Fischio d’inizio per la “Coppa dei 1000 Martiri”: dopo tre anni il calcio palestinese torna in campo



​Tre anni di silenzio, campi devastati e un prezzo in vite umane che ha colpito duro anche nel mondo dello sport. Ma oggi, alle 18:00, il pallone è tornato finalmente a rotolare. Ha preso il via la "Coppa dei 1000 Martiri", la manifestazione che segna la ripartenza del calcio giocato in Palestina dopo 1.014 vittime accertate tra atleti, dirigenti e tecnici del solo settore calcistico.

​Il torneo, che prende il nome dal tributo agli sportivi caduti nel corso del conflitto, non è solo un evento agonistico, ma una prova collettiva di resilienza e continuità.

​Un torneo senza confini: dalla Cisgiordania ai campi del Libano

​A rispondere alla chiamata sono state 244 squadre, a testimonianza di una voglia irrefrenabile di normalità e di presenza. Il calcio d'inizio è scattato in contemporanea su tre fronti emblematici:

​In Cisgiordania, sul terreno dello stadio Faisal al-Husseini ad al-Ram.

​Nella Striscia di Gaza, con il match d'apertura nell'area di Rafah.

​In diaspora, presso i campi profughi in Libano, a partire da Ain al-Hilweh.

​Il format prevede una prima fase a gironi territoriali da 4 e 5 squadre, organizzata con deroghe straordinarie ai tesseramenti per consentire ai club — falcidiati dalle perdite e dalle difficoltà logistiche — di attingere ampiamente dai settori giovanili e completare le rose con gli Under-18.

​Un messaggio oltre il campo

​Non ci saranno promozioni né retrocessioni in palio. La "Coppa dei 1000 Martiri" nasce come un grande torneo commemorativo e di unione nazionale, pensato per riattivare i presidi sportivi e restituire ai giovani uno spazio di aggregazione e identità.

​I club scesi in campo oggi mandano un segnale limpido alla comunità internazionale: la passione sportiva, l'appartenenza e la voglia di vivere non si spegnono. In campo come nella vita.

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