Mentre il Paese tenta faticosamente di svegliarsi con un caffè, il Capitano è già operativo, ritmi da stakanovista del tweet. Pubblica lo screenshot di un titolo di giornale: «Arrestato rom quattordicenne: il primo con il decreto maranza». E sopra, con la solennità di chi ha appena piantato la bandiera sul suolo lunare, aggiunge il suo personale trionfo: «Dalle parole ai fatti. Grazie Lega!».
Applausi della curva, standing ovation nei commenti, lacrime di commozione tra i militanti. C’è solo un piccolissimo, insignificante, irrilevante dettaglio. Per scrivere (e credere a) una roba del genere, in Via Bellerio devono essere convinti che il proprio elettorato abbia la capacità d'analisi di un formicaio anestetizzato.
Facciamo un piccolo viaggio nel magico mondo del Diritto Pop-Up.
La legge quantistica: c’è ma non c’è
Il cosiddetto "decreto maranza" – per gli amici e per la Treccani che piange in un angolo – non è un decreto. È un disegno di legge. Tradotto per i non addetti ai lavori: è un pezzo di carta approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 luglio.
Per diventare legge dello Stato, quel foglio deve intraprendere un'odissea omerica: Camera, commissioni, audizioni, emendamenti, Senato, navetta parlamentare, firma del Presidente della Repubblica e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tempo stimato: mesi. Pagina attuale della Gazzetta Ufficiale: 404 Not Found.
Insomma, ad oggi quella norma ha lo stesso identico valore giuridico della lista della spesa scritta su un tovagliolo di carta al bar della bocciofila. Quel ragazzo non è "il primo arrestato grazie al decreto maranza". Quella legge, semplicemente, non esiste. Molto più banalmente, le forze dell'ordine hanno applicato l'articolo 98 del Codice Penale, che stabilisce l'imputabilità per chi ha compiuto i quattordici anni. Un articolo promulgato nel lontano 1930. Ovvero 96 anni fa.

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