare, si sentì stranamente sollevato. Non ci fu nessuna chiamata, da nessuno dei due.


Mattia si era addormentato tutto vestito, qualcuno - uno dei suoi due papà, lo aveva coperto con un panno. Nessun sogno strano, nessun ricordo del futuro. Mattia avrebbe voluto stare a letto ancora un po’ ma qualcuno gli stava leccando la faccia.

“Scintilla!” Urlò mattia dalla gioia, “Ma come sei arrivato fin qui!”

Scintilla si mise a saltellare per tutta la camera, scodinzolando e abbaiando.

Mattia non poté non notare gli arti bionici, ma a colpire il ragazzo fu la grande bardatura che Scintilla aveva all’altezza dello sterno, poco sotto il collo, una sorta di piccola armatura di colore blu, come le quattro zampe artificiali, sormontata da un cuore di colore rosso.

L’abbaiare di Scintilla richiamò l’attenzione di Samuel e Bendetto che corsero subito in camera.

“E tu cucciolo da dove sbuchi?” Disse Benedetto prima che Scintilla potesse saltargli addosso e atterrarlo per poterlo leccare anche lui sulla faccia.

“I tuoi amici, chiunque essi siano, hanno fatto un gran lavoro.” Disse Samuel.

“Noi possiamo mantenere il segreto ma Matty non so se ti convenga andare in giro per Borgopianura con Scintilla...si vede...si insomma si vede…che è un cane bionico!”

Scintilla abbaiò un paio di volte e poi si diresse verso il comodino, abbaiando nuovamente in direzione di Mattia.

“Forse ho capito che cosa vuole.” Disse il ragazzo.

Mattia si alzò in piedi, toccò la gemma a forma di cuore e in un attimo una proiezione olografica face cambiare l'aspetto del cane, in un normalissimo pastore tedesco.

“Ma che diavolo...è successo?” Chiese Bendetto.

“Ologramma, quell’aggeggio permette credo di attivare alcune funzioni di nostro nuovo amico, benvenuto in casa Bertelli.” Disse Mattia, accarezzando Scintilla sulla testa.

“Ricordati comunque che è un essere vivente, lo dovrai accudire al meglio delle tue possibilità...e non ti dimenticare delle tue tartarughe, ricordati di dare loro da mangiare.” Fu l’amorevole rimprovero di Benedetto.


Mattia era già pronto per andare a scuola, dopo una veloce doccia e una altrettanto veloce colazione e dopo aver dato da mangiare alle tartarughe.

“Scintilla, sai che non ti posso portare con me.” Disse Mattia sull’uscio. Lo accarezzò nuovamente sul muso e disse: “Ho l’autobus che passa tra un po’, oggi pomeriggio ti presento Massimiliano, ok?”

Il cane emise un breve latrato come a significare che aveva compreso le parole del suo padroncino. Mattia chiuse l’uscio dietro di sé, era un po’ triste, avrebbe voluto passare tutta la mattina a giocare con il cane e scoprire quali segreti il suo corpo bionico nascondeva, ma né Samuel e né Benedetto gli avrebbero mai concesso di saltare una mattina di lezione.

Benedetto si avvicinò al cane e disse: “Tranquillo Scintilla oggi torna…”

Samuel sopraggiunse portando una ciotola con del cibo e un’altra con dell’acqua e le appoggiò per terra, vicino alla porta.

“Ma...dici che...mangia normale?” Chiese Benedetto.

Il cane si fiondò subito sulle due ciotole e divorò in un battibaleno quanto gli era stato offerto.

“Direi di sì.” Disse Samuel che poi aggiunse: “Pensi che Mattia sarà in grado di occuparsi cane?”

“Ho come la sensazione che sarà il cane a faticare a tenere a bada Mattia.”


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