La magia della semplicità (e le lacrime che non ti aspetti)



​A volte l'emozione viaggia su binari del tutto imprevedibili. La mia sensibilità emotiva tende ad amplificare un po' tutto: un paesaggio, un brano musicale, la restituzione di un luogo caro o un'opera d'arte possono facilmente farmi salire il nodo alla gola. Non è una colpa né un difetto, è semplicemente il modo in cui il mio sistema nervoso recepisce la bellezza e le storie. Una sorta di sindrome di Stendhal.

​E anche ieri sera, questa sensibilità ha preso una strada tutta sua.

​Guardavo un piccolo spettacolo di danza sulle note di Aladdin. Una di quelle esibizioni semplici, fatte di pura passione, entusiasmo e grande voglia di mettersi in gioco. E proprio lì, mentre la musica scorreva, mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi. Non un pianto di tristezza, ma di felicità pura, di quella che straripa.

​Non è solo il desiderio di vedersi su un palco a ballare — anche se ammetto che per anni mi sono immaginato nella testa a dare corpo a quelle musiche. Il punto vero è che la mia sensibilità, quando vede un'idea o una sensazione interiore prendere forma nella realtà, va in corto circuito emotivo. Vedere delle persone in carne e ossa dare movimento e spazio a qualcosa che finora apparteneva solo alla mia immaginazione ha spalancato una porta.

​In quel momento non contava la perfezione del passo o la grandiosità della scena. Contava la libertà del movimento, la generosità di chi era sul palco e quel senso di meravigliosa risonanza. Spesso pensiamo che per commuoversi serva il capolavoro assoluto, ma la verità è che quando si ha un canale emotivo ricettivo, la bellezza sta nell'incontro tra quello che c'è fuori e quello che custodisci dentro. E di fronte a quell'incontro, non resta che lasciar cadere le difese e sorridere, con le lacrime agli occhi.



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