Il ladro del Carnevale - Capitolo 1 - Ricordi di un futuro lontano

 Pubblichiamo qui di seguito, a puntate, il racconto il Ladro del Carnevale, in una versione riveduta e corretta rispetto al libro pubblicato qualche anno fa sotto l'etichetta Freccia D'Oro. Nel romanzo erano inserite anche altre avventure che vedevano protagonista il giovane Mattia e l'amico Massimiliano. Questa edizione contiene solamente la caccia al ladro che ha rubato il Carnevale da Borgopianura



Cento, 27 gennaio 2018


"Domani inizia il carnevale, ci veniamo?"

Mattia stava osservando il cielo, coricato sul parapetto delle scale della Rocca e non aveva sentito la domanda dell'amico.

"Mhhh...cosa?" Domandò distrattamente.

"Ho detto: domani-inizia-il-carnevale-ci-veniamo?" Massimiliano ripeté la domanda.

"Non mi va tanto. Non siamo in nessuna società carnevalesca, di prendere dei cazzotti per un pupazzo non mi va proprio.”

"In effetti. Starai con Anisha?"

"In che senso?" Mattia sembrava essersi destato da quello strano torpore: aveva percepito nella voce dell'amico un filo di gelosia.

"Be', alla domenica pomeriggio andate sempre in giro a Bologna: visto che non vieni al carnevale...be'..."

"Perché? Ti andrebbe di passare la domenica assieme? Io e te intendo..."

Era capitato più di una volta, soprattutto dopo la prima missione come Maschera e Mantello, che si fossero scambiati più di un bacio e col tempo aveva notato in Massimiliano un maggiore attaccamento.

"Se non hai di meglio da fare..." Rispose timidamente l'amico.

"Se ti fa piacere andare al Carnevale, va bene ci veniamo."

"...solo io e te..." Completò la frase Massimiliano.

"Certo, solo io e te." Ripeté Mattia con un sorriso; trovare una scusa per Anisha non sarebbe stato un problema.

I due amici furono distratti da alcune risate di un gruppo di ragazzi che, poco più lontano, stavano prendendo di mira un anziano che, appoggiandosi ad un bastone, stava attraversando il piazzale della Rocca in maniera claudicante.

"Quello lo conosco - disse Massimiliano indicando il più alto del gruppetto - si chiama Nicola è...sì insomma...era uno che prendeva la roba da mio fratello...quando spacciava...intendo..."

Massimiliano non si era accorto che Mattia, con uno scatto, stava già correndo verso quei ragazzi.

"Oh, mamma!” Disse preoccupato.

Mattia si avvicinò a passo spedito verso Nicola e i suoi amici: "Non avete di meglio da fare voi?"  Intimò con fare minaccioso.

"Ehi tu piccoletto da dove sbuchi?" Domandò uno dei ragazzi.

"Lo conosco, è il figlio di quella checca di Samuel Bertelli, sì dai, quei due ricchioni che stanno a Borgopianura." Disse un altro.

Massimiliano, che intanto era giunto in soccorso dell'amico, udendo quella frase e sapendo come reagiva Mattia quando offendevano i suoi due papà disse: "Ve la siete andata a cercare".

Mattia estrasse dalla tasca il suo yo-yo e lo iniziò a far roteare sulla testa, colpendo uno a uno violentemente i quattro ragazzi sul volto.

L'anziano signore stava osservando atterrito la scena e temendo di essere colpito si allontanò piuttosto velocemente gridando aiuto. 

Qualcuno dei passanti doveva aver assistito la scena e avvertito i carabinieri: si stavano già sentendo le sirene in lontananza.

"Vai via!" Disse Mattia a Massimiliano con tono deciso: visti i precedenti suoi e del fratello sapeva che i carabinieri gli avrebbero fatto delle storie.

"Non esiste, la cosa la affrontiamo assieme. Certo, non è che puoi prendere a randellate in bocca tutti quelli che offendono i tuoi papà. " Massimiliano osservò Nicola e i suoi amici che a fatica si stavano alzando.

"Piccoletto, non finisce qui." Nicola lo guardò con aria di sfida e poi si allontanò in tutta fretta assieme agli altri. Era evidente che non gradivano fare due chiacchiere con i carabinieri.

Quando la volante giunse sul piazzale della Rocca erano rimasti solo Mattia e Massimiliano.

"Piccolo bandito, ancora tu?" Disse il Maresciallo Colantuoni scendendo dalla vettura. "Che hai combinato?"

