Pittore italiano, nipote e allievo del Guercino, Benedetto Gennari (1633-1715) diresse insieme al fratello Cesare una delle più prestigiose e magnifiche botteghe della scuola emiliana subito dopo la scomparsa del celebre maestro. Nonostante la sua figura richieda ancora alcuni approfondimenti, sia per quanto riguarda la ricostruzione della vicenda biografica sia per l'evoluzione del suo percorso stilistico, le sue opere sono ampiamente documentate e oggi conservate presso rinomate pinacoteche e collezioni private in Italia e all'estero, a testimonianza del grande prestigio di cui godette in vita, arrivando fino alle corti di Parigi e Londra.
Per quanto riguarda la corretta trascrizione del cognome dell'artista, la forma ufficiale e universalmente riconosciuta da tutta la storiografia d'arte moderna è Gennari, scritta rigorosamente con due "N". La variante con una sola "N", Genari, si può talvolta riscontrare esclusivamente all'interno di antichi registri parrocchiali o atti notarili seicenteschi, dove il raddoppiamento delle consonanti risentiva spesso della grafia fonetica dell'epoca e dell'influenza dei dialetti locali dell'area emiliana. Nei contesti editoriali, storici e divulgativi contemporanei, tuttavia, la dicitura con la doppia "N" è l'unica considerata corretta.

ok Genari o Gennari ma passiamo al nome Benedetto, sicuro che sia il nipote e allievo del Guercino, Benedetto Gennari (1633-1715)? Di Benedetto Gennari ce ne sono due, uno quello che hai descritto sopra l'altro è GENNARI BENEDETTO senior - Pittore - (1522 -1565) di lui molto scarsi sono i dati biografici sappiamo però che rivelò un valore tutt’altro che mediocre nella pittura e che per questo fu molto amato dai suoi concittadini centesi ed ebbe meritatamente il compito di ammaestrare il Guercino.
RispondiEliminaDa giovane, aveva seguito, con appassionato interesse, la scuola dell’altro suo concittadino Giambattista Cremonini. A noi non resta quindi altro che cercare di capire e valorizzare degnamente le sue opere rimaste, come la “Cena in Emmaus” (Pinacoteca di Cento), tanto bella che il critico Calvi affermò: “Per giudizioso e semplice ritrovamento, per espressione naturale e per forza di colorito tanto piace, che alcuni l’hanno creduta opera di Guercino e. fra questi. l’Algarotti”.
Altro suo lavoro, che si ammira nella stessa Pinacoteca centese. é il “Battesimo di Gesù”. Sono di buona fattura anche il “S. Francesco” della Chiesa dei Servi e il “S. Giorgio” della chiesa parrocchiale di Corporeno. Noti artisti furono anche i suoi due figli, Bartolomeo ed Ercole. Egli mori a Cento il 26 marzo 1610. Quale dei due??? Senza precisazioni sulla targa stradale è lecito pensare ad entrambi??