Quando Mattia varcò la soglia della mensa dopo essersi cambiato e aver riposto l'attrezzatura da immersione nell'officina, si aspettava il gelo. Si aspettava sguardi sbiechi, domande scomode, o quel silenzio pesante che si riserva a ciò che la mente umana non riesce a catalogare.
La stanza, invece, era immersa in una quiete strana.
Roberto "Il Barba" De Rosa era in piedi in fondo al lungo tavolo centrale. Accanto a lui, Elena, Massimiliano e Giuseppe lo fissavano. Sul tavolo c'era la pagina bianca della relazione di servizio, appena stampata dal computer della centrale.
Non appena Mattia fece un passo all'interno, De Rosa alzò le mani e cominciò a batterle. Un applauso lento, cadenzato, solenne.
Uno alla volta, Elena, Massimiliano e Giuseppe si alzarono dalle sedie e si unirono al Caposquadra. L'applauso crebbe di intensità, riempiendo la stanza non con la goliardia di una goliardata da caserma, ma con un calore profondo, denso di rispetto e cameratismo.
Roberto fece un cenno verso il foglio della relazione d'intervento, leggendone un passo ad alta voce con tono burocratico e rigoroso:
«...il Vigile Permanente Mattia, coadiuvato dal personale del Turno B, ha proseguito le manovre di rianimazione cardio-polmonare prolungata in condizioni ambientali avverse, fino al felice ripristino delle funzioni vitali del giovane vittima di annegamento.»
De Rosa piegò il foglio con cura, lo infilò nella carpetta delle relazioni ufficiali e guardò Mattia dritto negli occhi. Poi prese un bicchiere, vi versò un filo di vino e glielo mise tra le mani.
«Non so quali santi o quali demoni tu abbia in corpo, Mattia,» disse Il Barba con la sua solita voce ruvida, ma smussata da una commozione sincera. «E, a essere sincero, non mi interessa nemmeno saperlo. Quando la stampa verrà a sapere dell'intervento, scriveranno che è stato un miracolo della medicina e della caparbietà sotto un temporale d'inizio autunno. Per il mondo esterno, questo verbale è la verità. Per noi... per noi conta solo che oggi un ragazzo di diciassette anni è tornato a casa da suo padre. In questa caserma conta solo questo. Noi ti copriamo le spalle. Sempre.»
Mattia strinse il bicchiere, sentendo il petto scaldarsi. Sotto la divisa, il Sigillo sembrava pulsare in sintonia con quel momento di pura lealtà.
In quel preciso istante, qualcuno bussò alla porta a vetri dell'ingresso in modo deciso.
Roberto andò ad aprire e si trovò davanti Samuel Bertelli. L'ex calciatore indossava un giaccone scuro ed era accompagnato da quella sobria ed elegante autorevolezza che lo contraddistingueva.
«Signor Bertelli, buongiorno,» disse De Rosa, sorpreso. «Per la nuova strumentazione stiamo definendo gli ordini, i preventivi sono quasi pronti...»
«Non sono qui per i preventivi» lo interruppe Samuel con voce calma, facendo un passo all'interno. «Cercavo Mattia. È qui?»
Mattia si fece avanti, poggiando il bicchiere sul tavolo. «Signor Bertelli. È successo qualcosa?»
Samuel rimase a fissarlo per qualche secondo. Nei suoi occhi non c'era semplice curiosità, ma un'emozione inquieta e solenne, la stessa vibrazione irrazionale che lo aveva colpito durante il loro primo incontro e che, nelle ultime ore, non gli aveva dato tregua.
«No, non è successo niente,» esordì l'ex atleta, avanzando verso di lui mentre il resto della squadra si disponeva a semicerchio, protettiva. «O forse sì, ma dentro di me.»
Samuel scosse leggermente la testa, abbozzando un sorriso amaro e pieno di consapevolezza.
«Da quando ci siamo visti ho addosso una strana irrequietezza,» continuò con voce calda. «Una sensazione viscerale, un peso sul petto che non riuscivo a spiegarmi. Poi, poco fa, ho sentito il fischiettare delle sirene e il rombo dei vostri mezzi che rientravano e quel richiamo è diventato insostenibile. Qualcosa che va ben oltre la coincidenza.»
Fece un passo ancora più vicino, abbassando leggermente il tono di voce.
«Non so cosa sia successo là fuori, e non voglio nemmeno saperlo. Non mi serve conoscere i dettagli, o capire cosa nascondi o chi tu sia veramente. Ci sono cose in questo mondo che vanno oltre la logica, e va bene così.»
Samuel si voltò a guardare l'intera squadra, leggendo nei loro volti una lealtà cieca nei confronti del compagno.
«Quello che so con certezza,» proseguì l'imprenditore, «è che c'è un legame strano, profondo, che mi unisce a te e a questa squadra. Una forza che non riesco a spiegare a parole, ma che non posso continuare a ignorare.»
Infilò le mani nelle tasche del giaccone, guardandoli uno ad uno.
«La donazione per le attrezzature rimane, ovviamente. Ma sono venuto fin qui per dirvi un'altra cosa: da oggi questa caserma ha uno scudo in più. Qualsiasi cosa vi serva — burocrazia, permessi, coperture, fondi straordinari, o anche solo supporto per le vostre vite personali — sapete dove trovarmi. Consideratemi la vostra sponda sicura. Potete contare su di me, sempre.»
Un silenzio denso avvolse la mensa. Roberto De Rosa fece un passo avanti, allungando la mano per stringere quella di Samuel con immensa gratitudine.
«Grazie, Samuel,» disse Il Barba. «Significa più di quanto pensi.»
Samuel ricambiò la stretta, poi tornò a fissare Mattia. Per un istante, negli occhi dell'ex calciatore balenò quel riflesso di affetto paterno appartenente a un'altra linea temporale, un'eco incancellabile che il tempo non era riuscito a spezzare.
«Fai attenzione, Mattia,» disse Samuel a bassa voce, stringendogli la spalla prima di voltarsi verso l'uscita. «Ci vediamo presto.»
Quando il cancello si richiuse dietro l'auto di Bertelli, Massimiliano si avvicinò a Mattia, guardando la strada.
«Anche se non ricorda di essermi stato padre... continua a sentirlo dentro.» Pensò Mattia.
Mattia accarezzò il Sigillo attraverso il tessuto della divisa, sentendo la gemma nera tiepida contro il petto.
«Il tempo può cambiare gli eventi» disse tra séesé, «ma ciò che è scritto nel profondo trova sempre il modo di tornare in superficie.»
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