Mattia disse piuttosto candidamente: "Dei ragazzi stavano prendendo in giro un signore anziano e gli ho conciati per le feste e ora sono scappati via...solo che qualcuno ha pensato che volessimo fare del male anche al vecchio, vi hanno chiamato."

Il brigadiere che era con Colantuoni si mise a raccogliere le testimonianze di alcuni centesi che intanto si erano radunati lì attorno. Alla fine pure l'anziano signore difeso da Mattia e dall'amico confermò il racconto del ragazzo.


Mattia e Massimiliano si stavano dirigendo verso la stazione delle corriere. Erano quasi le cinque e Mattia aveva promesso ad Anisha che avrebbe cenato a casa sua per passare poi il sabato sera assieme. La corriera per Borgopianura sarebbe passata a momenti.

Durante il tragitto i due amici parlarono di quanto era appena accaduto.

"Secondo te perché sono scappati via?" Chiese Mattia.

"Conoscendo Nicola avrà avuto della roba in tasca; non sarebbe stato molto igienico per lui stare lì a scambiare due parole con i caramba."

"Ci è andata bene!” Affermò Mattia, tirando un sospiro di sollievo.

"Direi di sì..."

"Sai, sul momento non ci ho pensato...quando ho visto quei ragazzi prendere in giro quel vecchio, e poi quando hanno parlato male di Samu e Dige, mi è partito l'embolo...però se vado a finire nei guai, ci potrebbe andare anche mio papà Samuel."

"Che intendi dire?"

"Te li immagini i giornali? Il figlio della freccia d'oro arrestato per rissa. Ecco la testimonianza che i gay non sanno educare.”

"È per questo che esistono le identità segrete." 

"Massy, non è che ci potevamo trasformare in Maschera e Mantello davanti a tutti!"

"Certo che no, però intendo dire...quando dobbiamo fare cose, dobbiamo ricorrere alle nostre identità segrete. Pure io non è bene che mi ficchi nei guai."

"Hai ragione.”

Giunti all'attraversamento pedonale che portava alla stazione i due si fermarono. Massimiliano fissò negli occhi l'amico e gli prese entrambe le mani: "Lo so e soprattutto devi stare più calmo, me lo prometti?"

Sorpreso da quel gesto d'affetto e da quella raccomandazione Mattia lo abbracciò, scostandosi poi subito dopo, ridendo: "Sì però Massy non fartelo venire duro ogni volta che ci abbracciamo."

Pure Massimiliano si mise a ridere. "Allora domani pome ci vediamo? A che ora?" Domandò poi.

"Mi faccio accompagnare dai miei, facciamo alle due?"

"Ok aggiudicato."  Massimiliano con un cenno della mano salutò Mattia che corse verso la piazzola delle corriere: il bus per Borgopianura era in partenza.


Mentre la corriera stava procedendo alla volta di Borgopianura, Mattia pensò a tutte le avventure vissute in quegli ultimi tre anni e al fatto che era un po' di tempo che lui e l'amico non avevano indossato i costumi dei due eroi mascherati. Tirò fuori dalla tasca il Sigillo di Atlantide, lo toccò intensamente e disse tra sé e sé: "Quando ci sarà bisogno ancora di Maschera e Mantello?"

"A Carnevale" La misteriosa scritta comparve sulla gemma incastonata al centro del sigillo.

Mattia si fece preoccupato: che sarebbe successo a carnevale? Avrebbe voluto chiamare Massimiliano ma il pensiero corse ad Anisha: era tutto il pomeriggio che non si erano sentiti o scritti, doveva recuperare e così la chiamò.

"Ciao sto arrivando!" Disse frettolosamente appena Anisha alzò la cornetta.

"Dove sei stato tutto il pomeriggio?"

"In palestra, sai che Giova non vuole che usiamo i cellulari..."

Mattia disse quella bugia a fin di bene: Anisha e Massimiliano non si erano presi in simpatia ed evitava di parlare di uno quando era in presenza dell'altro.

La conversazione durò una manciata di minuti, dato che da lì a poco si sarebbero visti.

Una volta terminata la chiamata pensò: "Sì, credo proprio che siano tutti e due gelosi di me."

