Capitolo 16 Il colore della redenzione



La pioggia sottile che cadeva su Piazza Montecitorio non bastava a raffreddare il clima politico dopo i giorni drammatici dell'alluvione. Valerio stava attraversando il piazzale con la solita borsa in spalla, quando una figura si staccò dall'angolo della galleria fermandolo prima che potesse raggiungere la scalinata.

«Onorevole Neri. Un secondo, per favore.»

Valerio si bloccò. Riconobbe subito il volto di Elena Marchi. La giornalista non aveva con sé né microfono né taccuino, e il suo sguardo, di solito affilato e incalzante, appariva insolitamente calmo e risoluto.

«Dottoressa Marchi,» rispose Valerio, irrigidendo la postura e cercando d'impostare la consueta distanza di sicurezza. «Se cerca una dichiarazione sui fondi per la ricostruzione, c'è una conferenza stampa tra mezz'ora.»

«Non sono qui per una dichiarazione,» lo interruppe la giornalista, con voce bassa per non farsi sentire dai colleghi poco distanti. Fece un passo avanti e fece scivolare una piccola chiavetta USB di metallo nella tasca della giacca di Valerio, con un movimento rapido ma non furtivo.

Valerio trasalì, portando d'istinto la mano alla tasca. «Cosa significa?»

«Lì dentro c'è tutto il materiale della mia inchiesta,» spiegò Elena, guardandolo dritto negli occhi. «I tracciamenti dei vostri spostamenti, le foto del bilocale a Monti, le schede dei telefoni ombra. Avevo un quadro quasi completo del vostro accordo sottobanco... finché non ho capito che l'intesa non era politica, o almeno non solo.»

Il sangue nelle vene di Valerio sembrò congelarsi per un istante, ma la giornalista continuò prima che lui potesse articolare una difesa.

«Ieri ho ricevuto un'offerta straordinaria da una cordata editoriale estera. Un contratto d'oro come corrispondente da Parigi. Una proposta irrinunciabile... mossa con una precisione chirurgica che porta la firma inconfondibile di Palazzo Chigi.» Elena accennò a un sorriso amaro. «Ho capito subito la manovra: il Premier voleva portarmi il più lontano possibile da Roma per disinnescarmi.»

«Se pensa di poter minacciare...» tentò Valerio con fermezza.

«Non sto minacciando nessuno, Onorevole,» lo bloccò Elena con tono sincero. «Io volevo solo fare il mio lavoro di giornalista d'inchiesta. Non ho mai cercato lo scandalo fine a se stesso o la gogna pubblica. E soprattutto... la mia famiglia vive a Faenza. La mia casa era sott'acqua una settimana fa.»

Elena fece una breve pausa, e il suo sguardo tradì un'emozione profonda.

«Ho visto quello che Lei e il Presidente Valli avete fatto per l'Emilia-Romagna. Ho visto lo Stato muoversi con un'efficienza che non ricordavo e ho visto il Suo appello unire il Paese senza speculazioni. Vi sono riconoscente, come cittadina prima ancora che come cronista. Se questa storia diventasse pubblica, distruggerebbe non solo due persone perbene, ma farebbe crollare la fiducia nelle istituzioni in un momento in cui l'Italia ha bisogno di stabilità.»

Elena fece un passo indietro, mettendosi le mani in tasca.

«Quella chiavetta è l'unica copia esistente. Non ci sono server, non ci sono bozze scritte. Accetterò il posto a Parigi e partirò la settimana prossima. Consideri la questione chiusa.»

Senza attendere risposta, la giornalista si girò e s'incamminò a passo rapido verso via del Corso, scomparendo tra la folla di passanti con gli ombrelli aperti.

Valerio rimase immobile sotto la pioggia battente, la mano chiusa attorno al piccolo pezzo di metallo nella tasca. Il cuore gli batteva con una violenza inusuale. L'ostacolo più grande, la minaccia che aveva rischiato di travolgere tutto il loro mondo, era stata neutralizzata non con la forza, ma con il rispetto e la gratitudine.

Salì i gradini del palazzo e si rifugiò nel suo ufficio privato. Estrasse la chiavetta, la osservò a lungo sotto la luce della lampada da tavolo, poi aprì il cassetto più interno della scrivania, spostò un doppio fondo e la nascose lì dentro.

Afferrò il telefono. D'istinto, il primo impulso fu quello di chiamare Jacopo, di raccontargli dell'incontro con la Marchi e di rassicurarlo che la sua mossa per Parigi era andata a buon fine. Ma poi esitò.

Jacopo portava già sulle spalle il peso enorme del Governo , dell'emergenza alluvione e delle delicate trattative per la scelta del nuovo inquilino del Quirinale. Sapere che la giornalista aveva scoperto la verità sul loro legame personale avrebbe riaperto in lui ansie e paranoie di sicurezza che in quel momento non poteva permettersi.

Valerio richiuse il cassetto con un colpo secco. Sotto il profilo strategico, la strada per Parigi era spianata e la minaccia era rientrata: la verità sul contenuto della chiavetta poteva rimanere un suo segreto, almeno per ora.


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