Il velivolo si staccò dal suolo dell'hangar di Ciampino senza una singola vibrazione. Fuori dai finestrini oscurati, la luce del mattino romano lasciò il posto al blu scuro dell'alta atmosfera nel giro di pochissimi secondi. Salivano a una velocità che avrebbe dovuto schiacciarli contro i sedili, ma la tecnologia a bordo compensava perfettamente la forza di gravità.
Jacopo e Valerio sedevano di fronte a Samuel. Nelle loro mani, i bicchieri d'acqua rimandavano riflessi azzurrini provenienti dalle luci di navigazione del velivolo.
Samuel si sporse leggermente in avanti, incrociando le mani. Il suo sguardo, solitamente misurato e diplomatico, era carico di una gravità antica.
«So cosa state pensando», esordì Samuel, la voce nitida nonostante il ronzio magnetico di fondo. «E no, non sono impazzito. La storia che vi hanno raccontato — la storia che tutti conoscono — è solo la superficie di un quadro enormemente più complesso.»
Fece una breve pausa, lasciando che le sue parole sedimentassero prima di proseguire.
«Riccardo, il mio ex compagno, non è morto dieci anni fa. Ha inscenato la sua morte per potersi dedicare a una missione ben più grande: la fondazione della Lega delle Frecce d'Oro. È un'organizzazione nata per combattere la Confraternita, una setta millenaria che da secoli opera nell'ombra per spingere l'umanità nell'oscurantismo più totale. La Confraternita si cela dietro i grandi strappi della storia: i colpi di Stato, come quello in Cile, le rivolte manovrate, i conflitti provocati ad arte. E la Lega interviene per contrastarla e riportare l'equilibrio, anche se non sempre ci si riesce.»
Valerio scosse la testa, quasi a voler scacciare un capogiro. «Samuel... stai parlando di una società segreta millenaria. E Riccardo ne sarebbe al capo?»
«Non è solo una società segreta, Valerio», continuò Samuel con fermezza. «La Lega ha annoverato tra i suoi membri grandi menti del passato: da Leonardo da Vinci ad Alexander Fleming, fino ad Abraham Lincoln. Uomini che hanno combattuto la Confraternita su livelli diversi. Ma c'è di più. La scomparsa di Riccardo e il suo lavoro nell'ombra hanno favorito l'incontro tra me e Mattia, mio figlio adottivo. Era un evento fondamentale: dal mio incontro con Mattia si sarebbero dovute verificare nel futuro cose straordinarie per l'intero pianeta. Per far sì che io lo prendessi in affido, dovevo rimanere solo. Per questo Riccardo ha dovuto sparire dalla mia vita.»
Jacopo si sporse verso di lui, lo sguardo affilato. «E la tecnologia di questo aereo? I cunicoli sotto il Quirinale?»
«Tutto questo è opera di Atlantide», rispose Samuel. «Grazie alla macchina del tempo che Mattia stesso inventerà nel futuro, la Lega delle Frecce d'Oro è riuscita a viaggiare indietro nel tempo fino all'epoca di Atlantide, importando scoperte scientifiche e risorse inimmaginabili per la nostra epoca. Il tunnel che abbiamo appena attraversato sotto il Quirinale è stato costruito dai tecnici di Atlantide perché, guardando nel futuro, si era visto che io sarei diventato Presidente della Repubblica.»
Samuel sospirò, lasciando trasparire una sottile vena di stanchezza.
«Ma i viaggi nel tempo portano con sé una conseguenza devastante: la creazione di linee temporali alternative. In una di queste linee temporali parallele, ad esempio, in questo stesso 2026 io non dovrei essere al Quirinale, ma al tuo posto, Jacopo... dovrei essere il Presidente del Consiglio.»
Il silenzio nella cabina divenne quasi tangibile. Jacopo e Valerio si scambiarono un'occhiata smarrita, incapaci di interromperlo.
«Il vero problema, però, è un altro», continuò Samuel, abbassando la voce. «Ed è il motivo per cui siamo qui. Dietro l'attacco della Confraternita e dietro quel messaggio inviato a Valerio, non c'è solo un nemico politico. Le nostre informazioni dicono che a guidare la Confraternita ci sia un Mattia alternativo, proveniente da un universo parallelo. In quella linea temporale, Mattia non è il ragazzo che conosco e che ho cresciuto: è un criminale spietato, infallibile e spinto da un disegno oscuro.»
Un segnale acustico armonico risuonò nella cabina. Sulla parete frontale del velivolo, il pannello oscurato diventò improvvisamente trasparente, svelando la distesa sconfinata e bluastra dell'Oceano Atlantico.
