Il sonno di Mattia non era mai stato un vero riposo, ma quella notte fu un tormento spezzato da lampi e ruggiti d'acqua.
Nella trance della visione, il tempo della sua mente era scivolato in avanti di ventiquattr'ore. Sentiva l'odore forte di terra bagnata e gasolio, il freddo pungente di una pioggia torrenziale che sferzava il volto e, soprattutto, un boato sordo e profondo: il punto esatto in cui l'argine maestro del fiume Reno cedeva, inghiottendo un vecchio casolare isolato nelle campagne di Borgopianura. Tra il fango e le lamiere trascinate via dalla corrente, vedeva le sagome disperate di una famiglia intrappolata e le luci blu dell'APS che arrivavano troppo tardi.
Mattia si svegliò di colpo, spalancando gli occhi nell'oscurità del suo alloggio. Il petto gli si alzava e abbassava a ritmi frenetici, mentre al collo il sigillo d'oricalco rilasciava un calore pulsante e persistente.
Si mise a sedere sul bordo del letto, passandosi le mani sul volto ancora bagnato di sudore. Non era stato un incubo. Era un presagio, una di quelle spaccature nella trama del tempo che il suo potere da Custode gli mostrava quando una tragedia imminente chiedeva di essere evitata.
Guardò l'orologio: le 04:15 del mattino. Fuori dalla finestra, il cielo era ancora terso, ma l'aria era strana, carica di un'elettricità pesante che annunciava un cambiamento di tempo.
Sapendo di non poter più prendere sonno, Mattia si infilò la maglia scura della divisa e uscì sul ballatoio della caserma. Aveva bisogno di parlare con qualcuno, di far uscire quella visione dalla sua testa e trasformarla in un piano reale.
Trovò Massimiliano seduto nel gazebo del cortile interno, avvolto in una felpa pesante, con una tazza di caffè fumante tra le mani e lo sguardo perso nel vuoto. La giovane recluta faticava a prendere sonno prima dei turni di guardia e usava le ore della notte per studiare le mappe delle condotte idriche del distretto.
«Neanche tu riesci a dormire?» chiese Massimiliano, alzando lo sguardo e facendo spazio sulla panchina di legno.
Mattia si sedette accanto a lui. Il silenzio della caserma era rotto solo dal ronzio dei compressori delle saldatrici in officina.
«Ho avuto un sogno, Massimiliano,» esordì Mattia con una gravità nella voce che fece subito raddrizzare la schiena al ragazzo. «Anzi, no. Non era un sogno. È una visione di quello che accadrà domani notte.»
Massimiliano posò la tazza sul tavolo, fissandolo negli occhi. Dopo aver visto il sigillo e conosciuto la vera natura di Mattia, non metteva più in dubbio le sue parole. «Cosa hai visto?»
«La grande piena del Reno,» spiegò Mattia, appoggiando i gomiti sulle ginocchia e intrecciando le dita. «Cadrà una quantità d'acqua mai vista, in poche ore. Tra domani sera e la notte successiva, l'argine maestro vicino al vecchio mulino dei Benati, nella frazione di San Michele, cederà. C'è un punto in cui le gallerie scavate dalle nutrie hanno indebolito la base della terra. L'acqua travolgerà il casolare. Se la centrale ci manda lì quando la chiamata arriva dai centralini, saremo in ritardo di venti minuti. E venti minuti, con quel fiume in piena, significano la morte per chi si trova dentro.»
Massimiliano sgranò gli occhi, assimilando il peso di quella rivelazione. «Possiamo avvisare la Protezione Civile? O il Capo?»
«Se vado da De Rosa dicendo che ho sognato il crollo dell'argine prima ancora che inizi a piovere, metterei la squadra in una posizione impossibile,» rispose Mattia. «E non possiamo allertare i soccorsi ufficiali sulla base di una premonizione senza creare il panico o rischiare che non ci credano.»
Massimiliano rimase in silenzio per qualche secondo, riflettendo intensamente. Poi un bagliore d'intuito gli illuminò il volto.
«Allarme preventivo per perlustrazione,» disse la giovane recluta, voltandosi verso Mattia. «Domani mattina è previsto il nostro pattugliamento di routine per la verifica degli idranti esterni e dei punti di prelievo idrico. Possiamo chiedere a Roberto di inserire nel giro proprio la zona di San Michele e il mulino dei Benati. Diciamo che abbiamo notato delle crepe nel terreno durante una perlustrazione informale. Se andiamo lì prima che arrivi la bufera, possiamo controllare la tenuta dell'argine e allertare subito la famiglia per farla evacuare prima che il fiume salga!»
Mattia lo guardò, sorpreso e orgoglioso della prontezza di spirito del ragazzo. La soluzione di Massimiliano era perfetta: usava la logica e le procedure umane per incastrare la visione nel mondo reale, senza insospettire le autorità né infrangere le regole del tempo.
«È un'ottima idea,» disse Mattia, mettendogli una mano affettuosa sulla spalla. «Facciamo così. Alle otto, appena De Rosa entra in ufficio per la pianificazione dei pattugliamenti, gli proponiamo il sopralluogo a San Michele.»
«E se la pioggia comincia prima del previsto?» chiese Massimiliano con un filo d'ansia.
Mattia sfiorò il sigillo sotto la maglietta, sentendo la sua carica vibrante. «Allora saremo già lì. Io e te non lasceremo che quel fiume si prenda nessuno.»
La mattina seguente, il cielo sopra Borgopianura si era trasformato in una distesa di nuvole grigie e minacciose, basse e cariche di pioggia.
Mattia e Massimiliano entrarono nell'ufficio del Caposquadra. Roberto De Rosa era al telefono con la sala operativa provinciale, mentre scorreva i bollettini meteo.
«Sì, ho visto le allerte per il pomeriggio... d'accordo, teniamo le squadre pronte,» disse Roberto prima di riagganciare e alzare lo sguardo sui due. «Buongiorno. Avete facce di chi non ha dormito parecchio.»
«Capo,» prese la parola Massimiliano, seguendo il piano concordato nella notte, «per il pattugliamento dei punti d'acqua di stamattina, vorremmo andare a controllare la zona di San Michele, vicino al vecchio mulino dei Benati. Durante la scorsa perlustrazione ho notato che il canale secondario era molto ostruito e le paratoie dell'argine principale sembravano arrugginite. Con questo meteo in arrivo, sarebbe meglio fare un salto a verificare.»
De Rosa socchiuse gli occhi, guardando prima la recluta e poi Mattia, che annuì in silenzio confermando la richiesta. Il vecchio Caposquadra, ormai consapevole dell'intuito straordinario del suo vice e della connessione tra i due ragazzi, capì al volo che sotto quella richiesta apparentemente burocratica c'era qualcosa di più profondo.
«San Michele, eh?» disse De Rosa, prendendo le chiavi del fuoristrada di servizio e lanciandole a Mattia. «Andate. Prendete anche i kit di misurazione del flusso e le radio a frequenza dedicata. Se vedete che il livello del Reno sale oltre la soglia di guardia prima del previsto, non aspettate ordini: fate evacuare le case isolate e chiamatemi subito.»
«Ricevuto, Capo,» rispose Mattia.
Mentre uscivano dall'ufficio per salire sul fuoristrada, le prime gocce di una pioggia battente e pesante iniziarono a picchiettare con violenza sulle lamiere dei mezzi nel cortile. La corsa contro il tempo e contro la furia del fiume era ufficialmente iniziata.
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