Capitolo 10: Per noi

​L'aria nella stanza d'albergo era ferma, saturata dal profumo del legno vecchio dei mobili e dall'odore pungente del caffè che saliva dalla macchinetta elettrica sul comodino. Una luce pallida filtrata dalle tende pesanti, segnando l'inizio di una domenica mattina pigra, la seconda che Jacopo e Valerio avrebbero trascorso a Sibari, lontani da tutto e da tutti.
Erano passati ormai quattro anni da quel giorno a casa di Valerio, quattro anni di baci rubati, messaggi in codice e una cautela che era diventata una seconda pelle. Ora i loro sguardi avevano una profondità diversa, la consapevolezza di chi condivideva non solo un segreto, ma un progetto di vita silenzioso.
​Jacopo, con indosso solo i pantaloni della tuta, stava seduto sul bordo del letto rifatto a metà, gli occhi fissi su una copia de La Nuova Borgopianura stesa sul tavolo,  comprata in edicola poco prima di partire e conservata come un ricordo prezioso. La foto in prima pagina lo ritraeva mentre stringeva la mano al sindaco appena eletto, la didascalia recitava: "Il consigliere più giovane della storia di Borgopianura prende posto". Aveva lavorato duro per quella vittoria, porta a porta, comizio dopo comizio, portando avanti le istanze del centrodestra con una moderazione che aveva sorpreso anche i più scettici.
​Valerio uscì dal bagno, un asciugamano intorno alla vita e i ricci ancora umidi. Si avvicinò a Jacopo da dietro, appoggiando il mento sulla sua spalla nuda. "Allora, Signor Consigliere, come ci si sente a essere parte della storia locale?"
​Jacopo sorrise, voltandosi leggermente per baciarlo sulla tempia. "È solo l'inizio, Valerio. Ma è una responsabilità grande. E tu? Borgopianura Oggi che dice del mio trionfo?"
​Valerio si staccò, la sua espressione si fece seria, ma i suoi occhi brillavano di un'emozione contenuta. "In realtà stasera sono io la notizia."
​Si sedette accanto a Jacopo, prendendogli le mani. "La direzione del partito mi ha telefonato prima mentre eri sotto la doccia. Con la nuova legge elettorale e la necessità di svecchiare le liste, hanno deciso di puntare su nomi nuovi. Mi hanno offerto la candidatura alle elezioni regionali, come consigliere...ovviamente."
​Jacopo rimase immobile per un istante, la notizia che metabolizzava lentamente. Un misto di orgoglio e preoccupazione gli attraversò il viso. "Le regionali... È un salto enorme, Valerio. Una visibilità molto diversa dal consiglio comunale. Sei pronto?"
​"Non lo so," ammise Valerio, la voce leggermente incrinata. "È quello che ho sempre voluto, avere la possibilità di fare la differenza su scala più ampia. Ma questo significa più attenzione, più controlli, più gente che scava nella mia vita privata."
​"Significa che dovremo stare ancora più attenti," concluse Jacopo, stringendo la presa sulle sue mani. "Ma è la tua occasione. E io sono fiero di te."
​Cadde un silenzio complice, pieno del peso delle loro ambizioni e dei loro sentimenti. Sapevano entrambi che questa nuova fase avrebbe messo a dura prova la loro relazione, ma sapevano anche che non potevano e non volevano rinunciare all'opportunità che si presentava a Valerio.
​"C'è un'altra cosa," continuò Valerio, esitando. "Hanno accennato al fatto che anche tu saresti tra i papabili candidati per il centrodestra. Vogliono un derby giovane in provincia, per infiammare la campagna elettorale."
​Jacopo scoppiò in una risata sommessa. "Un derby? Tra me e te? Sarebbe il picco della schizofrenia politica. E ovviamente, uno di noi due dovrebbe perdere. Il mio partito non mi ha detto nulla e in ogni caso sarebbe poco serio, sono appena stato eletto in consiglio comunale."
​"Non credo comunque che nessuno di noi due sia bravo a perdere," replicò Valerio con un sorriso complice.
​Jacopo si alzò, avvicinandosi alla finestra e scostando leggermente le tende. Il sole ormai alto illuminava la strada sottostante, piena di famiglie e di vita domenicale. Si voltò verso Valerio, lo sguardo deciso. "In ogni caso non accetterei nessuna candidatura. Sono già consigliere comunale, ho un ruolo e una responsabilità a Borgopianura. Posso fare molto anche ler  supportare la tua candidatura... dietro le quinte. Voglio che sia tu ad avere questa possibilità. Ti ho visto lavorare, scrivere, lottare per le tue idee. Te lo meriti."
​Valerio si commosse, i suoi occhi si inumidirono. Si gettò tra le braccia di Jacopo, stringendolo forte. "Grazie, Jacopo. Non so cosa farei senza di te."
​"Non devi ringraziarmi," sussurrò Jacopo, accarezzandogli la schiena. "Siamo una squadra, ricordi? In politica e fuori. E ora, che ne dici di festeggiare la tua candidatura e la mia saggia decisione?"
​La conversazione politica si dissolse, lasciando spazio a un'intimità dolce e profonda. In quella stanza d'albergo anonima, lontani dagli sguardi della città, Jacopo e Valerio confermarono ancora una volta la loro alleanza, una scelta di campo e di cuore che li avrebbe accompagnati negli anni a venire, tra vittorie e sconfitte, luci e ombre, ma sempre insieme.

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