Capitolo 1 - Il colore dell'aria


​Il caffè del bar di Borgopianura aveva esattamente lo stesso sapore di vent'anni prima: retrogusto di miscela tostata a legna e un'inconfondibile nota di nostalgia.
​Jacopo girava il cucchiaino nella tazzina con lentezza, osservando dalla vetrata la piazza principale del paese. Sotto i portici, un gruppo di anziani commentava i giornali del mattino indicando di tanto in tanto la prima pagina di Repubblica e del Giornale, posizionati uno accanto all'altro sul leggio di legno del chiosco. In copertina campeggiava la foto ufficiale della cerimonia di insediamento di Samuel Bertelli al Quirinale, con Jacopo e Valerio ai due lati del nuovo Presidente della Repubblica.
​«Non si abituano, sai?»
​La voce di Valerio lo distolse dai pensieri. Si era seduto di fronte a lui, sistemandosi la giacca del completo scuro e lasciando sul tavolino due telefoni cifrati che non smettevano di vibrare a intervalli regolari.
​«Chi non si abitua?» chiese Jacopo, alzando lo sguardo.
​«La gente di qui. Ma nemmeno i parlamentari a Roma, se è per questo,» rispose Valerio con un mezzo sorriso. «Ieri in commissione Finanze, quando sono entrato, c'erano tre deputati della tua maggioranza che stavano discutendo animate modifiche al decreto aiuti. Appena mi sono seduto si sono zittiti, come se temessero che gli passassi un appunto sotto il banco da parte tua.»
​«E tu che hai fatto?»
​«Gli ho chiesto se avevano intenzione di lavorare o se dovevo chiamare il Premier per farli mettere in punizione.» Valerio scosse la testa, lasciando trasparire una sottile stanchezza. «Abbiamo preteso la verità, Jacopo. Ma la verità ha un prezzo d'inerzia enorme. La gente prima cercava lo scandalo, ora cerca il complicismo, perdona il brutto neologismo. Pensano che ogni nostra divergenza politica sia una commedia recitata a beneficio delle telecamere.»
​«Non puoi biasimarli, lo abbiamo fatto per vent'anni.» Jacopo sospirò, toccandosi d'istinto la spalla sinistra. La ferita dell'attentato di Bologna ormai era diventata una cicatrice scura, ma nelle giornate umide come quella continuava a farsi sentire con un dolore sordo.
​«Lasciali parlare,» disse con fermezza il Premier. «Preferisco mille illazioni sul fatto che ci mettiamo d'accordo a cena piuttosto che tornare al tempo delle ombre e delle chiavette USB nascoste nei cassetti. Domani pomeriggio Bertelli ci convoca per il primo vertice informale sul nuovo pacchetto di riforme sociali. Sarà la prima vera prova del nove. Godiamoci questo ultimo giorno di vacanza»
​«Samuel ha le sue idee, Jacopo,» lo avvertì Valerio, facendosi improvvisamente serio. «Non pensare che solo perché siamo cresciuti nello stesso raggio di tre chilometri ci farà da scudo al Quirinale. È un uomo d'azione, ed è salito al Colle con un mandato di pacificazione che passa inevitabilmente per riforme scomode sia per la tua destra che per la mia sinistra.»
​Prima che Jacopo potesse rispondere, il telefono personale di Valerio — quello non istituzionale, la cui numerazione era nota a meno di cinque persone — emise un segnale acustico secco.
​Valerio sbloccò lo schermo. Il suo sguardo passò dall'ironia alla rigidità nel giro di un secondo.
​«Cos'è?» chiese Jacopo, avvertendo d'istinto il cambio di tensione nell'aria.
​Valerio gli girò il display. Non era un messaggio di partito, né una nota di agenzia. Era una fotografia scattata dall'alto, ad altissima risoluzione, che ritraeva la macchina di scorta di Jacopo parcheggiata pochi metri fuori dal bar di Borgo Pianura. Sopra l'immagine, un testo di tre sole righe:
​«La trasparenza è una bella illusione, Onorevole Neri. Ma la storia di Borgopianura non comincia con la vostra storia d'amore, e non finisce con l'elezione di Bertelli. Chiedete al Signor Presidente cosa è successo in Iraq venti anni fa. Prima che lo facciamo noi.»
​Jacopo fissò lo schermo, mentre il brusio del bar e le voci degli anziani in piazza sembravano improvvisamente sfumare in un silenzio glaciale.
​«Un altro ricatto?» sussurrò Jacopo.
​«No,» rispose Valerio, riprendendosi il telefono e memorizzando l'intestazione anonima del mittente. «Questo non riguarda noi due. Questo riguarda Samuel.»


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