Il lunedì mattina a Borgopianura aveva il suono metallico delle serrande che si alzavano e il rumore dei primi trattori che attraversavano il corso diretto ai campi della periferia.
Sotto i portici del municipio, l'aria fresca di inizio autunno portava con sé l'odore tostante del caffè del bar centrale. Jacopo camminava a passo svelto, la cartella di cuoio sotto il braccio e la cravatta annodata con cura impeccabile. Aveva ventidue anni, ma il modo in cui muoveva i passi sulla pietra consumata del centro trasmetteva già un'autorevolezza calcolata.
All'angolo con la farmacia, Valerio stava in piedi accanto alla rastrelliera delle biciclette. Indossava la sua solita giacca di velluto a coste, con un blocco per gli appunti che spuntava dalla tasca e una sigaretta accesa tra le dita. In quanto collaboratore di Borgopianura Oggi, la sua presenza in piazza a quell'ora era del tutto naturale, ma per entrambi incrociarsi alla luce del sole richiedeva ogni volta una faticosa disciplina sentimentale.
Jacopo si arrestò a distanza di sicurezza, infilando una mano in tasca.
«Buongiorno, Neri,» disse, mantenendo il tono di voce neutrale, la maschera del giovane consigliere di centrodestra perfettamente indossata. «Ho letto il tuo ultimo articolo sulla gestione delle condotte idriche. Un po' di parte, ma ben scritto.»
Valerio fece un tiro dalla sigaretta, nascondendo un piccolo sorriso d'intesa prima di assumere un'espressione ironica, adatta al ruolo del cronista d'opposizione. «Buongiorno a lei, Consigliere Valli. Qualcuno deve pur far notare dove la sua giunta sta tagliando i fondi. È il bello del giornalismo locale.»
Due commercianti uscirono dal bar salutando Jacopo con un cenno del capo. Il Premier di domani rispose con un sorriso cordiale e una stretta di mano veloce, senza mai perdere il contatto visivo indiretto con Valerio.
«A proposito di novità,» continuò Jacopo, riprendendo a camminare affiancato a Valerio a distanza di un metro, come due conoscenti che condividono un tratto di strada verso il municipio. «Ieri sera ho formalizzato la mia posizione con il segretario di partito. Ho declinato l'ipotesi della candidatura alle regionali. Preferisco concentrare il mio lavoro qui in Consiglio Comunale.»
Valerio si fermò per un istante, guardandolo. Sapeva bene cosa c'era dietro quella frase "ufficiale": la rinuncia generosa e strategica concordata tempo prima.
«Una scelta di senso civico o una mossa prudente, Valli?» stuzzicò Valerio a beneficio di un commesso che stava sistemando le tende del negozio accanto.
«Un modo per fare le cose per bene, Neri,» rispose Jacopo, con una sfumatura di voce più calda che solo Valerio poté cogliere. «La Regione ha bisogno di facce nuove che si dedichino a tempo pieno alla campagna elettorale. Tu, piuttosto... si dice che il centrosinistra stia ufficializzando il tuo nome.»
«Uscirà un comunicato nel pomeriggio,» confermò Valerio, gli occhi illuminati dall'emozione di chi sta per fare il primo vero passo nella grande politica. «Sarà una campagna dura.»
Si fermarono davanti all'ingresso del municipio. Per un secondo impercettibile, Jacopo sfiorò il braccio di Valerio nel gesto formale di congedarsi. Un tocco di pochi millisecondi, invisibile a chiunque stesse guardando dalla piazza, ma carico di tutto ciò che si erano promessi nel buio di quella stanza.
Valerio gli fece un cenno con il capo, si girò e s'incamminò verso la redazione del giornale, mentre Jacopo saliva i gradini di marmo del palazzo comunale. La sfida per la Regione era ufficialmente aperta, e loro avevano appena iniziato a giocare la loro partita più difficile.

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