Eroi invincibili- capitolo 6 - Perché una divisa


​La caserma di notte ritrovava sempre quel silenzio irreale che precede le chiamate. Nel piazzale, sotto il cono di luce gialla del lampione, Mattia rimase a guardare le sue mani. Erano mani che avevano toccato la pietra millenaria di Atlantide, che avevano impugnato elmi e pergamene in epoche di cui i libri di storia conservavano solo fioche leggende.


​Eppure, sotto le unghie aveva ancora la fuliggine nera dell'ultimo intervento a Borgopianura.

​Se qualcuno gli avesse chiesto perché un custode del tempo avesse scelto di indossare una divisa da vigile del fuoco, la risposta più semplice sarebbe stata la copertura. Il servizio operativo offriva una giustificazione impeccabile a chiunque chiedesse conto dei suoi orari, delle sue sparizioni improvvise, dei lividi o dell'adrenalina che gli scorreva ancora nel sangue dopo un "salto". «Ero di turno», bastava dire. E nessuno faceva altre domande.

​Ma la verità era più profonda, più buia.

​Nel corso dei secoli, Mattia aveva visto il fuoco divorare biblioteche, templi, città intere e memorie che la storia non avrebbe mai più recuperato. Atlantide era stata distrutta da una gigantesca esplosione, il fuoco - non solo quello dell'oblio - l'aveva cancellata dalla mente degli uomini. Impugnare una lancia idrante, spegnere le fiamme nel presente, era il suo modo personale di combattere quell'antico nemico. Ogni incendio domato era una piccola rivincita contro la distruzione.

​E poi c'era il Turno B.

​Senza quella divisa, senza l'odore di gasolio dell'APS, senza le battute sagaci di Elena o la presenza solida di De Rosa, Mattia rischiava di diventare uno spettro. Viaggiare nel tempo prosciuga l'anima; ti fa guardare le persone come comparse di un teatro temporale che prima o poi calerà il sipario. Ma quando sei dentro una stanza invasa dal fumo, con la visiera appannata e il peso dell'autoprotettore sulle spalle, non puoi permetterti di essere un fantasma. Lì sei umano. Senti il cuore che batte a mille, senti la paura del tuo compagno di squadra al tuo fianco, senti il valore inestimabile di un singolo secondo.

​La squadra non era solo il suo camuffamento. Era la sua ancora. Gli ricordava che, nonostante tutti i secoli attraversati, c'era qualcosa per cui valeva sempre la pena rischiare di cadere: proteggere il passo di chi ti cammina accanto.

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