Mattia sapeva quanto Anisha lo amasse: stavano insieme fin dalla terza elementare. Inizialmente non aveva capito perché Massimiliano non le andasse a genio. Cioè, a dire il vero, all'inizio aveva pensato che fosse per via delle sue brutte frequentazioni, poi un giorno Anisha gli disse che aveva paura che lui si potesse innamorare dell'amico: "Mattia, tu sei un ragazzo sveglio, di mentalità aperta, ti potrebbe pure capitare di innamorarti di un ragazzo."

Mattia in un primo momento non la prese bene, non gli andava di essere etichettato in un certo modo solo perché viveva con due papà, poi l'affetto e l'amore che provava per Anisha gli fece passare tutto.

"Perché pensi che mi possa innamorare di Massimiliano, al di là della mia mentalità aperta?"

"Be'...sensazioni." In effetti Anisha non sapeva quanto tempo in realtà lui e Massy passavano assieme, però conosceva Mattia da tanti anni.

Per quanto riguarda il rapporto con Massimiliano, il primo a essere sorpreso della cosa era proprio Mattia: non riusciva a capire come l'amico si fosse potuto innamorare di lui. Era di un anno più grande, sapeva che aveva avuto qualche storiella con alcune ragazze. Certo, avevano vissuto mirabolanti avventure, bastava forse questo?

"E io chi amo?" Pensò nuovamente. Con Massimiliano si erano scambiati, da quando si conoscevano, un paio di baci e qualche abbraccio, con Anisha il rapporto era più profondo. Sentiva di volere bene all'amico, non era infastidito dai sentimenti da lui provati: "Ma è con Anisha che voglio passare il resto della mia vita e metter su famiglia." 


Mattia percorse il tratto di strada che separava la fermata dell'autobus dalla casa di Anisha pensando a quale scusa inventarsi per non stare con lei tutta la domenica pomeriggio: "Amo Anisha, con lei voglio metter su famiglia ma Massy è Massy", pensò. Quasi si era dimenticato dell'avvertimento comparso sul Sigillo. Fece una veloce telefonata all'amico, raccontando quanto accaduto.

"Non è detto che ci sia una minaccia grave." Fece notare Massimiliano.

"Hai ragione. Domattina vado alla Fortezza e cerco di capire se c'è una qualche allerta sul Carnevale di Cento."

"Vuoi che venga anch’io?"

"Se riesci, così poi magari mangiamo assieme e ci facciamo portare a Cento da mio papà..."

"Quale dei due?" Domandò in tono scherzoso Massimiliano.

"Non fare lo scemo." Rispose divertito Mattia.

Terminata la conversazione con l'amico ora c'era da risolvere la questione Anisha.

Anisha abitava, assieme ai genitori, in periferia. Il padre lavorava come direttore marketing in un'azienda di Modena, mentre la madre faceva la casalinga. 

Ogni qual volta Neela lo vedeva, cercava sempre di offrirgli qualcosa da mangiare, lo trovava troppo magro e quando Mattia usciva dalla casa dei Kuman pesava sempre qualche chilo in più.

Mattia suonò il campanello mentre formulava la frase giusta da dire alla fidanzata per evitare una domenica assieme. Ad aprire venne la madre che subito gli chiese: "Ho appena fatto un dolce di frutta, ne vuoi in pezzo da portare a casa a Samuel e Benedetto?"

Sì, era sempre più o meno quello il modo di accoglierlo, Mattia lo trovava tutto sommato divertente, era impossibile resistere alla gentilezza della madre di Anisha.

Ovviamente il ragazzo accettò di buon grado l'offerta della donna e si fece preparare un contenitore con un bel pezzo di torta, dopo averne assaggiata una cospicua fetta.

Mattia entrò in camera di Anisha ancora con la bocca piena.

"Scommetto che mia mamma ti ha fatto assaggiare la torta."

"Mltbuuma"

"Cosa?"

Mattia deglutì in un sol colpo l'ultimo boccone: "Dicevo...molto buona!"

Mise poi in atto la sua strategia: "Domani inizia il Carnevale a Cento..." ma fu subito interrotto dalla ragazza: "Ci volevi andare?"

Con quel tono di voce era chiaro che c'era un problema e Mattia sapeva già di cosa si trattava: "Scommetto che viene a trovarti tua sorella?" Domandò fingendosi dispiaciuto.

"No, è che devo studiare latino, poi ho anche il compito di matematica da preparare!"

Quando si trattava di studio Anisha non aveva tempo nemmeno per Mattia.

