​L’Inganno della Cialda: Quando il Gelato Diventa un Prodotto Finanziario



​C’è un momento preciso dell'estate in cui ci trasformiamo tutti in filosofi dell'economia. Succede davanti alla cassa di una gelateria artigianale, mentre stringiamo tra le dita un cono che pesa complessivamente pochi grammi e per il quale abbiamo appena sborsato tre euro. Tre euro per una cialda ricamata che promette grandi cose, ma ospita un micro-mulinello di gelato che supera di poco il volume di un'aspirina.

​Il gelataio compie una manovra magistrale con la spatola, un movimento scenografico che fa presagire abbondanza. Poi, con un colpo di polso degno di un illusionista, adagia sulla cialda una sfoglia di cremosità quasi trasparente. Ti dicono che è pistacchio d'eccellenza mantecato a mano, ed è vero: al primo colpo di lingua il sapore ti sposta i chakra. È delizioso, sublime, un'estasi pura.

​Il problema è che al terzo colpo sei già arrivato alla cialda nuda. Il viaggio sensoriale è finito prima ancora di iniziare, lasciandoti in mano un cono vuoto come i tuoi tre euro. Con la stessa cifra ci compri quasi due litri di benzina, ma noi siamo vittime consapevoli della dittatura del Gusto Eccelso. Borbotteremo per il prezzo, ci lamenteremo delle porzioni microscopiche, eppure domani saremo di nuovo lì in fila, pronti a pagarne altri tre per quarantacinque secondi di pura felicità.

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