Chi ha rubato i vialetti dei Giardini Ugo Bassi?

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Basta un attimo, una luce particolare al mattino o il suono inconfondibile di una catena da bicicletta che gira a vuoto, per spalancare la porta dei ricordi.

​È successo stamattina, attraversando il Parco della Rimembranza. Vedere quei bambini girare felici in tondo con le loro biciclette, disegnando traiettorie precise tra le ombre degli alberi, mi ha riportato indietro di decenni con la forza d'impatto di un salto nel tempo.

​Un tempo, quel giro in tondo, aveva un suo teatro d'elezione anche ai giardini Ugo Bassi. Chi ci è cresciuto lo ricorda bene: il parco era disegnato un po' sullo stile del giardino all'inglese, un piccolo labirinto verde fatto di vialetti interni che si snodavano sinuosi, protetti e contornati da siepi curate. Per un bambino in sella a una bicicletta o a un triciclo, quei vialetti non erano semplice ghiaia o asfalto: erano piste automobilistiche, canyon da esplorare, percorsi segreti in cui mettersi alla prova al riparo dagli sguardi dei grandi. Curva a destra, rettilineo tra le siepi, svolta a sinistra, e poi di nuovo al punto di partenza per un altro giro.

​Poi è arrivata la ristrutturazione della giunta Bregoli. I giardini hanno cambiato volto, geometrie e filosofia: via i vialetti interni, via quell'architettura un po' romantica e protetta, sostituita da spazi più aperti, lineari, ma anche più spogli di quella magia narrativa che solo i percorsi nascosti sanno regalare. Con la scomparsa di quei tracciati, si è persa anche la possibilità per i più piccoli di vivere il parco come un'avventura su due ruote.

​Guardando i bambini di oggi al Parco della Rimembranza, si capisce quanto poco basti all'infanzia per essere felice: un pezzo di strada sicuro e la sensazione di correre veloci verso il niente, solo per il gusto di farlo. Cambiano le amministrazioni, cambiano le piante e la forma dei giardini, ma la voglia di girare in tondo e inseguire il vento resta sempre la stessa. E a noi, che quei vialetti scomparsi li abbiamo percorsi centinaia di volte, rimane la dolcezza di poterli ancora vedere, nitidi, con gli occhi della memoria.




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