Eroi invincibili- capitolo 13- il filo del tempo



L’aria nella sala riunioni era pesante, quasi più di quella respirata durante gli interventi. Sul tavolo erano sparpagliati i cataloghi delle attrezzature e le schede tecniche degli autorespiratori di ultima generazione, affiancati da una serie di fogli di bilancio segnati in rosso.

​Roberto De Rosa lasciò cadere la penna sul tavolo, passandosi una mano pesante sulla fronte stanca.

​«Il Ministero ha tagliato di nuovo i fondi straordinari per il distretto,» annunciò il Caposquadra con amarezza, guardando i suoi ragazzi. «Con il budget attuale non riusciamo a ricomprare le tute ad alta protezione termica che si sono rovinate nello stabilimento chimico, né la nuova centralina di rilevamento gas per l'APS. Se usciamo così, al primo intervento serio rischiamo di lavorare con i piedi legati.»

​Giuseppe "Muto" scosse la testa, chiudendo il registro delle scorte con un colpo secco. «Ho tirato i conti tre volte. Non c'è margine. Se non interviene un privato o una donazione speciale, dobbiamo aspettare il prossimo anno finanziario.»

​«E nel frattempo speriamo che la città non prenda fuoco,» commentò Elena con un sospiro tirato.

​Massimiliano guardò Mattia, cercando nei suoi occhi una di quelle soluzioni improvvise che la sua esperienza millenaria sembrava sempre offrire. Mattia rimase in silenzio a fissare una scheda tecnica, mentre nella sua mente un ricordo lontano compiva un balzo indietro di decenni.

​In un'altra linea temporale — Mattia aveva avuto una famiglia. Aveva conosciuto un uomo  dal cuore d'oro, un ex calciatore professionista diventato filantropo che lo aveva accolto come un figlio, guidandolo nei suoi primi anni di camuffamento in quel secolo. Il suo nome era Samuel Bertelli.

​In questa linea temporale, però, Samuel Bertelli non aveva mai adottato Mattia. Era semplicemente un ex campione di calcio, un uomo immensamente ricco, ritiratosi a vita privata e noto in provincia per le sue opere di filantropia. Non si erano mai parlati. Per Samuel, Mattia era un estraneo come tanti.

​Ma i legami dell'anima non si cancellano del tutto con i cambi della storia, pensò Mattia.

​«Lasciate fare a me,» disse Mattia alzandosi dalla sedia e raccogliendo l'elenco delle attrezzature necessarie. «Conosco una strada. Vi farò sapere entro sera.»

​De Rosa lo guardò sorpreso, ma dopo tutto quello che avevano condiviso non fece domande. Gli fece solo un cenno d'intesa.

​Due ore dopo, Mattia varcava il cancello di ferro battuto di Villa Guglielmi, quasi in centro città. La villa era immersa nel verde, silenziosa e maestosa, acquistata dal Bertelli qualche anno prima.

​Samuel Bertelli stava seduto nel patio che dava sul giardino, intento a sfogliare una rivista sportiva con un tazza di tè fumante accanto. I capelli erano brizzolati, la corporatura ancora solida da atleta, e lo sguardo portava quell'ombra di solitudine tipica di chi ha ottenuto tutto dalla vita tranne gli affetti più cari.

​Quando i passi di Mattia risuonarono sul vialetto di ghiaia, Samuel alzò lo sguardo. Il suo volto si bloccò per un istante.

​«Buongiorno,» disse Mattia con cortesia, indossando la divisa di rappresentanza dei Vigili del Fuoco. «Signor Bertelli? Sono Mattia, del Turno B del distaccamento locale.»

​Samuel si alzò lentamente dalla sedia. Non rispose subito. Lo fissò negli occhi con un'intensità strana, quasi smarrita, come se stesse cercando di recuperare il filo di un sogno dimenticato o un ricordo che non gli apparteneva. Sentì un tuffo improvviso al cuore, una sensazione di calore e familiarità inspiegabile che gli attraversò il petto.