In mezzo alle onde, una struttura colossale e avveniristica emergeva dall'acqua: una piattaforma geometrica fluttuante, avvolta da un campo di dissimulazione ottica che si dissolveva man mano che il velivolo si avvicinava.
«Siamo arrivati», disse Samuel alzandosi in piedi. «Quella è la base della Lega. Ora dobbiamo capire quanto sia profonda la falla e se c'è davvero il Mattia della Confraternita dietro questo attacco.»
Il velivolo impostò la fase di discesa con una stabilità innaturale. Nessun vuoto d'aria, nessuna variazione di pressione nelle orecchie. Dall'alto, la piattaforma di Atlantide non assomigliava a nessuna struttura militare o industriale nota: era una monumentale architettura geometrica e modulare, costruita in un lega metallica di colore bianco che sembrava assorbire la luce del sole e fondersi con la superficie increspata dell'Oceano Atlantico.
Le pareti trasparenti dell'hangar superiore si aprirono a libro, accogliendo il vettore supersonico con un sibilo sordo. Non appena i motori a levitazione magnetica si spensero, la rampa posteriore si abbassò, lasciando penetrare all'interno una brezza marina pura, priva del classico odore di carburante che accompagna ogni atterraggio.
Ad attendere i tre uomini sulla banchina non c'era una scorta armata, ma un'unica figura alta, avvolta in un soprabito scuro dal taglio essenziale.
Samuel fu il primo a scendere la rampa. Si fermò a pochi passi da lui. Per un istante lungo un'eternità, il ruolo istituzionale del Capo dello Stato svanì, lasciando affiorare l'emozione pura e rattenuta di un uomo che guardava un fantasma della propria giovinezza.
«Riccardo», disse Samuel piano.
«Benvenuto a bordo, Samuel», rispose Riccardo. La sua voce era matura, arricchita da una sfumatura di gravità che i ricordi di Samuel non possedevano, ma nei suoi occhi c'era la stessa determinazione ferma di un tempo. Il suo sguardo si spostò poi su Jacopo e Valerio, che scendevano la rampa con la diffidenza e lo stupore di chi sta varcando il confine tra il mondo conosciuto e l'incredibile.
«Presidente Valli, Onorevole Neri», disse Riccardo facendo un leggero cenno del capo. «So che quello che avete ascoltato durante il volo sfida ogni categoria della vostra quotidianità politica. Ma quello che state per vedere vi chiarirà perché tutto questo è necessario.»
«Spero per te che tu abbia risposte molto valide», intervenendo Valerio, cercando di mantenere un tono fermo mentre guardava le imponenti strutture che si estendevano a perdita d'occhio. «Perché a Roma ci siamo lasciati alle spalle il Governo e la Presidenza della Repubblica tenuti insieme da un filo di nylon.»
Riccardo accennò un sorriso amaro e fece loro segno di seguirlo lungo un ampio corridoio a vetrate d'acciaio. «Questo luogo non è una fortezza da guerra, come molti potrebbero pensare. Questa piattaforma è la manifestazione concreta di Atlantide nel nostro presente.»
Mentre camminavano, le pareti del corridoio rivelarono enormi ambienti sotterranei e sottomarini illuminati da una luce diffusa e naturale. Jacopo si sporse verso una delle vetrate, rimanendo a bocca aperta: sotto di loro si estendevano biosfere cilindriche sterminate dove vegetavano specie botaniche sconosciute o estinte, affiancate da moduli criogenici e banche genetiche ad altissima tecnologia.
«Atlantide è, nella sua essenza, un gigantesco laboratorio scientifico e un santuario della vita», spiegò Riccardo mentre procedevano verso il cuore della struttura. «È una vera e propria Arca di Noè contemporanea e fuori dal tempo. Qui conserviamo la memoria genetica, botanica e biologica del pianeta, al riparo dalle catastrofi, dall'inquinamento e dai tentativi della Confraternita di impoverire e manipolare il patrimonio naturale della Terra.»
«E l'elemento temporale?» chiese Jacopo, la cui mente analitica cercava di ricomporre il puzzle. «Samuel ci ha detto che da qui si muovono le linee del tempo.»
Riccardo si fermò davanti a una seconda porta blindata che si aprì silenziosamente su una vasta sala circolare, dominata al centro da una struttura ad anelli concentrici sospesi nel vuoto, percorsi da impulsi di luce dorata che curvavano lo spazio visibile attorno a sé.
«Qui è custodita la macchina del tempo», rispose Riccardo, indicando l'anello centrale. «La tecnologia madre recuperata dall'antica civiltà di Atlantide, perfezionata da Mattia nel futuro. Non è un giocattolo per cambiare la storia a nostro piacimento, ma uno strumento di salvaguardia estrema. È grazie a questa sala che siamo riusciti a contrastare i depistaggi della Confraternita nel corso dei secoli.»
