Attenzione ai post con la foto dei documenti smarriti: un gesto di cortesia che può trasformarsi in un incubo per la privacy e la sicurezza
Scorrere la bacheca di Facebook e imbattersi nella fotografia di una tessera sanitaria, di una patente o di un badge di lavoro adagiati su un cofano auto o sul marciapiede è diventata un'esperienza quotidiana nei gruppi dedicati alla vita cittadina. Il meccanismo che scatta è quasi sempre dettato da un profondo senso civico: si trova un oggetto smarrito, scatta l'immediata spinta ad aiutare e si pubblica l'immagine con il classico appello al popolo della rete per far pervenire l'avviso al diretto interessato. Eppure, per quanto mossa dalle migliori intenzioni, questa consuetudine rappresenta un errore metodologico grave, gravido di conseguenze sul piano della sicurezza informatica e della protezione dei dati personali.
Sotto la lente della privacy e del regolamento europeo GDPR, la pubblicazione in chiaro di codici fiscali, numeri identificativi e dati anagrafici costituisce una diffusione non autorizzata di informazioni riservate. Questi elementi, finiti nell'archivio indefinito del web alla portata di chiunque, rappresentano un vero e proprio regalo per i professionisti delle truffe online, pronti a riutilizzare tali credenziali per attivare contratti fraudolenti, effettuare registrazioni illecite o strutturare campagne di phishing mirate. Lo stesso livello di criticità riguarda i badge aziendali: mostrare pubblicamente il logo di una ditta, i codici a barre o i chip di prossimità significa esporre inutilmente i protocolli d'accesso delle strutture lavorative a potenziali manomissioni o intrusioni.
Un discorso del tutto analogo, sebbene legato a rischi differenti, riguarda il ritrovamento di chiavi o portachiavi. La tentazione di fotografare un mazzo di chiavi per chiedere di chi sia presenta infatti una doppia insidia. Da un lato, le odierne tecnologie di elaborazione dell'immagine e intaglio di precisione rendono possibile la clonazione della mappatura dei denti di una chiave partendo semplicemente da uno scatto nitido. Dall'altro, associare l'immagine delle chiavi all'indicazione precisa della via o della zona in cui sono state rinvenute rischia di fornire a eventuali malintenzionati sia il mezzo per entrare, sia l'indirizzo dell'abitazione. Senza contare che esibire l'oggetto nei minimi dettagli impedisce di verificare la buona fede di chi si fa avanti per reclamarlo, privando il ritrovatore dell'unica prova di proprietà valida, ovvero la descrizione accurata dei dettagli da parte del legittimo titolare.
Per gestire la situazione in maniera davvero efficace e protettiva occorre seguire i canali istituzionali definiti dalla normativa o adottare precise precauzioni nell'uso dei canali informali. Quando ci si imbatte in tessere sanitarie o documenti personali, la strada maestra rimane la consegna al comando di Polizia Locale, alla stazione dei Carabinieri o all'ufficio Oggetti Rinvenuti del Comune. Un'alternativa particolarmente funzionale per i documenti ufficiali consiste nell'inserire la tessera o la carta d'identità direttamente all'interno delle tradizionali cassette postali rosse di Poste Italiane, che dispongono di procedure consolidate per il recapito sicuro alle forze dell'ordine o al domicilio del cittadino. Nel caso in cui si opti per l'uso dei gruppi social cittadini per velocizzare le ricerche, la regola fondamentale impone di rinunciare del tutto alle fotografie e di limitarsi a un testo sintetico che indichi unicamente la tipologia generica dell'oggetto e la zona del ritrovo, chiedendo a chi risponde di descrivere in privato i dettagli specifici, come il numero delle chiavi, la forma del portachiavi o particolari segni di riconoscimento. Un piccolo cambio di abitudine che permette di conservare il valore della solidarietà di vicinato senza esporre nessuno a inutili pericoli.

Commenti
Posta un commento