Eroi invincibili- capitolo 17- la promessa

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Quando Mattia varcò la soglia della mensa dopo essersi cambiato e aver riposto l'attrezzatura da immersione nell'officina, si aspettava il gelo. Si aspettava sguardi sbiechi, domande scomode, o quel silenzio pesante che si riserva a ciò che la mente umana non riesce a catalogare.

​La stanza, invece, era immersa in una quiete strana.

​Roberto "Il Barba" De Rosa era in piedi in fondo al lungo tavolo centrale. Accanto a lui, Elena, Massimiliano e Giuseppe lo fissavano. Sul tavolo c'era la pagina bianca della relazione di servizio, appena stampata dal computer della centrale.

​Non appena Mattia fece un passo all'interno, De Rosa alzò le mani e cominciò a batterle. Un applauso lento, cadenzato, solenne.

​Uno alla volta, Elena, Massimiliano e Giuseppe si alzarono dalle sedie e si unirono al Caposquadra. L'applauso crebbe di intensità, riempiendo la stanza non con la goliardia di una goliardata da caserma, ma con un calore profondo, denso di rispetto e cameratismo.

​Roberto fece un cenno verso il foglio della relazione d'intervento, leggendone un passo ad alta voce con tono burocratico e rigoroso:

​«...il Vigile Permanente Mattia, coadiuvato dal personale del Turno B, ha proseguito le manovre di rianimazione cardio-polmonare prolungata in condizioni ambientali avverse, fino al felice ripristino delle funzioni vitali del giovane vittima di annegamento.»

​De Rosa piegò il foglio con cura, lo infilò nella carpetta delle relazioni ufficiali e guardò Mattia dritto negli occhi. Poi prese un bicchiere, vi versò un filo di vino e glielo mise tra le mani.

​«Non so quali santi o quali demoni tu abbia in corpo, Mattia,» disse Il Barba con la sua solita voce ruvida, ma smussata da una commozione sincera. «E, a essere sincero, non mi interessa nemmeno saperlo. Quando la stampa verrà a sapere dell'intervento, scriveranno che è stato un miracolo della medicina e della caparbietà sotto un temporale d'inizio autunno. Per il mondo esterno, questo verbale è la verità. Per noi... per noi conta solo che oggi un ragazzo di diciassette anni è tornato a casa da suo padre. In questa caserma conta solo questo. Noi ti copriamo le spalle. Sempre.»

​Mattia strinse il bicchiere, sentendo il petto scaldarsi. Sotto la divisa, il Sigillo sembrava pulsare in sintonia con quel momento di pura lealtà.

​In quel preciso istante, qualcuno bussò alla porta a vetri dell'ingresso in modo deciso.

​Roberto andò ad aprire e si trovò davanti Samuel Bertelli. L'ex calciatore indossava un giaccone scuro ed era accompagnato da quella sobria ed elegante autorevolezza che lo contraddistingueva.

​«Signor Bertelli, buongiorno,» disse De Rosa, sorpreso. «Per la nuova strumentazione stiamo definendo gli ordini, i preventivi sono quasi pronti...»

​«Non sono qui per i preventivi» lo interruppe Samuel con voce calma, facendo un passo all'interno. «Cercavo Mattia. È qui?»

​Mattia si fece avanti, poggiando il bicchiere sul tavolo. «Signor Bertelli. È successo qualcosa?»

​Samuel rimase a fissarlo per qualche secondo. Nei suoi occhi non c'era semplice curiosità, ma un'emozione inquieta e solenne, la stessa vibrazione irrazionale che lo aveva colpito durante il loro primo incontro  e che, nelle ultime ore, non gli aveva dato tregua.

​«No, non è successo niente,» esordì l'ex atleta, avanzando verso di lui mentre il resto della squadra si disponeva a semicerchio, protettiva. «O forse sì, ma dentro di me.»

​Samuel scosse leggermente la testa, abbozzando un sorriso amaro e pieno di consapevolezza.

​«Da quando ci siamo visti ho addosso una strana irrequietezza,» continuò con voce calda. «Una sensazione viscerale, un peso sul petto che non riuscivo a spiegarmi. Poi, poco fa, ho sentito il fischiettare delle sirene e il rombo dei vostri mezzi che rientravano e quel richiamo è diventato insostenibile. Qualcosa che va ben oltre la coincidenza.»

​Fece un passo ancora più vicino, abbassando leggermente il tono di voce.

​«Non so cosa sia successo là fuori, e non voglio nemmeno saperlo. Non mi serve conoscere i dettagli, o capire cosa nascondi o chi tu sia veramente. Ci sono cose in questo mondo che vanno oltre la logica, e va bene così.»

​Samuel si voltò a guardare l'intera squadra, leggendo nei loro volti una lealtà cieca nei confronti del compagno.

​«Quello che so con certezza,» proseguì l'imprenditore, «è che c'è un legame strano, profondo, che mi unisce a te e a questa squadra. Una forza che non riesco a spiegare a parole, ma che non posso continuare a ignorare.»

​Infilò le mani nelle tasche del giaccone, guardandoli uno ad uno.

​«La donazione per le attrezzature rimane, ovviamente. Ma sono venuto fin qui per dirvi un'altra cosa: da oggi questa caserma ha uno scudo in più. Qualsiasi cosa vi serva — burocrazia, permessi, coperture, fondi straordinari, o anche solo supporto per le vostre vite personali — sapete dove trovarmi. Consideratemi la vostra sponda sicura. Potete contare su di me, sempre.»

​Un silenzio denso avvolse la mensa. Roberto De Rosa fece un passo avanti, allungando la mano per stringere quella di Samuel con immensa gratitudine.

​«Grazie, Samuel,» disse Il Barba. «Significa più di quanto pensi.»

​Samuel ricambiò la stretta, poi tornò a fissare Mattia. Per un istante, negli occhi dell'ex calciatore balenò quel riflesso di affetto paterno appartenente a un'altra linea temporale, un'eco incancellabile che il tempo non era riuscito a spezzare.

​«Fai attenzione, Mattia,» disse Samuel a bassa voce, stringendogli la spalla prima di voltarsi verso l'uscita. «Ci vediamo presto.»

​Quando il cancello si richiuse dietro l'auto di Bertelli, Massimiliano si avvicinò a Mattia, guardando la strada.

​«Anche se non ricorda di essermi stato padre... continua a sentirlo dentro.» Pensò Mattia.

​Mattia accarezzò il Sigillo attraverso il tessuto della divisa, sentendo la gemma nera tiepida contro il petto.

​«Il tempo può cambiare gli eventi» disse tra séesé, «ma ciò che è scritto nel profondo trova sempre il modo di tornare in superficie.»

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