Riccardo si voltò verso Samuel, lo sguardo fatto di nuovo serio. «Ma ora il nemico ha trovato un punto di breccia. Il ricatto inviato a Valerio non è un semplice attacco politico: è il primo passo di una manovra orchestrata per destabilizzare il Quirinale dall'interno. E il Mattia che sta muovendo quelle pedine non appartiene alla nostra storia.»
Riccardo guidò il gruppo oltre la sala del nucleo temporale, introducendoli in una vasta area operativa circolare dominata da schermi olografici e mappe tattiche in continua evoluzione.
Ad attenderli attorno al tavolo centrale non c’erano tecnici in camice, ma il nucleo operativo al completo della Lega delle Frecce d’Oro.
Benedetto, l’attuale compagno di Samuel, fu il primo ad farsi avanti, lo sguardo tirato di chi aveva vissuto le ultime ore sotto un'enorme tensione. Accanto a lui si trovavano Mattia e Massimiliano, il suo compagno, e poco più indietro due ragazzini di dodici e sei anni, Davide e Speranza, i figli adottivi di Mattia e Massimiliano, che osservavano la scena con curiosità composta ma attenta.
«Samuel, ma che cosa hai fatto?», esordì subito Benedetto, senza nemmeno salutare i nuovi arrivati. La sua voce tradiva una forte contrarietà. «Portare il Presidente del Consiglio e il Leader dell'Opposizione qui, adesso? È del tutto prematuro! Questa base doveva rimanere coperta fino alla fine della crisi.»
«Non c'era altro modo, Benedetto», rispose Samuel con fermezza tranquilla, facendosi avanti. «Siamo arrivati al punto in cui inventare scuse o costruire altre mezze verità non serviva più a nulla. Per far capire a Jacopo e a Valerio la gravità di ciò che sta accadendo a Roma, l'unico modo era mostrare loro la realtà. Senza filtri.»
Valerio, che fino a quel momento aveva cercato di assorbire l'impatto visivo di quell'incredibile struttura sottomarina, scosse la testa, visibilmente smarrito. «Ma... scusate. C'è davvero bisogno di tutto questo? Una piattaforma oceanica, i viaggi nel tempo, tecnologie da secolo futuro... tutto per un messaggio anonimo su una vicenda di vent'anni fa?»
Jacopo gli fece eco, incrociando le braccia e guardando prima Riccardo e poi il giovane Mattia. «Valerio ha ragione. Siamo uomini di Stato, siamo abituati alle manovre di palazzo e al fango della politica. La mia domanda è semplice: siamo davvero sicuri che questo ricatto arrivi da questa presunta Confraternita? E se fosse solo la mossa di un depistatore o di qualcuno che all'epoca ha visto il video dell'Iraq prima che venisse rimosso dal web?»
A quel punto fu Mattia a fare un passo avanti, affiancato da Massimiliano. Il suo atteggiamento non era più quello del semplice studente universitario che tutti vedevano a Roma. C'era nei suoi occhi una maturità e un'autorità diverse.
«No, Presidente Valli. Non è la mossa di un ricattatore qualunque», disse Mattia con tono glaciale, senza entrare nei dettagli tecnici del monitoraggio temporale per non svelare oltre il dovuto. «Quel messaggio ha la firma crittografica e concettuale della Confraternita. E credetemi: la Confraternita non è un'organizzazione di tipo fumettistico, non è la Spectre di James Bond. È una struttura millenaria, tentacolare, che dispone di risorse immense ed è concretamente in grado di sovvertire l'ordine costituito di intere nazioni in poche ore.»
Mattia fece una breve pausa, guardando Jacopo e Valerio negli occhi. «Se hanno deciso di usare il passato di mio padre come leva, non è per un semplice scandalo da prima pagina. Vogliono far crollare il Quirinale per provocare un vuoto di potere e spezzare l'asse politico che voi due garantite. L'emergenza non è solo reale: è imminente.»
Jacopo si scambiò un lungo sguardo con Valerio. Il contrasto tra la logica della politica romana e la scala globale — e temporale — di quella minaccia cominciava finalmente a farsi strada nella mente dei due leader. La partita non si stava più giocando sulle miniature del dibattito parlamentare, ma sul destino stesso delle istituzioni.
Jacopo, da uomo delle istituzioni fino al midollo, fece un passo indietro. Il suo sguardo spaziava tra la grandiosità scientifica di quel laboratorio sottomarino e le figure che gli stavano di fronte, e un'espressione di profondo scetticismo misto a inquietudine gli si dipinse sul volto.
