​I colori del ricordo: la storia del Bar Tassinari

Anna Perelli


​Ogni fotografia in bianco e nero custodisce una storia, ma quando gli si restituisce il colore, è come se quei ricordi tornassero improvvisamente a respirare.

​Oggi dove si trova l'Art Cafè, un tempo c'era il Bar Tassinari (la titolare era mia nonna Dirce Tassinari, ndr), il locale di famiglia gestito da mia mamma insieme ai suoi genitori. Non era solo un semplice bar: accanto, o forse in un unico grande spazio condiviso, viveva anche un'anima di tabaccheria e cancelleria. Uno di quei luoghi di una volta dove si incrociavano le pause caffè della giornata, il profumo dei giornali e l'odore buono della carta da lettere e dell'inchiostro.

​E proprio attorno alla cancelleria ruota un aneddoto speciale legata a mio nonno. Aveva una vera e propria passione — e un occhio clinico — per gli strumenti da scrittura. Si faceva arrivare direttamente dall'Inghilterra delle matite particolarissime, proprio come quelle che si usano ancora oggi nei reparti di controllo qualità a Sant'Agata in Lamborghini, per segnare i difetti sulle carrozzerie delle automobili. Una rarità assoluta per l'epoca. Questa sua attenzione e professionalità non passavano inosservate: ogni Natale, con puntualità quasi solenne, gli arrivavano gli auguri personali direttamente dal responsabile delle vendite della Faber-Castell. Un piccolo gesto che raccontava il rispetto per un mestiere fatto con cura e amore per i dettagli.

​Rivedere oggi queste immagini a colori non significa solo guardare indietro, ma restituire la giusta luce a gesti, volti e storie che continuano a fare parte di noi.

​Tra quelle mura e nei dintorni sono passati anche i frammenti della grande storia. Mia mamma, che durante la guerra era solo una bambina di sei o sette anni, ricordava ancora le visite improvvise dei fascisti che cercavano nicchie segrete per scovare liquori o merce di contrabbando. Ricordava i soldati tedeschi nella vicina locanda che la prendevano in braccio per farla giocare, attirati dai suoi capelli biondissimi. E poi c'erano i momenti più leggeri, come quando a frequentare quella stessa locanda arrivava un giovane Ferruccio Lamborghini. Piccoli fotogrammi di un'infanzia cresciuta al centro del mondo, tra la semplicità del paese e i grandi stravolgimenti dell'epoca.

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