​Eroi Invincibili – Capitolo 18: Senza Sigillo



​Il campo sportivo comunale era gremito di colori, striscioni e divise da ginnastica. La "Run for Heroes", la storica gara podistica di beneficenza della provincia, raccoglieva ogni anno le squadre dei Vigili del Fuoco, le loro famiglie e centinaia di cittadini per raccogliere fondi dedicati all'assistenza infantile.

​Il Turno B era al completo. Roberto "Il Barba" De Rosa sfoggiava un atteggiamento da caposquadra rigoroso, Elena e Giuseppe distribuivano i pettorali, mentre Massimiliano era addetto al punto ristoro.

​Tra tutte le attrazioni della giornata, ce n'era una che tutti attendevano con affetto: la "Corsa dei Papà". Quattrocento metri che i papà dovevano percorrere con in spalla il proprio figlio o figlia.

​Mattia osservava la scena ai margini della pista, a braccia conserte. Fu allora che il suo sguardo si fermò poco distante dal blocco di partenza.

​A bordo campo, vicino alla balaustra, c'era una sedia a rotelle. Sopra vi sedeva un bambino di circa otto anni, con una maglia rossa e due occhi vivaci che brillavano di gioia a ogni corridore che passava. Si chiamava Teo e batteva le mani con quanta forza aveva in corpo, incitando i compagni di scuola e i figli degli altri pompieri.

​Mattia riconobbe la donna accanto a lui. Era la vedova di Mirco, uno del Comando Provinciale caduto durante un drammatico intervento di soccorso anni prima, molto prima che Mattia venisse arruolato nel distretto.

​Teo guardava i padri che caricavano i propri figli sulle spalle, ridendo e scherzando prima dello sparo dello starter. Nei suoi occhi non c'era rabbia né invidia, ma una vena di silenziosa malinconia. 

​Mattia rimase a fissarlo per qualche secondo. Poi si portò la mano al collo.

​Sotto la maglietta tecnica slacciò la catena d'oro che custodiva il Sigillo di Atlantide. Si avvicinò a Massimiliano e gli prese la mano, posandovi sopra l'artefatto ancora caldo dal contatto con la sua pelle.

​Massimiliano lo guardò sorpreso, sentendo il peso e la leggera vibrazione del disco dorato. «Mattia... che fai?»

​«Tienilo tu, Massi,» disse Mattia con voce tranquilla ma inamovibile. «Oggi la magia e la forza del passato non c'entrano. Oggi voglio sentire ogni singolo metro, il fiato corto e tutto il peso di questa corsa. Voglio farlo da uomo. Solo da uomo.»

​Massimiliano strinse il Sigillo nel pugno, annuendo con profondo rispetto. «Ma...cosa vuoi fare?»

​Mattia si voltò e camminò a passo deciso verso la balaustra. Si piegò all'altezza della sedia a rotelle di Teo e gli sorrise.

​«Ciao, Teo,» disse a bassa voce. «Ho notato che qui c'è un corridore di primo livello senza un compagno di squadra. E io sono un pompiere senza figli che ha tanta voglia di correre. Ti andrebbe di farmi da navigatore?»

​Gli occhi del bambino si spalancarono per la sorpresa. Guardò la madre, che portò una mano alla bocca con un velo di commozione negli occhi, poi tornò a fissare Mattia.

​«Davvero?» mormorò Teo.

​«Davvero,» rispose Mattia. «Ma guarda che io pretendo il massimo tifo da lassù.»

​Con una delicatezza infinita, Mattia sollevò Teo dalla carrozzina, adagiandolo con cura sulle proprie spalle e facendogli stringere le mani attorno al suo collo.

​Si schierarono sulla linea di partenza insieme agli altri padri della provincia. Roberto De Rosa, vedendo la scena dalla torretta dei cronometristi, fermò il fischietto a metà bocca. Elena e Giuseppe si scambiarono uno sguardo carico di orgoglio, mentre Massimiliano, a bordo pista con il Sigillo nascosto in tasca, iniziò ad applaudire per primo.

​CLACK!

​Lo sparo del giudice diede il via.

​I padri scattarono lungo l'anello di targa rossa. Mattia non usò la velocità sovrumana dell'antica Atlantide; non ne aveva bisogno e non voleva usarla. Sentì i muscoli delle gambe accumulare acido lattico, i polmoni bruciare per lo sforzo dell'accelerazione e il peso reale e umano di Teo sulle sue spalle.

​Ma sopra la sua testa c'era il suono più bello del mondo: le urla di gioia di Teo, che agitava le braccia verso il cielo gridando: «Vai Mattia! Più veloce! Stiamo vincendo!»

​Gli spalti esplosero in un boato. Tutto il pubblico, i colleghi delle altre caserme e la squadra del Turno B cominciarono a scandire il nome del bambino: «Teo! Teo! Teo!»

​Mattia tagliò il traguardo a passo di corsa, con il cuore che gli martellava nel petto per la fatica pura, terrena e bellissima. Sollevò Teo verso l'alto prima di stringerlo in un abbraccio tra gli applausi scroscianti di tutta la provincia.

​Da bordo pista, Massimiliano osservò la scena, toccandosi la tasca dove riposava il Sigillo d'oro. Capì in quel momento che la vera invincibilità di Mattia non risiedeva nei poteri dell'antica città perduta, ma nella grandezza del suo cuore umano.

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