Ora il ragazzo non sapeva che dire: se fingersi dispiaciuto – ma aveva paura poi che Anisha cambiasse idea – oppure cercare di non far pesare la decisione della ragazza – il guaio era che Anisha poteva poi sospettare qualcosa.

"Se ci fosse il carnevale anche a Borgopianura farei un giro lì...vabbè me ne andrò in palestra..."

Disse quasi senza pensarci.

"Ma è aperta anche di domenica?"

"No, però so che Giova ci va...quindi...però avrei preferito stare assieme a te." Così dicendo cercò e trovò le labbra di Anisha per un lungo e desiderato bacio.

Si coricarono entrambi sul letto, Mattia si tolse la felpa e la maglietta: adorava farsi accarezzare gli addominali da lei.

“Come mai non c’è nessun Carnevale a Borgopianura?” Domandò la ragazza.

“In che senso?” Mattia non capiva la domanda.

“Be’ in ogni paese c’è un carnevale, piccolo o grande che sia. Ho sempre vissuto a Borgopianura, non c’è mai stato un carnevale.”

“Boh, non saprei…” Mattia non pareva troppo interessato all’argomento, aveva troppa voglia di abbracciare e baciare la sua ragazza.


Mattia e Anisha sentirono i passi della madre e si alzarono in tutta fretta dal letto, Mattia si rimise la felpa, dimenticandosi la t-shirt sulla poltrona dove l'aveva appoggiata e, preso dal panico per il fatto che Neela potesse entrare da un momento all’altro, la buttò sotto il letto.

La donna bussò prima di entrare, ma come era d’abitudine non aspettò la risposta dei ragazzi e si affacciò all’uscio e, rivolgendosi a Mattia: “Scricciolo, sono già quasi le sette e mezza, ti fermi a cena?”

Siccome i due ragazzi avevano deciso di passare la serata assieme, Mattia accettò l'invito della mamma di Anisha, non prima però di aver avvisato Samuel con un sms.

Neela era molto brava ai fornelli e poi Mattia adorava la cucina indiana, anche se la donna amava sperimentare sempre ricette nuove. 

Una volta a tavola, Mattia pensò ai suoi genitori, ormai erano trascorsi dieci anni dall’incidente stradale in cui rimasero uccisi e si rese conto che era passato quasi un anno dall’ultima volta che aveva fatto visita alla loro tomba e si ripromise che la settimana seguente avrebbe trovato almeno un giorno per andare a Padova.

Charan, il papà di Anisha, si accorse dell’espressione vagamente triste del ragazzo e gli chiese: “Ragazzo, qualcosa non va?”

“No…è che vorrei andare a fare visita alla tomba dei miei genitori…è un po’ che non ci vado…”

Anisha e i suoi rimasero in silenzio per qualche attimo, poi la ragazza cambiò discorso parlando di scuola, compiti e altro.

Dopo cena Anisha e Mattia ritornarono in camera della ragazza: c'era da programmare la serata! 

"Luana e Valentina vanno a Sangio...c'è una festa..." Disse Anisha.

"Una festa di che tipo?" Domandò Mattia.

"Compie gli anni una loro amica di pallavolo e fa una festa a casa sua."

"Non mi sembri avere molta spinta."

"Vale e Lu mi hanno chiesto se ci andavamo...mi hanno scritto pure ora - e mostrò il cellulare a Mattia - però andare a casa di una che non conosco non mi va tanto. "

"Allora non andiamoci, dai la colpa a me: di che ti voglio spupazzare di coccole tutta la sera!" Così dicendo spinse dolcemente la fidanzata sul letto, coricandosi sopra di essa e iniziandola a baciare, prima sulla bocca e poi sul collo.

Dopo quell'attimo di intimità, che non fu poi tanto breve, Anisha scrisse alle sue due amiche che lei e Mattia avevano deciso di stare a casa e così fecero veramente, passando la serata sotto le coperte a guardare un film sul portatile di Anisha.


Mattia rimase a casa dalla fidanzata fin dopo le mezzanotte, dopo di che telefonò a Samuel per farsi venire a prendere.

Una volta in macchina Samuel chiese: “Allora, piccolo, dove sei stato tutt’oggi?”

“In giro per Cento, con Massy, poi dai lo sai…a casa di Anisha. Oh, Neela cucina davvero da dio: sono pieno mi sa fino a domani sera!”

“Tutto bene?”

"Siamo stati a casa sua, c'era una festa ma non ha voluto andarci."

"Non mi riferivo a quello..."

