Capitolo 15: Le acque della solidarietà



​Il cielo sopra l'Emilia-Romagna aveva perso ogni sfumatura d'azzurro, trasformandosi in una graniglia grigia e pesante che scaricava pioggia da quarantotto ore senza sosta. I fiumi della Riviera e dell'entroterra, ingrossati oltre ogni limite storico, avevano rotto gli argini in più punti, allagando campi, quartieri e snodi viari, trasformando la costa in un'estensione fangosa e ferita.

​A Palazzo Chigi, la Sala Operativa della Protezione Civile lavorava a pieno ritmo. Jacopo, in maniche di camicia e con il volto segnato dalla stanchezza di una notte passata al telefono, coordinava i primi soccorsi in costante collegamento con il Presidente della Regione. Non c'era spazio per le formalità della politica ordinaria: la priorità assoluta era mettere in salvo le persone, inviare gli elicotteri nei comuni isolati e garantire l'afflusso di mezzi per il prosciugamento delle aree abitate.

​Mentre la macchina dei soccorsi statali si muoveva con la precisione dei protocolli d'emergenza, sul maxischermo allestito nella stanza accanto andavano in onda le immagini in diretta della devastazione. Poco dopo le quattordici, le reti televisive nazionali interruppero la programmazione per trasmettere la dichiarazione straordinaria del Leader dell'Opposizione.

​Valerio apparve sullo schermo dalla sede nazionale del suo partito. Non indossava la giacca d'ordinanza dei dibattiti parlamentari, ma un semplice maglione scuro. Il suo sguardo era fermo, privo di qualsiasi retorica polemica.

​«In momenti come questo,» esordì Valerio, rivolgendosi direttamente alla telecamera con una gravità calcolata, «non esistono maggioranza e opposizione. Esiste soltanto una comunità ferita che ha bisogno di tutto il sostegno possibile.»

​Jacopo si fermò per un istante sulla soglia della stanza, osservando lo schermo insieme ai suoi collaboratori.

​«Rivolgo un appello accorato a tutti i nostri militanti, ai simpatizzanti e ai cittadini di tutta Italia,» proseguì Valerio. «Mettiamo a disposizione della Protezione Civile e dei sindaci sul campo le nostre energie, i nostri mezzi e le nostre strutture. Da questo momento, le sedi locali della nostra coalizione in tutto il Paese sono aperte e trasformate in centri di raccolta per generi di prima necessità, coperte e materiali per i soccorsi.»

​Valerio concluse il suo intervento ribadendo il pieno sostegno delle forze d'opposizione alle misure d'emergenza che il Governo avrebbe firmato nelle ore successive, tracciando una linea di responsabilità nazionale che andava ben oltre il consueto scontro politico.

​Nello studio di Palazzo Chigi, Jacopo vide la diretta concludersi e lasciò andare un impercettibile respiro. Pochi minuti dopo, mentre i ministri firmavano il decreto per lo stato di emergenza, il telefono cifrato nella tasca di Jacopo vibrò per una sola volta.

​Era un messaggio breve di Valerio:

​«Le sedi sono pronte. Se avete bisogno di snodare la logistica del volontariato sul territorio, siamo operativi.»

​Jacopo rispose con la stessa essenzialità, consapevole che ancora una volta, di fronte al dolore del Paese, la loro intesa invisibile stava trovando il modo di trasformare l'emergenza in coesione.

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