La politica locale a Borgopianura non era ancora una questione di Stato, ma bruciava della stessa passione feroce. Il salone del circolo cittadino era stipato fino all'inverosimile per la presentazione ufficiale del candidato sindaco del centrodestra. L'aria era viziata, satura di chiacchiere ad alto volume e sguardi di sfida tra i notabili della zona.
Valerio varcò la soglia con un taccuino stropicciato infilato nella tasca posteriore dei jeans e il tesserino da pubblicista di Borgopianura Oggi appeso al collo. Il giornale locale di sinistra per cui scriveva gli aveva affidato il pezzo di colore sulla convention avversaria. Sapendo benissimo chi avrebbe trovato in prima fila, si era vestito apposta con una giacca usata di un paio di taglie più grande e le solite scarpe da ginnastica consumate.
Jacopo era esattamente dove Valerio si aspettava: tutto impettito in un abito scuro impeccabile, seduto accanto ai suoi genitori tra i sostenitori della prima ora del candidato. Manteneva una postura impeccabile, ascoltando il discorso con cenno misurato del capo, ma la sua attenzione oscillava impercettibilmente verso l'ingresso.
Quando i loro sguardi si incrociarono sopra la folla, un lampo di divertimento attraversò il viso di Jacopo.
A fine comizio, mentre il pubblico si accalcava attorno al rinfresco a base di vino bianco e tartine, Valerio si avvicinò al capannello dove Jacopo stava conversando con due consiglieri comunali uscenti.
«Dottor Valli, una battuta per la stampa d'opposizione?» lo punzecchiò Valerio con un tono solenne del tutto finto, penna alla mano. «Come pensa che la vostra lista possa convincere i quartieri popolari dopo le promesse non mantenute sugli spogliatoi del campo sportivo?»
Jacopo si scusò garbatamente con i suoi interlocutori e fece un passo verso di lui, squadrandolo dall'alto in basso con un sorriso trattenuto. «Sempre il solito agitatore di popolo, Neri. Ti hanno mandato qui a fare spionaggio industriale o cercano semplicemente qualcuno che scriva un articolo senza troppi errori grammaticali?»
«Scrivo quello che vedo: solite facce, solite cravatte e zero idee,» rintuzzò Valerio, avvicinandosi di un millimetro di troppo rispetto al protocollo da convention. «E tu sei decisamente troppo elegante per un martedì sera in provincia.»
«Qualcuno deve pur alzare il livello del decoro urbano,» replicò Jacopo a bassa voce, stuzzicandolo. «Vieni, la rassegna stampa la facciamo di là prima che i tuoi colleghi del giornale ti vedano parlare con il nemico.»
Facendo finta di cercare un luogo più calmo per un'intervista, Jacopo guidò Valerio lungo il corridoio laterale, fino al bagno di servizio riservato ai relatori. Appena la porta in legno pesante si chiuse alle loro spalle con un colpo secco, tagliando fuori il brusio della sala, la finzione politica si dissolse all'istante.
Jacopo girò la chiave nella toppa. Valerio non perse un secondo: appoggiò il taccuino sul lavandino e lo spinse leggermente contro la parete di piastrelle.
«Il nemico, eh?» mormorò Valerio, le mani già sui fianchi di Jacopo, sotto la giacca scura. «Ti assicuro che la mia redazione non approverebbe questa vicinanza con il nemico.»
«Nemmeno la mia famiglia approverebbe i tuoi metodi di intervista,» rispose Jacopo, prima che le parole venissero soffocate dal bacio affamato e urgente che Valerio gli rubò sulle labbra.
In quel piccolo bagno illuminato da un neon ronzante, l'ostilità di facciata si trasformò in una complicità calda e complessa. Le dita di Jacopo si persero tra i ricci disordinati di Valerio, disfacendo con una carezza decisa la maschera di formalità che indossava ogni giorno davanti alla città. Per venti minuti, fuori da quella porta continuò la battaglia per il governo del comune, mentre dentro due ragazzi imparavano a dividersi il mondo di giorno per appartarsi nel buio della notte.

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