​Eroi Invincibili – Capitolo 19: Sulla soglia dell'abisso


​La notte sopra la caserma era limpida e silenziosa. Sul tetto dell'edificio, lontani dal brusio della sala operativa e dalle luci dei piazzali, Mattia e Massimiliano siedevano vicini contro il muretto di protezione, avvolti nelle giacche d'ordinanza per difendersi dall'aria fresca.
​Massimiliano teneva la testa appoggiata alla spalla di Mattia, mentre il braccio di quest'ultimo lo stringeva a sé in un abbraccio caldo e protettivo. Non c'era bisogno di parole. In quel momento di intima serenità, fatto solo di respiri sincronizzati e sguardi rivolti alle stelle, il peso dei segreti, del tempo e delle missioni sembrava svanire. Erano solo due ragazzi che avevano trovato l'uno nell'altro un punto d'ancoraggio sicuro.
​All'improvviso, il silenzio della notte fu squarciato.
​La sirena d'allarme della caserma attaccò a suonare con due squilli prolungati: partenza immediata. Subito dopo, l'altoparlante della centrale crepitò con la voce concitata dell'operatore:
​«Turno B, uscita immediata. Supporto SAF ed elicottero. Allarme rosso per cedimento strutturale imminente alla diga di Valdechiara, sui colli bolognesi. Ripeto, allarme rosso.»
​Il momento di pace si infranse all'istante. Massimiliano e Mattia si scambiarono un'occhiata rapida e carica d'intesa, poi scattarono in piedi, precipitando giù per le scale verso gli spogliatoi.
​Nel piazzale il motore del Drago, l'elicottero del reparto volo dei Vigili del Fuoco, stava già girando a pieno ritmo. Roberto "Il Barba" De Rosa stava ultimando il briefing d'emergenza con i piloti e i tecnici del soccorso acquatico.
​«Le piogge dei giorni scorsi hanno creato una falla nella parete est dell'invaso di Valdechiara,» urlò De Rosa per coprire il rombo delle pale. «Se la diga cede, un muro d'acqua da centomila metri cubi travolgerà i paesi a valle. Saliamo subito!»
​Il Turno B si imbarcò al completo. L'elicottero prese quota rapidamente, sorvolando la pianura e addentrandosi nell'oscurità dei colli bolognesi.
​Dall'oblò del velivolo, la scena che si presentò agli occhi della squadra era drammatica. Sotto i riflettori di profondità dell'elicottero, la grande parete in cemento della diga di Valdechiara mostrava crepe enormi, da cui schizzavano jet d'acqua a pressione folle. La struttura stava letteralmente cedendo sotto il peso del bacino idrico.
​«Non terrà più di due minuti!» gridò il pilota dalle cuffie. «Non possiamo far sbarcare nessuno sulla passerella, è troppo pericoloso!»
​Mattia si sporse verso il portellone aperto, osservando la voragine che si stava aprendo nel cemento e la massa scura dell'acqua pronta a scatenare l'inferno. Sotto la t-shirt da divisa, il Sigillo di Atlantide iniziò a pulsare di un calore vivo, rispondendo al richiamo dell'elemento acquatico.
​Mattia si girò verso De Rosa e il verricellista.
​«Non c'è tempo!» urlò Mattia per farsi sentire sopra il vento. «Calatemi giù! Ora!»
​Roberto e Massimiliano lo guardarono sbalorditi e pietrificati.
​«Mattia, sei impazzito?!» gridò Il Barba. «La parete sta crollando, ti trascinerà sotto!»
​«Calatemi giù, Fidatevi di me!» ribadì Mattia con uno sguardo di tale forza e autorità arcaica che nessuno osò ribattere.
​Massimiliano, con il cuore in gola, gli agganciò il moschettone del verricello all'imbrago. Mattia gli strinse la mano per un secondo: «Tranquillo».
​Il verricello cominciò a srotolarsi velocemente. Mattia scese nel vuoto verso la base della diga, proprio mentre un boato sordo e terrificante ecoò tra le colline.
​La sezione centrale della diga di Valdechiara si spezzò.
​Migliaia di tonnellate d'acqua si riversarono nella gola, creando un'onda gigantesca e devastante, un muro liquido alto più di dieci metri che ruggiva pronto a spazzare via ogni cosa lungo il suo cammino.
​Dall'elicottero, De Rosa ed Elena trattenerono il fiato, mentre Massimiliano gridò il nome di Mattia terrorizzato.
​Sospeso a pochi metri dal torrente in piena, Mattia portò la mano al collo ed estrasse il Sigillo di Atlantide. Il disco d'oro dalla forma irregolare brillò di una luce dorata e accecante, mentre la gemma nera al centro si accese come un nucleo d'energia cosmica.
​Mattia spalancò le braccia verso la valanga d'acqua in arrivo e pronunciò a gran voce l'antico comando atlantideo:
​«Ular-k-in, eden-ch-nesh!»
​L'effetto fu prodigioso e immediato.
​L'immane massa d'acqua, a un metro dal travolgere la vallata, parve impattare contro una barriera invisibile e indistruttibile. La gigantesca onda sferica si infranse e si frammentò in una miriade di ruscelli innocui, nebulizzandosi nell'aria come una fitta pioggia nebulizzata. La furia del fiume si placò all'istante, e la corrente distruttiva venne dispersa e riassorbita in modo fluido nel letto naturale del torrente.
​A bordo dell'elicottero regnava un silenzio assoluto. Piloti e pompieri guardavano la vallata intatta, increduli di fronte al miracolo a cui avevano appena assistito.
​Mattia, stanco ma sorridente, alzò il pollice verso l'alto nell'oscurità della notte, mentre il Sigillo sul suo petto tornava lentamente a spegnersi.

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