Epilogo: La regola del tre (Scena post credit crossover).



​Sei mesi dopo l'attentato di Bologna, il salotto di Palazzo Chigi non aveva più l'aspetto austero e formale che aveva sempre avuto. Sulla grande scrivania di radica, accanto ai faldoni sui decreti d'emergenza e ai dossier internazionali, c'erano due tazzine da caffè vuote e la prima pagina del Corriere della Sera ancora fresca di stampa.

​Jacopo, con indosso una camicia bianca aperta sul collo e la spalla sinistra ancora leggermente rigida nei movimenti, osservava la vista sui tetti di Roma al tramonto. Dalla porta a vetri del terrazzo entrò Valerio, buttando le chiavi sul tavolo con la solita disinvoltura.

​La tempesta mediatica seguita alla conferenza stampa di Bologna si era ormai posata. Il Paese, contro ogni previsione di chi scommetteva sul crollo istituzionale, non era crollato. La rivelazione del loro legame aveva scosso i palazzi, scatenato dibattiti infuocati e riempito i talk show per settimane, ma alla fine la forza con cui entrambi avevano continuato a svolgere i rispettivi ruoli — scontrandosi duramente in aula su ogni legge, senza sconti né sguardi di favore — aveva imposto una nuova e inattesa maturità politica.

​Ma con la fine del mandato del Capo dello Stato uscente, si era aperta la partita più complessa per gli equilibri della Repubblica: la caccia al nuovo inquilino del Quirinale. Per settimane, nei corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama, i partiti si erano incagliati sui soliti nomi d'apparato, tra veti incrociati e le solite schermaglie. Era stato proprio durante la convalescenza di Jacopo che lui e Valerio avevano ripreso a tessere la tela in gran segreto, cercando una figura super partes capace di unire un Parlamento spaccato e di dare un segnale di svolta. La svolta era arrivata quando avevano deciso di convergere congiuntamente su una candidatura fuori dagli schemi tradizionali: quella di Samuel Bertelli. Ex calciatore di livello internazionale convertitosi alla diplomazia globale, già Vicesegretario delle Nazioni Unite con delega alla Cooperazione Internazionale e noto filantropo, Bertelli rappresentava l'autorevolezza, la freschezza e l'integrità necessarie per pacificare il Paese.

​«Il quorum della quarta votazione è blindato,» esordì Valerio, sedendosi sul bordo della scrivania e facendosi scorrere un foglio tra le mani. «L'intesa tiene. Il mio partito vota compatto e i tuoi capigruppo hanno firmato il documento comune. Domani mattina Samuel Bertelli sale al Quirinale.»

​Jacopo si voltò, accennando un sorriso sottile. «Il più giovane Presidente della Repubblica della storia. A cinquant'anni appena, ha la statura internazionale e la forza morale giuste per guidarci dopo mesi così difficili. È stata la scelta migliore che potessimo fare.»

​«Già,» continuò Valerio, incrociando le braccia al petto con un'espressione ironicamente pensierosa. «Un Presidente della Repubblica stimato ovunque, aperto, moderno... e omosessuale dichiarato.»

​Valerio fece una pausa, guardando Jacopo negli occhi con una luce divertita.

​«Fammi ricapitolare un attimo la mappa istituzionale di questo Paese, Jacopo: abbiamo il Capo dello Stato gay, il Presidente del Consiglio gay e il Leader dell'Opposizione gay. Tutti nei tre ruoli più alti della Repubblica contemporaneamente.»

​Valerio trattenne a stento una risata, scuotendo la testa. «I conservatori dell'ala dura del tuo partito si staranno chiedendo se c'è un cortocircuito nel sistema, o se abbiamo fatto un colpo di Stato senza avvisare nessuno. Ma la cosa ancora più assurda... è che siamo pure tutti e tre nati e cresciuti a Borgopianura! In pratica la Repubblica Italiana è diventata un affare di paese. Se lo scoprono a Borgopianura, ci intitolano la piazza principale prima di sera.»

​Jacopo non trattenne una risata aperta, rilassando le spalle.

​«Diranno che c'è decisamente qualcosa che non va nel Paese,» scherzò il Premier, avvicinandosi a Valerio e appoggiandosi alla scrivania accanto a lui. «O magari che Borgopianura ha un'acqua miracolosa per la classe dirigente.»

​Valerio allungò la mano e gli sfiorò delicatamente la spalla ferita, un gesto spontaneo che ora potevano concedersi senza dover prima guardare la porta o temere l'ombra di un obiettivo fotografico.

​«E adesso?» chiese Valerio a voce più bassa, con una nota di profonda serenità.

​Jacopo lo guardò negli occhi, sorridendo con un calore rimasto inalterato in tutti quegli anni.

​«E adesso dammi un bacio.»

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