C’è un filo invisibile e squisitamente matematico che lega le più grandi colonne sonore della storia del cinema. Un filo che non si limita a unire le immagini alle emozioni, ma che sembra seguire una progressione numerica perfetta, quasi naturale. Se isoliamo i temi portanti di tre capolavori assoluti nati dal genio di John Williams – Lo squalo, Superman e Incontri ravvicinati del terzo tipo – ci accorgiamo che la musica del leggendario compositore americano sembra ricalcare, nota dopo nota, i passi della celebre sequenza di Fibonacci.
La successione di Fibonacci (0, 1, 1, 2, 3, 5, 8...) è quella magica regola matematica in cui ogni numero è la somma dei due precedenti. In natura regola la disposizione dei petali dei fiori, le spirali delle conchiglie e la forma delle galassie. Nel cinema di Hollywood, invece, sembra regolare il crescendo dell'epica e della suspense.
Il due: il minimalismo del terrore ne Lo squalo (1975)
Tutto inizia negli abissi, con una progressione che è entrata nel DNA collettivo della paura. Per descrivere la minaccia invisibile del grande squalo bianco di Steven Spielberg, John Williams non usa grandi orchestrazioni, ma si affida al minimalismo più radicale.
Il tema portante è composto da due sole note (un Mi e un Fa alternati). Un battito cardiaco accelerato, un'ossessione musicale a due cifre che apre la nostra personale sequenza. Il "2" qui rappresenta l'essenziale, l'origine del movimento e della tensione.
Il tre: l'epica tridimensionale di Superman (1978)
Facciamo un salto in avanti di tre anni ed usciamo dall'acqua per volare nei cieli di Metropolis. Quando l'indimenticabile Christopher Reeve indossa il mantello del supereroe per antonomasia, Williams scandisce il tema principale con una forza monumentale. Le note che stampano il mito nella memoria dello spettatore sono tre.
Tre note distinte che sullo schermo si traducono quasi visivamente e acusticamente nelle tre sillabe del nome dell'eroe: Su-per-man. Una triade perfetta, squillante ed eroica, che raccoglie l'eredità del tema precedente e, muovendo il passo successivo nella scala di Fibonacci, aggiunge una dimensione di speranza e grandezza.
Il cinque: il linguaggio universale di Incontri ravvicinati (1977)
Ma è nello spazio profondo, e nell'incontro con l'ignoto, che la matematica diventa comunicazione cosmica. Nel capolavoro di fantascienza del 1977, Williams è chiamato a un compito quasi impossibile: inventare un codice che permetta all'umanità e agli extraterrestri di capirsi.
La risposta è un motivetto iconico composto da cinque note. Non una di più, non una di meno (Re-Mi-Do-Do-Sol). Quel "5", che nella sequenza di Fibonacci segue esattamente il 2 e il 3 (2 + 3 = 5), diventa il sigillo matematico di un abbraccio tra mondi diversi. Cinque note per una galassia che scopre di non essere sola.
La firma di un genio
Difficile dire se John Williams abbia deliberatamente consultato i trattati di Leonardo da Pisa (detto il Fibonacci) mentre si trovava al pianoforte. Più probabilmente, si tratta dell'intuizione pura di un compositore che possiede il segreto dell'armonia universale.
Dalle 2 note del predatore marino, alle 3 note dell'eroe d'acciaio, fino alle 5 note del contatto alieno: Williams ha preso i numeri della natura e li ha trasformati in leggenda cinematografica. Una progressione perfetta che, ancora oggi, continua a risuonare nell'infinito del grande schermo.

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