Se il fango si combatte con la solidarietà e non con i post: una riflessione per la nostra Cento




Tre volte in poche settimane. Cento si è svegliata per tre volte sotto il peso di temporali violenti, tra strade trasformate in canali, rami spezzati e cantine invase dall’acqua. Eventi che lasciano addosso una sensazione di fragilità e impotenza, ma che troppo spesso, non appena la pioggia smette di cadere, lasciano spazio a un altro tipo di tempesta, questa volta digitale: quella delle polemiche.

​Sui social network e nei corridoi della politica locale è iniziato il solito, prevedibile balletto. Si discute di tombini non puliti, di caditoie ostruite, di colpe vere o presunte di chi amministra o di chi ha amministrato prima. Sia chiaro: la manutenzione e la prevenzione sono temi vitali, e in quanto cittadini abbiamo tutto il diritto – anzi, il dovere – di pretendere risposte chiare e interventi strutturali nelle sedi opportune. Ma c’è un tempo per ogni cosa. E quando l'acqua è ancora nei garage, quel tempo non è quello della caccia al colpevole.

​Vivendo quotidianamente il nostro territorio, mi chiedo spesso cosa significhi davvero "fare comunità" oggi. Significa forse limitarsi a puntare il dito dietro uno schermo? O significa, piuttosto, riscoprire quel vecchio e prezioso valore che è la solidarietà di vicinato?

​La storia della nostra terra ci insegna che davanti alle grandi emergenze i colori politici e i personalismi si sono sempre azzerati in favore del mutuo aiuto. Pur con le dovute proporzioni, questi ripetuti nubifragi richiedono lo stesso identico spirito.

​Per questo, vorrei che dalle nostre tastiere partisse un messaggio diverso. Vorrei rivolgere un invito a chiunque abbia a cuore questa città: se non siete già impegnati come volontari della Protezione Civile – a cui va il nostro più profondo ringraziamento – mettetevi a disposizione di chi vi sta accanto. Offrite un braccio a quell'anziano che vive solo nella vostra via, aiutate a sgomberare quel garage allagato, date una mano a ripulire un cortile o un passaggio ostruito.

​Non servono grandi strutture o ruoli di potere per essere utili: serve solo la voglia di ricordarsi che, prima di essere utenti di un social network o sostenitori di fazioni opposte, siamo vicini di casa. Rimbocchiamoci le maniche, per Cento. Le polemiche, statene certi, possono aspettare che il terreno si sia asciugato.

Immagine di repertorio 

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