Mattia aveva capito e rispose: “Tenere i piedi in due staffe è un po’ difficile, anche perché quei due non si possono proprio vedere.”

“Stai attento mi raccomando.”

“Papà, cosa vuoi che ti dica…A Massy tengo troppo, gli voglio bene come che fosse un fratello e ti devo confessare che quando è capitato di baciarci mi è piaciuto e mi piacerebbe ci riprovasse e ogni volta che ci abbracciamo…be’…provo qualcosa di strano….”, intercettando lo sguardo un po’ sorpreso di Samuel, Mattia si affrettò a precisare: “Non abbiamo fatto altro…Anisha la amo, mi piace, però se non ci fosse lei, be’ sì…mi metterei con Massy senza problemi. Vedi, ad esempio, domani mi ha chiesto di andare con lui al carnevale di Cento, fortunatamente Anisha deve studiare, però sì mi scoccia dover inventare bugie ma tengo a entrambi. La cosa positiva che almeno quando a Massy dico che sto con Anisha non si arrabbia, anche se si capisce benissimo che è geloso.”

Samuel era molto contento che Mattia parlasse così sinceramente però, onestamente, non sapeva cosa consigliargli: “Vedrai che col tempo si sistema tutto, però stai attento con le bugie!”

“Tu cosa faresti al posto mio?” 

“Per come sono fatto, direi la verità a entrambi, nel senso che non mi inventerei bugie.”

“Il problema è Anisha: si arrabbia, poi non ci sentiamo per giorni interi. Inizialmente pensava che mi potessi innamorare di Massimiliano, ora è semplicemente gelosa se passo del tempo con lui.”

“Però se ti ama, come penso che sia, non dovrebbe avere paura di lasciarti andare per qualche ora.”

“Il fatto è che non sa che io e lui ci siamo baciati!”

"Ne devi essere innamorato."

"Già." Disse Mattia, senza aggiungere altro. 


Una volta entrato in casa, dopo aver salutato Benedetto che era sul divano intento a leggere un libro, Mattia andò in camera sua. Dopo una bella doccia calda e dopo essersi infilato il pigiama ritornò in salotto: i suoi due papà erano entrambi sul divano, Benedetto ancora alle prese con il libro, Samuel stava scrivendo al portatile. Senza dire nulla si mise a sedere fra i due ed accese la televisione. 

Era per lui - e anche per Dige e Samuel - il momento più bello della giornata: quando stavano tutti e tre sul divano assieme, a volte a guardare la tv, oppure a giocare a videogiochi, oppure, come in quel caso, a fare cose differenti, a volte anche senza scambiare una parola.

Nel fare zapping Mattia capitò su un’emittente bolognese che proprio in quel momento stava mandando uno spot pubblicitario sul carnevale di Cento e fu in quel momento che a Mattia tornò in mente la domanda fattagli da Anisha.

“Papà - disse rivolgendosi a Samuel - tu sai perché a Borgopianura non si fa carnevale?”

“Non so…non c’è mai stato carnevale a Borgopianura, fin da quando ero piccolo.” Rispose.

“Bella domanda, pure a Mezzolago, che è molto più piccola di Borgopianura si fa…certo, non è maestoso come quello di Cento.”

“Probabile che non si siano formati gruppi per fare i carri, fare i carri è un bell’impegno.” Argomentò Samuel.

“Però papà…non è necessario fare i carri, pensa a quello di Venezia.”

“Borgopianura ha altre tradizioni, come la Fiera di Ferragosto, la gara podistica…” Disse Samuel.

“Dai, non è un dramma se qui non si fa il carnevale; se uno proprio si vuole vestire c’è Halloween.” Intervenne Benedetto.

Mattia, dopo aver armeggiato per diversi minuti con il telecomando in cerca di qualcosa di interessante e non trovando nulla di suo gradimento, vista pure l'ora tarda, decise di andarsene a dormire: "Vado a nanna…” Disse, alzandosi dal divano e poi aggiunse: “Domani pome vado a Cento da Massy, mi potete accompagnare?”

“Certo.” Risposero all’unisono Benedetto e Samuel.

Una volta sotto le coperte però la domanda continuava a ronzargli in testa: "È impossibile che a Borgopianura non ci sia mai stato carnevale, deve essere successo qualcosa.” 

Si ripromise di fare una ricerca sulla cosa, l'indomani mattina, una volta raggiunta la Fortezza.


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