Gli americani entrano in città passando per Via Donati

 ​Il frastuono dei cingolati e il coro di voci straniere si avvicinavano, misti a grida di festa e lacrime di gioia. Con i miei otto anni, faticavo a farmi largo tra la folla che si accalcava in via Donati. Volevo vedere, volevo capire. Finalmente riuscii a scivolare tra le gambe degli adulti e a portarmi in prima fila, proprio mentre una colonna di veicoli militari sfilava davanti a me.

GenAi Gemini

​Un soldato, dalla faccia sorridente e dagli occhi azzurri, mi fece un cenno con la mano. Io, un po' timida ma anche incuriosita, risposi con un timido sorriso. Lui, allora, frugò in una tasca della sua divisa e ne tirò fuori una barretta di cioccolato, incartata in una carta colorata e sconosciuta. Me la porse con gentilezza e io l'accettai con gratitudine.

​Quella barretta di cioccolato, che aveva un gusto dolce e rassicurante, divenne per me il simbolo della libertà appena conquistata. La portai a casa con cura, come se fosse un tesoro prezioso. Quella sera ascoltammo le storie dei soldati americani, che parlavano di un mondo lontano e diverso, un mondo dove non c'era la guerra e dove tutti potevano vivere in pace.

Dal Diario di Anna Perelli 

Commenti