Borgopianura, i giorni nostri
«Non spacci più, ma vedo che con la roba buona non hai perso il vizio.» Benedetto osservava la cicca dello spinello spegnersi lenta fra le proprie dita.
Massimiliano gliela sfilò per fare l'ultimo tiro. Poi la lanciò a terra e la schiacciò con la suola della scarpa. «Sempre meglio delle sigarette. Alle multinazionali del tabacco non do un centesimo.»
Restarono in silenzio per qualche secondo, al riparo del vicolo.
«Allora,» riprese Benedetto, «quando glielo dici agli altri?»
«Che cosa?»
«Che a Villa Rossi ci sei entrato da solo.»
Massimiliano bloccò il respiro, con un vampo di rosso che gli risalì dritto al collo. «Ma che... che dici?»
«Semmai dovresti chiedermi come ci sono arrivato,» sorrise appena Benedetto, fissandolo negli occhi. «Massy, ci conosciamo da dieci anni. So come ti muovi.»
Non era una minaccia. Tra loro cinque le cose funzionavano così. Mattia era il genio della tecnologia e delle illusioni — il mondo fuori lo conosceva come il Grande Matyà, ma per loro era solo quello con le mani perennemente sporche di ingranaggi o codici per preparare i propri spettacoli di magia. Riccardo ci metteva la dote di famiglia e il nome dei Guglielmi, patrimonio da capogiro e ascendenza illustre. Samuel garantiva una copertura mediatica intoccabile, forte di un ingaggio da stella del calcio mondiale nel Lombardia. Benedetto... beh, Benedetto non aveva doti tecniche, gli bastava entrare in una stanza e sorridere per fare fare a chiunque ciò che voleva. E poi c'era Massimiliano. Massy era l'invisibile: non c'era serratura, caveau o sistema d'allarme che potesse tenerlo fuori.
Insieme erano "I Cinque". Non mercenari — nessuno li pagava, e i soldi li mettevano di tasca propria i tre dell'alta società (con qualche contributo "sospetto" di Massimiliano o qualche ricca ereditiera finita nella rete di Benedetto). Erano semplicemente la risorsa a cui le autorità si rivolgevano ufficiosamente quando la burocrazia o la legge avevano le mani legate.
«Mi scoccia che mettiate sempre tutto voi per le nostre spedizioni,» borbottò Massimiliano, cercando di ritrovare il suo tono spavaldo. «E comunque Goffredo Rossi è un pedofilo di merda. A quest'ora la polizia sta sfondando la parete falsa nella sua stanza segreta.»
Benedetto inarcò un sopracciglio, sorpreso. «Se le cose stanno così... bel colpo.»
«Agli altri non dire niente, però.»
«Tranquillo. La regola parla chiaro: quello che uno fa nel tempo libero sono fatti suoi. Basta che non ti fai beccare.»
Massimiliano consultò l'orologio. «Dai, andiamo. Sono quasi le cinque.»
La base operativa era Villa Guglielmi, a Borgopianura. La dimora storica della famiglia di Riccardo era dismessa da anni e isolata quanto bastava. Massimiliano e Benedetto entrarono dall'ingresso secondario, quello riservato un tempo alla servitù, lungo la stradina privata sul retro dell'imponente struttura liberty.
A fianco dell'autorimessa svettavano già la Bugatti di Samuel e la moto personalizzata di Mattia.
«Incredibile,» ironizzò Massimiliano. «Non dobbiamo nemmeno aspettarli.» Tra impegni agonistici e spettacoli, la puntualità non era mai stata il loro forte, ma quando suonava la convocazione, il gruppo aveva la priorità assoluta su tutto. Vita privata esclusa, come da patto.
«Ehi! Finalmente al completo e persino in orario,» li accolse Riccardo, facendosi incontro nel salone padronale.
Al centro della stanza spiccava il loro "tavolo da lavoro": un'imponente tavola rotonda ipertecnologica circondata da cinque postazioni indipendenti, ciascuna dotata di monitor ad alta definizione, terminali dedicati e linee criptate.
«Ogni volta che mi siedo qui mi fa un certo effetto,» disse Benedetto accomodandosi. «Sembra quasi una cosa seria.»
«Perché è una cosa seria,» ribatté Riccardo, facendo scoppiare una breve risata collettiva che sciolse la tensione.
Riccardo picchiò le dita sul touchpad e i monitor personali si accesero all'unisono. «Bene, veniamo a noi. Tra due mesi, dall'8 al 20 dicembre, il Castello di Praga ospiterà un'esposizione straordinaria: la collezione di gioielli dei Romanov. Pezzi unici, valore incalcolabile. Il Sindaco della città ci ha contattato direttamente per curare la sicurezza per l'intera durata dell'evento.»
Sui display iniziarono a scorrere in sequenza le scansioni ad alta risoluzione dei diademi imperiali e le piante delle sale del castello.
Samuel si sporse in avanti, studiando le piantine. «Prima e dopo quelle date dove li tengono?»
«Arrivano con un volo blindato da Mosca il giorno prima della mostra e ripartono per New York il 21.»
«Se fossi un ladro,» s'intromise Massimiliano con cognizione di causa, «colpirei durante il trasporto. È il momento in cui le difese sono più vulnerabili.»
«Vero,» ammise Riccardo. «Ma la nostra giurisdizione parte e finisce con il loro soggiorno a Praga.»
«Soggiorno che include inevitabilmente la scorta da e per l'aeroporto,» puntualizzò Massimiliano. «Non possiamo far finta che quel tragitto non esista.»
Riccardo incrociò le braccia, accennando un sorriso d'intesa. «Punto valido. Come la gestiamo?»

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