Vieni alla "Cerese" siamo tutti di noi*

 *con questa frase una signora invitò mia mamma a trasferirsi alla Ceres, tantissimi anni fa, mi accompagnava ancora ai Giardini Ugo Bassi

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Tra portici, ricordi e nuove prospettive: la riscoperta del Quartiere CERES

​Tra i vari complessi residenziali che compongono il tessuto urbano di Cento, il quartiere CERES rappresenta una realtà architettonica e sociale che merita di essere raccontata con uno sguardo obiettivo e privo di stereotipi. Realizzato nella seconda metà del Novecento come intervento di edilizia residenziale (il cui acronimo richiama le storiche cooperative o entità edilizie dell'epoca), il complesso è stato spesso accompagnato, specialmente nei suoi primi decenni di vita da narrazioni e dicerie di paese legate alla sua composizione demografica.

​Come spesso accade per i quartieri ad alta concentrazione d'integrazione o edilizia convenzionata, la "fama" percepita dall'esterno si è dimostrata nel tempo un'etichetta superficiale, smentita quotidianamente da chi quel quartiere lo ha vissuto dall'interno.

​Basta fare due passi all'interno del complesso per rendersi conto della bontà del progetto originario. Il CERES è strutturato con una visione urbanistica moderna e funzionale: due grandi condomini posizionati l'uno di fronte all'altro che racchiudono e proteggono un piccolo parco urbano. Un giardino interno riservato, pensato come luogo di ritrovo sicuro per le famiglie e spazio di gioco per i bambini, lontano dal traffico cittadino.

​A completare la vivibilità dell'area ci sono i portici, un elemento architettonico fondamentale per la nostra tradizione che regala al complesso una forte continuità pedonale e una vocazione naturale alla socialità. Anche gli interni delle abitazioni testimoniano la qualità costruttiva degli appartamenti, ben lontana dai cliché associati all'edilizia popolare di una volta.

​Il nodo dei locali sfitti: un patrimonio da rilanciare

​Se da un lato il quartiere oggi appare perfettamente integrato nel tessuto cittadino ed è a tutti gli effetti un'area residenziale tranquilla e decorosa, dall'altro non si può non notare un elemento di criticità che accomuna molte zone analoghe: le serrande abbassate di parecchi locali. 

​I numerosi locali commerciali posti al piano terra, pensati originariamente per garantire al quartiere una completa autonomia di servizi (negozi di vicinato, botteghe, studi) si trovano oggi per gran parte vuoti o sfitti. Vedere questi spazi inattivi lascia un velo di rammarico, ma rappresenta anche una grande opportunità mancata per la comunità locale.

​Guardare al futuro

​I tempi in cui il CERES veniva guardato con diffidenza sono ormai superati dalla realtà dei fatti: un quartiere equilibrato, accogliente e con uno spazio pubblico ben concepito. La vera sfida per il futuro di questa area non riguarda più l'integrazione o il pregiudizio, ma la rigenerazione urbana e commerciale.

​Riportare attività commerciali, servizi per i cittadini o spazi culturali sotto quei portici significa restituire valore a un'architettura che ha ancora tanto da offrire, valorizzando un pezzo importante e vivo della storia di Cento.

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