Il silenzio nello studio presidenziale di Palazzo Chigi era interrotto solo dal ticchettio regolare dell'orologio a pendolo d'epoca. Jacopo era seduto dietro l'imponente scrivania in noce, la giacca sbottonata, lo sguardo fisso sulla porta d'ingresso. Quando due colpi secchi annunciarono l'arrivo dell'ospite, il Premier si ricompose con la rapidità a cui l'etichetta delle istituzioni lo aveva abituato.
«Presidente,» disse il Generale Bellini, Direttore del DIS, varcando la soglia con una cartellina in pelle priva di qualsiasi intestazione ufficiale.
«Generale. Chiuda la porta e si sieda, per favore.» Jacopo non perse tempo in preamboli. Sapeva che ogni minuto trascorso a discutere di quell'argomento al di fuori dei canali ordinari aumentava il margine di rischio. «Che cosa avete trovato?»
Il Generale si accomodò sulla poltrona di fronte, aprendo la cartellina con gesti misurati e posando sul tavolo due fotografie ad alta risoluzione.
«Come da lei richiesto, abbiamo svolto un accertamento discreto sul soggetto segnalato nei pressi di rione Monti,» esordì Bellini con tono piatto, impeccabilmente professionale. «L'uomo che ha seguito l'Onorevole Neri è un ex appartenente alle forze dell'ordine, attualmente impiegato presso un'agenzia d'investigazione privata di Milano. Dalle nostre verifiche sul campo, l'inseguitore non ha individuato alcun obiettivo specifico né immobili riconducibili a soggetti istituzionali; si è limitato a registrare gli spostamenti pubblici del deputato, che si sono conclusi in un locale commerciale della zona.»
«Chi muove quest'agenzia, Generale?» chiese Jacopo, mantenendo lo sguardo fisso sul dossier.
«L'incarico parte da una struttura fiduciaria riconducibile alla testata per cui lavora la dottoressa Elena Marchi,» rispose Bellini. «La giornalista sta conducendo un'inchiesta d'assalto sui rapporti di forza tra maggioranza e opposizione, cercando elementi di pressione o contatti ufficiosi. Al momento non risultano intercettazioni ambientali né telefoniche autorizzate. L'attività d'osservazione sul campo resta di natura puramente giornalistica e privata.»
«Capisco. Grazie, Generale. Mantenete il monitoraggio passivo sulla situazione e mi tenga informato solo se ci dovessero essere sviluppi critici.»
«Agli ordini, Presidente.» Bellini riprese la cartellina, si alzò con un cenno formale del capo ed uscendo dallo studio.
Rimasto solo, Jacopo si alzò dalla scrivania e camminò verso la grande finestra affacciata su Piazza Colonna. La valutazione del DIS confermava due cose: Valerio era stato impeccabile nel depistaggio, ma la Marchi era un segugio affamato e non avrebbe mollato la presa finché fosse rimasta a Roma a scavare nei palazzi del potere. Difendersi non bastava più; serviva un'azione d'attacco, pulita ed elegante, che non lasciasse alcuna impronta digitale.
Jacopo tornò alla scrivania, prese il suo telefono personale e scorse la rubrica fino a un nome ben preciso: un amico di vecchia data, uno dei più influenti editori europei con partecipazioni in diversi grandi network internazionali.
Attese che la linea si agganciasse.
«Carlo, buonasera. Scusami per l'ora,» esordì Jacopo con voce cordiale e rilassata, la classica intonazione da conversazione ufficiosa tra vecchi alleati. «Sento dire che il vostro gruppo sta ristrutturando la corrispondenza estera da Parigi... Ho letto di recente dei pezzi straordinari di Elena Marchi. Una penna brillante, d'assalto, sprecata per il piccolo cabotaggio dei retroscena romani. Persone con il suo talento dovrebbero stare sui grandi scenari internazionali, con un contratto di rilievo e una scrivania di peso all'estero.»
Dall'altro capo del filo, l'editore colse al volo la sfumatura, comprendendo senza bisogno di troppe parole l'opportunità reciproca di quell'operazione.
«Penso che una proposta economica irrinunciabile e una firma di prestigiosa sulla sede di Parigi o Bruxelles potrebbero lusingare chiunque, Carlo. Valuta tu se è il momento di farle un'offerta che non possa rifiutare,» concluse Jacopo con un leggero sorriso, prima di salutare e chiudere la chiamata.
Neutralizzata, forse, la minaccia principale allontanando la giornalista dalla capitale, Jacopo estrasse dal cassetto il telefono e digitò un rapido messaggio per Valerio:
«Rapporto DIS pulito: la tua mossa alla pizzeria li ha bloccati. La Marchi è dietro ai pedinamenti, ma sto già disponendo per farle avere un'offerta irrinunciabile all'estero che la porterà molto lontana da Roma. Strada sicura, ma manteniamo massima cautela.»

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