«Allucinante», mormorò Jacopo, la voce tesa. «Allora siamo davanti a una grandissima cospirazione. Un gruppo di persone, sceltosi da solo e sottoposto a nessuna autorità democratica o controllo parlamentare, che può decidere tranquillamente dei destini del mondo?»
La provocazione rimase fluttuare per un istante nel silenzio della sala. Fu Mattia a sostenere il suo sguardo senza battere ciglio.
«Capisco la sua obiezione, Presidente Valli, ma la realtà è diversa», rispose Mattia con fermezza calma. «Noi non agiamo mai per primi. La nostra è sempre e solo una risposta alle mosse della Confraternita. Non condizioniamo il corso naturale degli eventi e cerchiamo di combattere il presente nel presente. Non andiamo indietro nel tempo per modificare la storia a nostro piacimento o per imporre la nostra visione.»
Mattia fece una breve pausa, avvicinandosi al tavolo tattico. «La vera minaccia non siamo noi. La minaccia è la Confraternita, e soprattutto il mio alter ego proveniente da un altro universo. Avendo già avuto uno scontro diretto, posso assicurarvi che è un individuo spietato, incredibilmente pericoloso e privo di qualsiasi limite morale. Le architetture e le regole della politica ordinaria non bastano per combattere un nemico del genere.»
Fece un cenno verso la mappa olografica che mostrare l'Italia e i punti nevralgici del potere a Roma.
«Quel messaggio arrivato a Valerio non è un semplice ricatto», concluse Mattia, fissando Jacopo negli occhi. «È l'inizio di una manovra ben più vasta. Molto probabilmente è nato tutto perché stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato in Italia.»
Valerio, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio cercando di assimilare la vertigine di quelle rivelazioni, avanzò di un passo verso Mattia.
«D'accordo, la difesa del presente...», disse Valerio, la voce venata da un'ombra di dubbio. «Ma tuo padre, durante il volo, ci ha detto un'altra cosa. Ci ha spiegato che la scomparsa di Riccardo e il vostro incontro non sono stati un caso, ma che da voi due sarebbe dovuto nascere qualcosa di fantasmagorico per l'intero pianeta.»
Mattia non rispose a parole. Si voltò verso il terminale principale della sala e sfiorò la superficie in cristallo della console.
Il grande monitor olografico al centro della stanza cambiò istantaneamente configurazione. La mappa tattica dell'Italia lasciò il posto alla scansione ad alta risoluzione di una pagina di giornale digitale. L'intestazione, le infografiche e il layout stilizzato recavano una data futura ben precisa: 14 Maggio 2092.
Valerio e Jacopo si avvicinarono allo schermo, catturati dai titoli e dai paragrafi che scorrevano sotto i loro occhi:
Sconfitta definitiva delle patologie oncologiche e dell'HIV: Grazie alle tecnologie di mappatura molecolare derivate dalle banche biologiche di Atlantide, la mortalità per cancro e AIDS viene azzerata su scala globale.
Erradicazione della povertà estrema: Il piano di redistribuzione energetica e di desalinizzazione avanzata garantisce risorse alimentari e idriche illimitate.
Neutralizzazione della minaccia dell'asteroide Apophis-B: Il sistema di deviazione orbitale a propulsione magnetica salva il pianeta da un impatto devastante.
Completamento delle prime colonie permanenti sulla Luna e su Marte: L'umanità entra ufficialmente nella sua era interplanetaria.
«Questo è l'archivio storico di una delle linee temporali stabili che siamo riusciti a preservare», spiegò Mattia, indicando i punti salienti dell'articolo del 2092. «Tutto ciò che vedete qui — la cura per le peggiori malattie che oggi flagellano il mondo, il superamento della povertà, la deflessione di quell'asteroide e la prima vera civiltà lunare — è il frutto diretto delle scoperte nate dall'unione delle risorse di Atlantide con il lavoro coordinato della mia generazione. Ma questo futuro può esistere soltanto se il presente non viene spezzato.»
Jacopo fissò la data del 2092 sullo schermo, poi si voltò di scatto verso Mattia. «Ma se in quel futuro la Confraternita è stata sconfitto e l'umanità ha raggiunto questi traguardi... come si spiega il messaggio arrivato a Valerio stamattina?»
«Significa una cosa sola, Presidente Valli», rispose Mattia, lo sguardo scuro e concentrato. «In quella linea temporale del 2092 la Confraternita è stata effettivamente debellata. Ma il messaggio che avete ricevuto a Roma proviene evidentemente da un'altra linea temporale, un universo parallelo in cui il mio alter ego ha preso il sopravvento. Qualcuno sta cercando di deviare la nostra storia presente per impedire che quel 2092 si realizzi. Ed è esattamente su questo che dobbiamo indagare ora.»
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