Eroi invincibili - capitolo 4 - Elena


​Se la caserma del Turno B aveva un cuore pulsante di ferro e gasolio, apparteneva interamente a Elena Valli. Trentadue anni, braccia segnate da cicatrici di addestramento SAF (Speleo-Alpino-Fluviale) e un'energia viscerale che spazzava via la stanchezza delle quattro del mattino, Elena era l'unico a cui vigile del fuoco a cui Roberto De Rosa affidava ciecamente il volante dell'APS. Per tutti, semplicemente, era "la Nottola": ci vedeva nel fumo denso meglio di un rapace e guidava l'autobotte nelle viuzze strette del centro come se stesse pilotando un'utilitaria.
​Mattia la raggiunse nel garage grande, dove il fumo degli scappamenti si mescolava all'odore acuto del grasso per ingranaggi. Elena era mezza piegata dentro il vano della pompa della prima partenza, con una chiave inglese da trentadue in mano e i capelli scuri raccolti alla rinfusa.
​«Ci hai messo parecchio, Mattia,» disse senza nemmeno voltarsi, riconoscendo il suo passo cadenzato sull'asfalto. «Il Barba ti ha fatto di nuovo il discorso sulla responsabilità del vicecapo?»
​«Più o meno,» rispose Mattia, avvicinandosi con una vaschetta per il recupero dell'olio. «Dice che devo alleggerire il carico.»
​Elena emerse dal vano motore, ripulendosi le mani sporche di morchia con uno straccio grigio. Si appoggiò alla fiancata del mezzo, squadrando Mattia con due occhi chiari e penetranti che non sbattevano quasi mai.
​«Il Barba ha ragione, ma sbaglia diagnosi,» esclamò lei, puntandogli contro l'indice macchiato d'olio. «Tu non porti peso, Mattia. Tu ti nascondi. E lo fai incredibilmente bene.»
​Mattia mantenne il volto impassibile, il muscolo della mascella appena contratto. Tra tutti i componenti della squadra, Elena era la più pericolosa per il suo segreto. Non perché sapesse di Atlantide o dei salti temporali — per lei quello sarebbe stato materiale da film fantastico —, ma perché possedeva un intuito investigativo feroce. Nota dettagli che a chiunque altro sfuggivano.
​«Mi concentro sul lavoro, Elena. Tutto qui,» tagliò corto lui, chinandosi a verificare la pressione del raccordo della manichetta.
​«Balle,» replicò la Nottola, lasciando andare una risata breve e spigliata. «Ho tenuto il conto, sai? Negli ultimi sei mesi ci sono stati tre interventi di notte in cui ti sei assentato prima della chiamata e ti sei fatto trovare già sul posto. Una volta eri a due quartieri di distanza prima ancora che suonasse la sirena in caserma. E poi c'è il modo in cui guardi il nuovo arrivato, Santarelli.»
​Il nome di Massimiliano fece vibrare qualcosa nella cassa toracica di Mattia. Trattenne il fiato per un secondo di troppo.
​«È un ragazzo di Borgopianura, come me,» disse Mattia con voce ferma, cercando di stendere una cortina fumogena. «Cerco solo di non dargli troppa confidenza per non farlo deconcentrare.»
​«Può darsi,» riprese Elena, abbassando di tono la voce, meno ironica e più attenta. «Ma tu guardi lui — e guardi questa caserma — come se fossi un fantasma che ci osserva da un'altra dimensione. A volte ho l'impressione che per te noi fossimo già storia passata, o qualcosa che devi proteggere da lontano senza farti toccare.»
​Si fece un silenzio denso tra di loro, interrotto solo dal ticchettio del motore dell'APS che si raffreddava lentamente.
​Mattia la fissò negli occhi. Per un istante spaventoso ebbe il desiderio di raccontarle la verità: dirle che lei aveva ragione, che lui veniva dal futuro e dal passato, che vedeva le linee del tempo intrecciarsi e che la sua freddezza era l'unica barriera per impedire alla storia di sgretolarsi. Ma la regola di Atlantide era incisa nel suo sangue.
​«Se fossi un fantasma, Elena, non ti aiuterei a smontare la valvola di mandata,» disse Mattia accennando un sorriso tirato, passandole la chiave a cricchetto.
​La Nottola lo studiò ancora per un secondo, poi afferrò lo strumento con un gesto deciso.
​«Già. Ma ricordati una cosa, viaggiatore: su questa strada guido io. E finché sei sul mio camion, non ti lascio andare fuori strada. Nemmeno con la testa.»
​Elena tornò a chinarsi sulla pompa, lasciando Mattia di sasso di fronte a quella frase scagliata per caso. Viaggiatore. Un’etichetta detta per scherzo, ma che rimbombò nella mente di Mattia come un avvertimento solenne. Nel Turno B, nessuno era davvero invisibile.

Commenti