​«Buongiorno...» mormorò Samuel, schiarendosi la voce e cercando di ricomporsi. «Prego, si accomodi. La mia segretaria mi aveva avvisato. In cosa posso esserle utile?»

​«Sono qui per presentarle una richiesta di supporto per la nostra caserma. Sappiamo che lei è sempre stato attento alle esigenze del territorio.»

​Mattia stese sul tavolo di cristallo i fogli con i preventivi per la nuova strumentazione: la centralina gas, le tute ad alta resistenza e i kit di primo soccorso avanzati.

​Samuel diede un'occhiata superficiale ai fogli, ma il suo sguardo continuava a tornare sul volto di Mattia. Più lo osservava, più quella sensazione di protezione e di paternità mancata si faceva strada dentro di lui, profonda e irrazionale.

​«Lei è un Vigile del Fuoco da molto tempo?» chiese Samuel, con un tono di voce improvvisamente più morbido, quasi confidenziale.

​«Abbastanza da sapere che senza l'attrezzatura giusta rischiamo di non tornare a casa,» rispose Mattia con sincerità. «E la nostra squadra è la mia famiglia. Non posso permettere che rischino la vita per mancanza di fondi.»

​Samuel accarezzò il bordo della tazza, assorto nei suoi pensieri. 

"Perché questo ragazzo mi sembra così familiare?" si chiese. Non riusciva a spiegarselo con la logica, ma dentro di sé sentiva una voce imperiosa che gli diceva di prendersi cura di quell'uomo e della sua squadra.

​«Quanto serve per coprire tutto l'elenco?» chiese l'ex calciatore.

​«Circa quarantacinque mila euro,» spiegò Mattia. «Ma anche una donazione parziale per noi sarebbe...»

​«Coprirò l'intero importo,» lo interruppe Samuel senza un secondo di esitazione, prendendo un libretto di assegni dalla giacca e una penna stilografica. «Anzi, raddoppierò la cifra. Voglio che compriate anche i sistemi di comunicazione satellitare per la vostra APS.»

​Mattia lo guardò, profondamente commosso. Sapeva che l'amore di un padre, anche se cancellato dalle trame del tempo, lasciava un'impronta indelebile nella memoria dello spirito.

​Samuel firmò l'assegno con tratto sicuro e glielo porse. Nel momento in cui Mattia lo prese, le loro dita si sfiorarono per un istante. Una scossa lieve, quasi un brivido di riconoscimento, passò tra i due.

​Samuel sorrise, un sorriso caldo che Mattia conosceva fin troppo bene. «Faccia attenzione là fuori, Mattia. Venite a trovarmi quando la strumentazione sarà arrivata.»

​«Glielo prometto, signor Bertelli,» rispose Mattia con un cenno di profondo rispetto, stringendogli la mano con calore. «Grazie. Da parte di tutti noi.»

​La sera stessa, quando Mattia rientrò in caserma e appoggiò l'assegno coperto sul tavolo della sala mensa, il Turno B rimase a bocca aperta.

​«Quarantacinque... no, novantamila euro?!» balbettò Giuseppe "Muto", perdendo per la prima volta nella sua vita la leggendaria compostezza e dimenticandosi la penna in mano.

​Elena lanciò un urlo di gioia, abbracciando Massimiliano che saltava da una parte all'altra della cucina.

​Roberto De Rosa guardò l'assegno firmato da Samuel Bertelli e poi fissò Mattia, scuotendo la testa con un sorriso incredulo e pieno d'affetto.

​«Un ex calciatore filantropo che non ti ha mai visto in vita sua ti stacca un assegno da novantamila euro al primo incontro?» mormorò il Barba a bassa voce, avvicinandosi a Mattia mentre gli altri festeggiavano. «Altro incantesimo di Atlantide, vice?»

​Mattia guardò fuori dalla finestra, verso le colline lontane dove la villa di Samuel si spegneva nella penombra della sera, e sorrise con dolcezza.

​«No, Capo,» rispose Mattia piano, sentendo il sigillo sul petto più caldo che mai. «Nessun incantesimo. Solo la prova che certi legami sono più forti del tempo.»

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