Il fumo della zona industriale era ancora un ricordo denso nella gola quando l’autobotte fece rientro in caserma. Erano le sei del mattino. L’aria del piazzale, fresca e pulita, sapeva di ferro bagnato.
Mentre gli altri si avviavano verso gli spogliatoi con i passi pesanti di chi ha dato tutto, Massimiliano Santarelli si era fermato vicino alla ruota posteriore dell’APS. Sfilò il casco con un gesto lento, lasciando che il vapore del sudore si dissolvesse nella brezza. Aveva ventitré anni, il volto ancora segnato dalla pressione della maschera dell’autoprotettore e lo sguardo fisso sulla manichetta riavvolta.
Mattia si fermò a un paio di metri di distanza, fingendo di controllare la propria imbracatura.
Massimiliano veniva da Borgopianura. Stessa terra, stesse strade spianate dalla nebbia d'inverno, stesso accento e persino gli stessi ricordi d’infanzia legati al profilo del vecchio acquedotto al tramonto. In caserma si ritrovarono compagni di squadra per pura coincidenza del presente, ma per Mattia quella vicinanza era un campo minato.
In un’altra linea temporale — un futuro lontano, un passato riscritto, o una deviazione del tempo che Mattia custodiva con dolorosa gelosia nel cuore — Massimiliano era il suo compagno. Avevano condiviso la vita, le paure, l’amore. Ma lì, nel tempo presente, Massimiliano era solo la nuova recluta del Turno B, un ragazzo pieno di speranze che muoveva i primi passi tra le fiamme, ignaro di ciò che erano stati e di ciò che avrebbero potuto essere.
La prima regola non si infrange, si ripeteva Mattia come un mantra, sentendo la pressione del Sigillo che gli bruciava contro il petto. Il tempo presente non si tocca. Le linee non si sovrappongono.
Per questo Mattia manteneva le distanze. Risposte brevi, un cenno del capo, mai uno sguardo prolungato che potesse insospettire Massimiliano o far scattare un dejà-vu pericoloso nella sua memoria profonda. Cambiare una sola emozione in quel presente avrebbe potenziale rovinato la struttura stessa degli eventi.
«Ehi, Mattia,» disse Massimiliano, alzando gli occhi. Sorrise, un sorriso stanco ma pulito, passandosi la mano tra i capelli scompigliati. «Com’è andata? Cioè… per me era il primo incendio vero lì dentro. Quando De Rosa ha aperto quella porta pensavo di soffocare, ma poi ti ho visto tranquillo e… mi è passata la paura. Sembrava quasi che sapessi già cosa sarebbe successo.»
Mattia irrigidì le spalle, facendo un passo indietro d'istinto, lasciando che l'ombra dell'autobotte si interponesse tra loro.
«È solo addestramento, Santarelli,» rispose Mattia, con una voce volutamente neutrale, quasi distaccata. «Nessuno sa mai cosa succede lì dentro. L’importante è seguire il Capo e non fare di testa propria. Asciugati e va' dentro, o ti prendi un malanno.»
Massimiliano lo fissò per un istante, leggermente perplesso da quel muro di freddezza, prima di annuire. «Sì. Certo. Grazie, Mattia.»
Mentre il ragazzo si avviava verso la porta vetrata della caserma, Mattia rimase solo nel buio del piazzale. Guardò le spalle di Massimiliano allontanarsi, stringendo i pugni nelle tasche dei pantaloni da intervento.
Salvare il mondo viaggiando nei secoli era una missione difficile, ma rimanere vicino all'uomo che avresti amato in un'altra vita, dovendo fingere che fosse un estraneo per proteggere la sua storia, era la vera prova di resistenza. E il Turno B era appena iniziato.
Commenti
Posta un commento