Capitolo 12: Tavolozza dipinta

 


La sede del centrodestra a Borgopianura odorava di carta stampata, fumo stantio e caffè d'archivio. Era una stanza al primo piano di un palazzo d'epoca, con soffitti alti e poster elettorali ingialliti alle pareti. Jacopo sedeva dietro la sua scrivania in compensato, la giacca appesa allo schienale della sedia e una mappa dei collegi della regione spiegata davanti a sé.

​Dall'altro lato del tavolo, Osvaldo Ciottolotto — il referente regionale del partito, un uomo di cinquant'anni con i capelli brizzolati e la battuta sempre pronta — accese una sigaretta, facendo scorrere l'indice sulla lista dei possibili candidati per le provinciali.

​«Allora, Jacopo,» esordì Osvaldo, espellendo una nuvola di fumo azzurrognolo verso l'alto. «La direzione regionale vuole chiudere la partita entro venerdì. Nel tuo collegio dobbiamo schierare una punta di diamante. I sondaggi interni dicono che se ti candidi tu, il centrosinistra non ha scampo. Sei giovane, sei pulito e in Consiglio Comunale stai facendo un figurone.»

​Jacopo mantenne un'espressione composta, calcolando ogni minima oscillazione del tono di voce. Era il momento di far fruttare la strategia concordata con Valerio nell'intimità della loro stanza d'albergo.

​«Ti ringrazio per la stima, Osvaldo,» rispose Jacopo, con una voce ferma, misurata. «Ma la mia candidatura sarebbe un errore tattico. Sono stato eletto in Consiglio da poco. Se salto subito alle regionali, la narrazione degli avversari ci dipingerà come i soliti arrivisti che usano le istituzioni locali come trampolino di lancio.»

​Osvaldo storse la bocca, poco convinto. «Il rischio c'è, ma il centrosinistra sta per lanciare quel ragazzo del giornale... come si chiama, Valerio Neri. Ha verve, piace ai giovani e sa parlare in pubblico. Ci serve qualcuno in grado di bloccargli la strada.»

​«Neri è un passionale, Corrado. Vive di slanci emotivi,» replicò Jacopo con una freddezza da veterano, nascondendo la punta d'orgoglio che gli saliva nel petto al solo sentire quel nome. «Se gli opponiamo un profilo identico — un altro giovane ambizioso — rischiamo di trasformare il collegio in un duello personale dove la loro base si mobiliterà al cento per cento. La mossa intelligente è un'altra.»

​«Ossia?» chiese il referente regionale, sporgendosi in avanti.

​«Dobbiamo giocare in difesa nel collegio provinciale e concentrare le nostre risorse sulle comunali dei grandi centri,» spiegò Jacopo, indicando un punto preciso sulla mappa. «Per le provinciali dobbiamo candidare una figura di apparato. Un profilo rassicurante, esperto, ma moderato. Qualcuno come il geometra Mantovani.»

​Osvaldo rimase in silenzio per qualche secondo, poi scoppiò in una risata sommessa. «Mantovani? Ma Jacopo, Mantovani ha sessant'anni, in pubblico legge i discorsi foglio alla mano e non scalda nemmeno la sua famiglia! È un candidato debole.»

​«È un candidato solido,» corresse Jacopo con un sorriso impercettibile. «Rappresenta la tradizione del partito, non crea scontenti interni e ci permette di dire che valorizziamo i quadri storici. Se vinciamo, abbiamo piazzato un uomo fidato; se vince Neri, la sconfitta sarà attribuita al peso dell'usato sicuro e non al brand del partito. Nel frattempo, io resto in Consiglio Comunale a presidiare il territorio per le prossime regionali.»

​Osvalfo fumó un'altra boccata, guardando Jacopo con uno sguardo tra il sorpreso e l'ammirato. La logica non faceva una piega, ma soprattutto liberava risorse economiche del partito per altri collegi considerati più contendibili.

​«Certo che hai la testa di uno di sessanta, Valli,» commentò Osvaldo, spegnendo la sigaretta nel posacenere di vetro. «Sei sicuro di voler lasciare campo libero a Neri?»

​«Neri farà il suo percorso in Regione. E noi faremo il nostro,» concluse Jacopo, chiudendo con gesto deciso la mappa sul tavolo. «Prepara le carte per Mantovani. Garantisco io che la sezione locale sosterrà la sua lista.»

​Rimasto solo nell'ufficio, Jacopo si avvicinò alla finestra che dava sul vicolo sottostante. Estrasse il cellulare dalla tasca e inviò un breve messaggio al numero riservato di Valerio:

​«Operazione completata. Il candidato contro di te sarà Mantovani. Il campo è tuo, ora vai e vinci.»

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